Archive for the ‘Sotto il cielo’ Category

Lo faccio anche io

Tuesday, August 26th, 2008

Le Olimpiadi sono ufficialmente finite, onestamente per tutti un gran sospiro di sollievo.

Per chi e’ venuto dall’Italia potra’ prendere al volo un aereo per le sospirate vacanze, per farsi riabbracciare dai figli e per fare l’amore con le proprie donne (o unomini). C’e’ chi in questi giorni impacchetta valigie che strabordano di falsi, comprati con smania al mercato della seta. Chi ancora gioca con il nuovo Iphone tarocco, fatelo adesso tanto tra un mese e’ andato, ripeto tra me e me.

Chi vive in a Pechino, chi ha la faccia bianca come la mia e si e’ sbattutto per questo evento, adesso si gode la sera cocktail e vino rosso, che causano mal di testa infiniti, ma alla fine va anche bene, tanto la mattina si puo’ dormire fino a tardi. Chi e’ cinese invece piano piano sta riprendendo moto e motorini, si ricominciano a vedere i maodou ai mercati di cui era stata proibita la vendita (che qualcuno mi spieghi il perche’), forse anche la carne di cane verra’ di nuovo rinserita nel frigo dei ristoranti, pronti per una sana zuppa di cane con verdure, buona in inverno.

Insomma la vita riprende il suo corso. Il mio di corso, invece, e’ ancora in sospeso, ho anche  le paraolimpiadi che mi aspettano. Quindi niente sospiro di sollievo vero, comunque anche io voglio fare quello che fanno tutti quanti: ringraziare.

Intanto ringrazio infinitamente Lizi e Ding, i due operai con i quali ho lavorato da giugno per mettere su tutto lo studio. Mentre io creavo parole cinesi per tradurre oggetti del mestiere, del tipo morsetto, pialla, rivetta e mi affidavo all’immaginazione, loro si affidavano alla loro pazienza. Tanta. Santa pazienza. Li ho stimati per il loro, cascasse il mondo, mangiare sempre alle 12.00 spaccate e addormentarsi a collo in giu’ nei momenti di attesa. Sopportare le urla di mattina di chi crea problemi e fare di tutto per risolverli.

Un grazie di cuore a C.C che mi ha fatto di nuovo capire l’importanza dei particolari, l’attenzione ai colori alle forme, per farsi prendere dalla fantasia, dalle nuvole cinesi e dallle sue Marlboro rosse, che era da quando avevo 20 che non fumavo.

Do un abbraccio immenso a Feili e Oscar che non hanno mai attaccato il telefono o sbuffato per il mio ennesimo sfogo. Feili soprattutto la ringrazio per la pazienza di ascoltare le mie storie, simili alle sue e ancora non dirmi basta, mettendomi in guardia ma senza influenzarmi (le domande retoriche che le pongo sono davvero troppe). Oscar invece, grazie per i passaggi in moto anche se non si immagina neanche quanto mi piacciono, ma cosa importante, forse la piu’ importante per essere stato sempre presente. Xiao Nailao, anche va ringraziato, ma non so io perche’, forse per i tanti morsi dati alla sua pizza.

Grazie anche a mistery man, che nonostante tutto mi ha fatto vedere fiumi, laghi strade e fango insesplorati, mi ha lasciato guidare e probabilmente rovinare la frizione. Grazie soprattutto per le sue mani.

S. grazie invece per l’attenzione che hai nei miei confronti, mi fa bene. Poi anche per il tuo modo di ridere e per essere stato un signore, per la prima cena giapponese e per quello di cui dovremo parlare, progetti e non progetti.

Un grazie a F. e i bimbi, per essere forte e ancora naturalmente entusiasta del mondo di mezzo.  

Grazie a chi ha avuto cura di me quando ero piccola e ancora adesso a distanza di 28 anni, continua a mandarmi messaggi, per farmi sapere che caschi il mondo e’ sempre li’.

Vabbe’ basta cosi’. Senno’ mi scappa la lacrimuccia.

