Archive for February, 2010

Antonia’s line

Wednesday, February 17th, 2010

 

Time conquered time (…) Sometimes time crept slowly onwards like an
exhausted tortoise. Sometimes it tore through life like a vulture in
search of prey. Time took no notice of death or life, decay or growth,
and love, hate or jealousy. It ignores all those things which are so
important to us that we forget time.

Il taglio dei capelli

Wednesday, February 17th, 2010

 

Anno della tigre cominciato da una settimana, mi immergo nelle strade di Pechino, tutte rosse per i festeggiamenti di capodanno. Mi alzo la mattina con un solo scopo, tagliarmi i capelli corti. Anticipo che gia’ ho i capelli corti, quindi vuol dire esclusivamente dare una piccola spuntatina, fatta bene,  e magari cercare di essere un po’ originale, un po’ piu’ corti da una parte e un po’ piu’ lunghi dall’altra, giocare un po’ con la mia testa bionda.

Sotto il K. Building c’e’ un posto dove fanno bei tagli, si mormora. Vicino casa, penso e vado. Autobus, affollatto, si sente l’aria di famiglia anche sul 107. Scendo alla fermata, passaggio al 711 per sistemare la mia pancia con delle pallette di riso al salmone avvolto da alghe, detti Onigiri e via alla ricerca dell’artista del capello.

Arrivo nel palazzo, scendo la scala mobile, passo uno spazio che fa pane e torte, uno che vende bigiotteria e peluche a forma di gatto, un supermercato carissimo, ma non trovo il parrucchiere, finche’ in fondo, un locus nero dalla scritta: Creazione alla moda.

Deglutisco ed entro. Il posto merita di esser visitato, tutto nero adornato con drappi di velluto rosso che danno un tocco gothic, specchi ad altezza uomo con cornice d’orata, mi guardo intonro, una piccola faciulla dalla volto molto sveglio e con dei capelli indubbiamente fatti nel 2010 mi accoglie dicendomi “Che prezzo vuoi? 45, 68 o 120? ” Le chiedo la differenza, lei battendo il piede a suon di musica dance che pervade la stanza mi dice “Non c’e’ nessuna differenza, e’ solo questione di tempo, se vuoi una cosa veloce 45 altrimenti spendi di piu'”. Aggrotto le sopracciglia, e lei continua “Il risultato e’ lo stesso, la tecnica e’ quella e’ solo il tempo che cambia”.

E’ inevitabile che io pensi al sesso: una sveltina 45, se vuoi preliminari e una bella serata allora spendi di piu’, il risultato e’ quello, di quello parliamo, no?

Accetto la via di mezzo, tra la sveltina e la bella serata. Mi accoccolo sul divano sotto la televisione, davanti a me altri clienti che mi guardano, e io sotto lo schermo, molto Laowai direi, molto straniera, un po’ me ne vanto delle mie stoltezze. Aspetto, mi gusto il te’ verde in cartone con cannuccie lunghissime offerto da Creazione alla moda e mi guardo intorno.

Ci sono tanti ragazzi che lavorano e tanti clienti, uomini e donne. Tutti con il proprio ruolo, che non si deve confondere, c’e’ chi fa accomodare, chi lava e chi taglia. Indossano vestiti diversi, chi taglia non ha grembiule o quanto, ma i propri Jeans e le proprie magliette molto stylish.

Arriva il mio turno, mi lavano i capelli su di una poltrona posizionata in orizzontale, come su di un letto guardo il soffitto, appeso al soffitto un quadro ritraeva una donna occidentale in stile fine settecento, cornice d’oro appesa, tutto nero attorno, poltrona compresa. Comincio anche io a battere il piede a suon di I will survive, versione dance