Liu Xiang, il cigno ferito

Friday, August 22nd, 2008

Era più di un anno fa e stavo nella ridente città di Wuhan a casa di amici. Loro tranquillamente chiacchieravano in Wuhanese, la perspicacia italiana ha un limite oggettivo e zitta zitta rimanevo ad osservare i loro volti, i cuscini buttati per terra, le cosce di pollo sapientemente cucinate. Ogni tanto mi alzavo per giocare a Wii con qualche avversario sempre più forte di me. Mi risiedevo e ascoltavo, senza capire.

Finalmente un tipo si gira, in putonghua 普通话 (Lingua ufficiale) mi chiede: Sai chi è Liu Xiang 刘翔? Ecco che dopo un bel pomeriggio di mutismo, arriva il mio momento per riaccendere il cervello e comunicare. La risposta, pero’, è stata un secco No, non so chi sia. Mentre mi arroventavo imbarazzata e scandagliavo le memorie universitarie per ricordarmi chi fosse questo benedetto Liu Xiang, mi viene in aiuto un amico dicendomi e’ uno sportivo, medaglia d’oro Atene 2004 per i 110 metri ad ostacoli. Nella mia mente per prima cosa mando a quel paese il tipo che mi ha fatto la domanda, (aspetto la vendetta chiedendogli chi è Yuri Keki) e poi me stessa, che avevo già percorso le ultime 5 dinastie invano.

Questo è stato il mio primo incontro con Liu Xiang, nome che non ho mai piu’ dimenticato. Non avrei mai pensato, d’altronde, che durante tutto questo anno avrei visto pubblicità ovunque, con il suo sorriso a 32 denti, mentre il suo nome passava su tutti Led e televisioni al plasma della metro di Pechino che si stava piano piano preparando alle Olimpiadi. In tv e sui giornali interviste a gogo’ sulla sua vita, le sue aspettative per le gare future erano il principale discorso della conversazione. Ogni volta che il mio sguardo ricadeva sulla sua faccetta da bravo ragazzo, mi innervosivo, memore della ridente Wuhan e delle cosce di pollo.

Tre giorni fa, piu’ o meno, Liu Xiang ha fallito. 

Che la stampa locale lo esalti con epiteti da saga mitologica, eroe nazionale, mi fa un baffo. Prepararsi per una gara, sottostare alla forte pressione che la stampa e il pubblico cinese gli ha inflitto, sopportare il dolore di tendini infiammati e i consigli imposti dai dottori, non e’ facile. Ma non prendiamoci in giro, non correre e’ stato un fallimento.

La faccia dolorante e tutto, ci dispiace per il bel venticinquenne alato, ma addirittura fare solo 4 metri e stramazzare al suolo, come un cigno ferito, sembra un po’ da bimbo viziato.

Ieri stavo in chiacchiere con amici (L.Y.M attore dell’opera di Pechino, Y.W esperta di magie e G.B ex ballerino), e mentre io mi trattenevo dal commentare il gesto di Liu Xiang, loro non si sono proprio risparmiati dicendo: Non sai quanti sportivi si fanno male? Hai visto le ragazze dell’atletica con le caviglie distrutte? Una bella messa in scena! Che ci vuoi fare quelli Shanghai sono tutti fighetti! Non ha fatto davvero una figura da uomo!

Comunque tralasciando il machismo, le persone davanti a me erano tutta gente che con il proprio corpo ci lavora e anche sodo, allenamenti da quando sono nati, passione e prove per andare sul palco. Insomma gente che non si prendere in giro ne’ dalla stampa ne’ dalle lacrime, finte o vere che siano.

Olimpiadi e non rimango incinta.

Thursday, August 14th, 2008

                              避孕  (biyun)     e           避运 (biyun)

Il cinese e’ una lingua difficile che spesso fa impazziere per le omofonie. Ecco un bell’esempio: la coppia di caratteri sopracitata ha lo stesso suono, la stessa pronuncia ma il significato un po’ diverso. 避孕 E’ formato dal carattere bi che vuol dire evitare, sottrarsi a, e dall’ideogramma yun  ossia incinta, gravida (come diceva mia nonna). La coppia insieme prende il significato di contraccezione, evitare di rimanere incinta. Da cui derivano i composti a tre caratteri 避孕套 biyuntao preservativo o 避孕药 biyunyao pillola.

避运 Invece e’ una nuona parola, che va alla grande in questo ultimo mese, mese olimpico. Bi , abbiamo detto vuol dire evitare, sottrarsi a e yun cosa potra’ mai significare? Yun ha piu’ significati, tra cui movimento, per cui e’ utilizzato per la parola Sport yundong 运动.

Olimpiadi in cinese si dice Aoyunhui 奥运会 che sta per la forma compressa di Aolinpike Yundonghui 奥林匹克 运动会. Ritorniamo alla coppia di carattere in questione: biyun vuol dire evitare le olimpiadi, sottrarsi alle olimpiadi.

Parola detta con un’ironia di sottofondo data dall’attinenza con i contraccettivi, va detta anche annuendo con lo sguardo verso l’alto e con la speranza che queste olimpiadi finiscano il prima possible e si torni ad una vita normale.

Biyun 避运 e’ per chi ha fatto la scelta di partire, di allontanarsi da Pechino per questo mese, per evitare di essere coinvolto o sconvolto dalla vita olimpica, un biglietto alla mano, un investimento in denaro, e via la scelta migliore? Non saprei.

Mi ricordo, pero’, quando ci fu il giubileo a Roma, io fuggii in Sardegna.  

Per qualche amante della lingua cinese, 看眼 🙂

 

Domande: Cina e giornalismo

Thursday, August 14th, 2008

Grazie al mio caro amico, che ormai lontano dalla Cina rischia di far irritare Laotianye, cerco di affrontare un argomento un po’ spinoso. I giornalisti e la Cina.

Il caro amico ha postato sul suo blog un interessante commento, in risposta ad un reportage fotografico di Repubblica dal titolo "Un muro cancella dall’orizzonte la faccia scomoda di Pechino".

 L’invettiva del mio caro amico e’ fatta di insofferenza e di allergia cronica per tutta una serie di articoli capziosi e ben poco veritieri. Non penso di sbagliare nel dire che troppo spesso la Cina e’ ancora vista come quel mondo esotico che tanto affascino’ i nostri antenati. Per questo spesso le notizie riportate hanno a che fare con quel fantastico ed irreale che distingue la Cina dalla vecchia europa saggia e illuminista. Quindi cosa si puo’ leggere di inerente al Regno di Mezzo? C’e’ l’uomo piu’ alto del mondo e quello piu’ basso del mondo che insieme mangiano scorpioni e scarafaggi a Pechino. Articoli che possono essere inseriti nel guinnes dei primati. Oltre questo genere di articoli, ce ne sono altri che non fanno altro che mettere in luce "The dark side of the moon", quindi ancora parole e inchiostro speso sui temi dei diritti umani, democrazia, pena di morte.

A questo punto osservo: c’e’ qualcosa che non va.

E’ il gionalismo, il giornalista che poco si arrabbatta che poco legge (di Cina)? Ormai deviato in quei soliti argomenti, vecchio e stanco, scopiazza un po’ di qua e un po’ di la’ per fare il pezzo in fretta e furia?

E’ il pubblico che richiede questo, e’ il lettore europeo (italiano) che prova soddisfazione crescente nel sapere che lui e’ civile perche’ comodo sul divano ikea mentre guarda lo schermo al plasma comprato l’altro ieri, mentre qualcuno basso basso, dall’altra parte del mondo mangia cavallette? E’ autoerotismo italiota?

Ma aspettiamo un attimo c’e’ anche un editore, c’e’ una linea editoriale prestabilita, che marca il confine, che spruzza ammoniaca. Se varchi quel confine e’ inutile non puoi scrivere? Quindi argomenti che forse interesserebbero ben piu’ del guinnes dei primati vengono eliminati, non vengono confezionati e la mente delle persone, del lettore si annichilisce, fiero  pero’ del suo ditalino o sega mentale che dir si voglia, su come si sta bene a casa propria.

Concludo dicendo, che la Cina e’ un mondo con enormi problemi che andrebbero studiati a fondo, attraverso reportage seri, di informazione vera. La vita del giornalista in Cina non e’ facile per chi cerca davvero di fare il proprio lavoro, per chi va in giro in cerca di risposte, per chi vuole far luce su tematiche sociali e non.

Ma insomma giornalisti miei ce le avete o no le palle? (Se volevate un lavoro semplice ci sono i casellanti dell’autostrada che farebbero sicuramente cambio per un po’ di tempo) Ce la dobbiamo prendere con voi per questi articoli superficiali e/o capziosi?

Pubblico italiano, ma vi siete cosi’ rincretiniti negli ultimi 30 anni? Davvero avete bisogno di queste forme di intrattenimento?

Editori, avete cosi’ tanta paura di far scrivere dei pezzi interessanti? Se si, perche?

Vita olimpica (transenne)

Tuesday, August 12th, 2008

Non capita spesso ma può
succedere ancora in città.

Nella capitale olimpica
traformata ad hoc per l’occasione sono stati emanati nuovi regolamenti che
temporaneamente limitano la libertà di ognuno. Ognuno nel nostro piccolo odiamo
un po’ queste olimpiadi anche se contemporaneamente ci facciamo prendere dai
giochi, scoprendoci momentanei tifosi del tiro con l’arco, o commentatori dello
scambio Nadal-Starace.

Le limitazioni continuano, e
tutti abbiamo nella nostra quotidianeità subito dei piccoli o medi traumi. Per
quanto mi riguarda quello che più mi infastidisce è la limitazione di entrare
in determinati luoghi, delle transenne, dei cordoni di plastica giallognola o
rossa che delimitano spazi, creano file, indirizzano le persone.

So che è solo un piccolo piccolo
inconveniente in confronto a ben altre limitazioni che regolano la vita dei
pechinesi, ma io mi trovo costantemente a sperimentare il controllo esterno, il
trattenimento da parte di quel qualcuno a cui non ti puoi imporre, abbozzi un
leggero stranimento, magari parli con il polizziotto che ti indirizza con uno
sguardo più o meno gelido, accenni tra te e te impropreri multilingua ma poi vai nella
direzione indicata. La logica appare spesso  ignota, nel senso, scale che sarebbero assolutamente percorribili, no. Sbarrate da maledette linee rosse, che giorno dopo giorno mi irritano sempre di più.

Questa è parte della mia vita olimpica.

Tornando a casa, tardi, dopo una lunga giornata, nel condominio deserto, una donna accucciata attorno ad un fuoco bruciava fogli di carta. Commemorava un defunto, al crocicchio dietro casa. Nonostante le transenne la Cina mi continua a raccontare molto.

 

 


La (mia) cerimonia di apertura

Sunday, August 10th, 2008

E’ arrivato l’otto agosto del duemilaotto.  E’ anche
passato da due giorni e io costantemente chiusa nel bunker olimpico
trovo poco tempo per raccontare e descrivere.

Più che un blog di informazione sta diventando memorandum della mia vita olimpica, diversa, assolutamente diversa da prima.

Quindi ecco cosa ho fatto l’8-8-2008:

ore
17.20: Arriva W e dicendo, chi vuole rimenere rimanga pure, ma per
tutti gli altri è meglio sbrigarsi a tornare a casa, altrimenti non ci
sarà più modo di tornare fino alla mezzanotte. Io scettica di mio, su
queste posizioni, mi informo, vado in giro chiedo spiegazioni sui mezzi
di trasporto in funzione durante l’apertura dei giochi e alla fine mi
tranquillizzo, in qualche modo tornerò a casetta.

ore
18.25: comincio a scalpitare il mio orologio vitale mi dice di uscire
sono più di otto ore che sono lì dentro, l’aria di fuori seppur calda
mi chiama, e anche W.T che come stabilito sta a Gulou con altri amici.
Baretto con televisione, qualcosa da bere e lo spettacolo televisivo
dell’anno.

ore 19.00: Il piano di fuga a inizio,
mi accordo con L. che mi segue fuori. Con noi c’è altra gente, ci
incamminiamo verso lo stadio, chissà magari tra la confusione
confondono le lettere e tutti gli sticker dei pass e ci fanno passare,
almeno per essere un po’ più vicini. Accanto al primo controllo ci sono
macchine di indubbia provenienza americana, macchinoni con targa
cinese, ma con la calssica aria da film, quelli che appena li becchi in
televisione cambi subito. Bhe, davanti a noi la macchinona di Bush con
militari, servizi segreti, esercito, tutta l’austerità del potere
davanti a me. Il controllo ci fa tornare indietro.

ore
19.10: Appena usciamo dal villaggio olimpico trovo subito un taxi (culo
infinito), ci dirigiamo verso Gulou, mentre L. mi continua a chiedere
della Cina, della lingua cinese e io stanca affamata non mi stanco nel
rispondere. Le strade sono vuote, polizia ovunque, bandierine colorate
sventolano, mentre quelle sulle macchine sono rosse. Pechino sembra si
sia preparata a dovere, zhongnanhai ne sarà contento.

ore
19.30: Scendiamo dal taxi, prima dela piazza ristorantino, afferro una
manciata di Maodou (soia pelosa) sul tavolo, saluto i presenti che ci
accolgono a birrette alzate, sete di te freddo. Arrosticini di agnello
e via per il baretto.

ore 19.50: Ci avviamo verso
la piazza, ancora gente in giro, oggi è festa a Pechino, pochi i
ristoranti aperti, ma la gente è ovunque, mi faccio prendere dalla
fantasia di far scoparire tutti e di essere sola, cosa impossibile in
Cina.

ore 20.10: Arriviamo nel bar, c’è gente ma
mi riesco a sedere accanto a L. sotto il televisore, collo alzato, e le
immagini già scorrono sullo schermo. I cinesi sono incredbili per la
loro compattezza nell’essere insieme. Coordinazione nei movimenti di
più di mille persone che fanno evoluzioni da far ammutolire anche il
più bravo giocatore di domino. Tute bianche che cambiano colore, uomini
che si muovono e che sembrano una sola cosa, l’essere uno insieme ad
altri forma figure, tondi, cerchi, uccelli di varie dimensioni, ali che
si muovono. mi faccio prendere dai colori, il blu per ora fa da
padrone. Mentre ci sono bimbetti che colorano con le certelle sulle
spalle, ombrelli dalla faccia di bimbo del mondo interno, e
tutt’attorno ancora coreografia. L. intanto mi parla delle tecnologie
usate, sembrano essere le più nuove ele più costose, intanto davanti a
me, una palla gigante esce dal pavimentazione e uomini che la
circumnavigano camimnandoci sopra, mi immagino Zhang Yimou che sorride
in regia. L. continua a parlare della differenza della regia nel cinema
e nella televisione, mi fa notare le inquadrature a volte troppo
strette per uno spettacolo del genere, apprezzo il commento tecnico.
Cominciano a sparare alcuni fuochi di artificio. ce li godiamo seduti,
ma poco dopo ci guardiamo e decidiamo di tronare allo stadio, tanto per
essere sicuri di poterci godere dal vivo quelli che verranno.

ore
21.40: Usciamo dalla piazzetta e anche stavolta il taxi, questa volta
davvero quello giusto, uno dei pochi taxi con il pass olimpico,
guadagnato dal tassita grazie alla sua diligenza sul lavoro. Ne va
fiero, io anche. Poi mi guardo nella borsa, tutti e tre con i nostri
bei pass gialli, fieri e un po’ imbarazzati, i blocchi delle strade si
aprono e in pochissimo arriviamo fino al limite del water cube. Più
avanti non si può, o hai avuto culo per avere il biglietto di ingresso*,
o hai speso 500 euro minimo.

ore 22.00: Che
facciamo? In mezzo al marciapiede, accanto a noi un militare con la
ricetrasmittente sempre in funzione, noi seduti sui un gradino, al lato
sinistro il palazzone bianco,  che proittava fari luminosi
lontanissimi, sopra di noi 2 elicotteri non smettono di volare e
spostare l’aria afosa. Mi sdraio addirittura in attesa, le chiacchiere
si perdono tra la mia vita e la sua. Io la Cina e miei viaggi
precedenti, commenti sul paese, lui, licenziatosi dalla Germania vive
in Italia, nell’azienda mamma delle mamme. Di nuovo stanchezza ma
continuo a chiacchierare liberamente senza chiedere troppo di
specifico, ci perdiamo tra questo e quello. The eternal sunshine of the
spotless mind, concordiamo sul disgusto del nome italiano. Il tempo
passa, un accenno di fuochi. Mi vene il dubbio che non ci siano più
fuochi, cazzo sono due ore che siamo seduti e ancora nulla di che.
Mentre so che all’interno dello stadio il burattinaio sta muovendo
magicamente i fili di tutto quanto. 

ore 23.59: Scommettiamo che non fanno i fuoochi, dico io. L. mi stringe forte la mano, scommettiamo una cena giapponese.

ore 24.02: Perdo la scommessa,  i fuochi hanno inizio. 15 minuti di colori nel cielo di Pechino.

 

Per chi vuole vedere le immagini, perfavore guardate the bigpictures. Sito geniale comunque.

* Feili ha avuto culo

 

Pechino: meno 1

Thursday, August 7th, 2008

Domani iniziano, finalmente i giochi olimpici.

Domani tutte le televisioni saranno connesse e tutti gli occhi puntati sullo stadio per l’opening, io dalla mia parte non so dove sarò, onestamente mi vorrei solo godere i fuochi d’artificio, che saranno spettacolari. I cinesi in questo ci sanno davvero fare, sanno lasciare a bocca aperta grandi e piccini.

Oggi, come ogni giorno mi sono alzata, lenta dopo ben 10 ore di sonno. Linea 10 della metropolitana. L’abbandono per prendere la linea 8, la linea che solo chi possiede il Pass giallo può varcare. 

Oramai non ci si guarda più megli occhi, o meglio, un leggero sguardo, e poi occhi su questa carta plastificata con timbri e timbrini, una sorta di passaporto, visto e lasciapassare. Una foto, delle sigle che scandiscono per chi lavori, e dove puoi o non puoi entrare.

Blocchi e limitazioni, prima di entrare nella stazione della linea 8, il primo check. Passo, senza problemi stavolta anche con accendino tabacco e mela. La stazione della linea 8 è diversa da tutte le altre. E’ distante anni luce dal modo di costruire di un tempo, finalmente oltre i colori che già erano apparsi nella linea 5, ci sono anche decorazioni. Ghirigori blu elettrico, fiori che sanno un po’ di nuvole della fortuna, si intrecciano tra di loro, la metro perde di austrerità e autorevolezza e diviene un luogo che deve accompagnare e ospitare il passeggero.

L’unica cosa, non c’è nessuno, pochi i privilegiati occidentali che prendono la metro. Io mi dimentico di portare la macchina fotografica, e come sempre me ne pento.

Ormai conosco la strada, non mi perdo più, ecco l’uscita E, la scala mobile e subito davanti IBC (International Broadcasting Centre), mi controllano nuovamente la magica carta gialla, affondo le mani nella borsa, mi metto camicia e pail per affrontare il freddo finto dell’aria condizionata.

Oggi vedo la bandiera, c’è la Spagna di fronte a noi, e poi noi ITALIA.

Entro, diretta nello studio, gli operai mi salutano con un zaohao 早好, ricambio il leggero saluto mattutino e mi metto a fare quel poco che finalmente c’è da fare.

La macchina olimpica ormai è partita, ora è tutto lavoro loro. Tecnici, giornalisti, collaboratori, presentatori, ora è il vostro cazzo di turno.

Buon lavoro! 

 

Pioggia Artificiale

Tuesday, July 29th, 2008

Avendo ricevuto due mail che mi chiedono qualche informazione sul clima a Pechino, mi accingo a scrivere questo post. 

Premetto che ho ancora il sapore di vino nelle vene, piu’ un leggero mal di testa e un bel "non mi ricordo", che spaventa. Comunque oggi mi sveglio, di corsa caffe’ mi vesto, soliti jeans perche’ nella tana del lupo fa solo 18 gradi e muoio di freddo, veloce, esco. Appena fuori dall’uscio alzo la testa e penso. Irlanda.

Non so se siete mai stati in Iralnda, il cielo di quel paese e’ incomparabile, quindi non oso neanche lontanamente cercare un paragone, ma devo ammettere che il venticello di oggi, dopo il bianco-immobile-fisso-opaco cielo dei giorni scorsi mi ha dato una speranza, quella speranza che preannuncia pioggia. 

Ci vorrebbe proprio un acquazzone. Di quelli pero’ che non finiscono ne’ dopo una ne’ dopo due ore, quelli che li senti per tutta la notte e ridacchi mentri ti stringi ancora un po’ alle coperte, anche se e’ estate.

In questi giorni il cielo pechinese e’ assolutamente bianco, ma non e’ una novita’, che i giornali scrivano "Scatta l’emergenza", direi l’emergenza e’ gia’ scattata e da tempo.

In questo mondo qui, esiste (ma anche in altri mondi) il Dipartimento per la modificazione del clima, un brivido sulla pelle, ma esiste, esistono leggi e regolamenti che regolano il voler modificare, controllare, riparare, cercare di fare qualcosa, per tutti i danni che noi stessi abbiamo provocato a questo bel pianeta. Sembra una pagina di fantascienza, forse lo e’ e non ce ne siamo accorti, ma la Cina, tanto per dire non e’ l’unica nazione che si e’ avviata in questa direzione, quindi per piacere niente meraviglie esotiche, niente stupore, niente assalto ai cinesi, niente applausi o buuu circensi perche’ tutto cio’ gia’ esiste e da tempo. 

Poi dopo esserci resi conto che i libri di fantascienza non li leggiamo ma li viviamo, penso che farebbe a tutti benissimo leggere un autore, tal Hans Jonas, in cui in uno dei suoi libri parla di Responsabilita’, del Principio di Resposabilita’ e di come nel mondo di oggi, questo valore (?) e’ cambiato.

Per chi fosse interessato, un articolo sulla pioggia artificiale a Beijing 

Io oggi vorrei solo partire, andare nel Qinghai con una tenda e con lui e fare di nuovo l’amore sotto la pioggia.

Ritorno dal Villaggio Olimpico

Sunday, July 27th, 2008

Lavoro al villagio Olimpico.

Due sono i posti in cui mi è permesso entrare dopo controlli alla borsa e alla mia persona, metal detector e sorrisi sempre gentili mi accompagnano all’ingresso.

Arrivo solitamente in metropolitana, la linea 10 aperta proprio per le Olimpiadi. Ragazzetti in uniformi blu che informano i turisti cinesi e non su dove andare, io proseguo con gli occhiali da sole, da tre settimane non mi riposo, lavoro e ancora lavoro. Traduco, interpreto richieste, usuali e meno usuali, italani che mi chiedono come si dice questo o quello in cinese, io ancora sorrido e rispondo.

Dal metal detector all’International Brodcasting Centre ci sono pochi passi, varco ancora i vari controlli dei pass, sorrido ai soliti ragazzetti e entro, dentro fa freddo, felpa rigorosa, mi dirigo verso lo studio, ancora buongiorno ai nuovi arrivati, e il secondo caffè della giornata, il primo preso al volo tra ilbagno di casa, mentre cerco tutto quello che mi serve per la giornata.

Il cantiere, non è più un cantiere, ha preso vita. Il motore, mosso da mille e mille cavi, mi stupisce sempre per il colore vivo, in teoria la Master Control è fatta solo di macchinari e computer, ma inverosimilmente pulsa di vita. La mia riverenza per i tecnici è forte, parlano un’altro linguaggio fatto di codici e sigle e come tutte le lingue mi interessa, peccato che ci sia una sola vita, troppo breve per impararne tante altre.

Entro e faccio un giro di perlustrazione, chi ha bisogno chieda, saluto chi mi accenna un timido saluto, alzo il mento a chi non smette mai di lamentarsi, non c’è nulla di peggio che ascoltare chi si lamenta metre tutti si fanno un gran gran culo.

Lavoriamo tutti tanto, esperienza impotante.

Mi chiedo solo come un evento del genere, un evento che in teoria abbia a che fare con lo sport e con gli atleti, con la competizione che fa venire i sani brividi, con la paura e la felicità di chi vince, con le lacrime di chi perde sia potuto arrivare ad essere, almeno per ora, solo sponsor,  televisioni, controlli, metal detector, pass, qualcos’altro?

(domanda ingenua non merita risposta) 

Vorrei essere abbracciata più spesso. 

Pechino cambia.

Sunday, July 20th, 2008
Oggi ennesimo ritorno dalla periferia.
 
Dopo la serata in una nuova ufficina aperta da poco dal meccanico di un mio amico, birra, chiacchiere, arrosticini e un po’ di panzoni cinesi patiti per le moto e i side-car. Racconti che si perdevano in viaggi in moto di più di 2500 chilometri, da Pechino al Ningxia o al Qinghai, per fare un bel bagno in quel lago blu blu che solo lì c’e’.
Io nel mio piccolo guardavo tutti e assaporavo la situazione in cui già mi ero trovata, a Roma, con amici in grandi chiacchiere nell’officina del mio meccanico panzone, stessi discorsi, stesse moto, stessa passione. Solo che nell’officina cinese mancano le bionde da calendario appese al muro, cosa che ho apprezzato molto. Al posto della tutta tette e culo, caschi degli anni 60, che sembravano più berretti militari.
 
Comunque, oggi mi ritrovo di nuovo in autobus, con un sapore amaro in bocca, con gli occhi che mi si chiudono, e la luce bianca fuori non aiuta per nulla.
 
La mia bella Pechino cambia. Oggi è cambiata. Dalla bella signora, che era una volta si sta tramutando un una hostess da convegno.
 
 
Ai bordi delle strade solo insegne delle Olympics 2008, e piccoli operai con giubetto arancione che piantano fiori ovunque, puliscono, mettono in ordine, come se la Cina fosse ordinata, per quella solita apparenza che DEVE necessariamente caratterizzare i grandi eventi, quell’apparenza che a me da fastidio, che non mi fa riconoscere la città in che mi ha affascianato. 
 
Posso comprendere il bisogno degli alti vertici di tenere tutto sotto controllo, di cercare di evitare ogni minimo disordine che potrebbe scaturire in qualche altra cosa, ma è come costringere qualcuno a cambiare la propria personalità, perchè di questo si tratta.
 
Regole e regolamenti scandiranno la vita di Pechinesi e stranieri per due mesi.
 
Intanto no ai tavoli per le strade. In Cina, come in Italia, d’estate si mangia all’aperto, adesso no, adesso non si potrà più fare o almeno non si potrà fare nei posti centrali, nei posti in cui sguardi di stranieri e giornalisti potrebbero trafugare immagini di una Pechino disordinata, un po’ sporca, viva, di pancia e di cuore. Ma tutto questo non è dato vedere, Pechino si deve trasformare per due mesi in una sorta di Stoccolma, noiosa nella sua pulizia, bella nel suo ordine, che ha me fa venire l’orticaria. 
 
Le strade sono rigorosamente pulite di notte da appositi macchine che spruzzano acqua e altro, cercando di rendere tutto splendido splendente. Agli incroci jeep della polizia controllano il traffico, anche questo rigorosamente organizzato. Da oggi targhe altrene per due mesi, non c’è scampo per le moto, motorini, motorette, non potranno più circolare. Si salvano le biciclette. Menomale.
 
Per il resto comincio a diventare insofferente alle aiuole bel tagliate, ai fiorellini tutti colorati che circondano le strade della città. Guardo con ammirazione e rassegnazione i vecchietti di quartiere che indossano le magliette di Beijing 2008, vedo le macchine sfrecciare con la bandierina della Cina, e mi chiedo se gli sforzi che stanno facendo i grandi vertici di zhongnanhai serviranno a qualcosa. Serviranno a farsì che qualche giornalista scriverà qualcosa di diverso sulla Cina? Ci sarà qualcuno che noterà lo sforzo o la maschera che dir si voglia, o sarà tutto speso inutilmente?  
 
Intanto, doccia, le domande rimangono. Poi diretta al villaggio Olimpico per un altro pomeriggio di lavoro. (Olimpiadi mon amour)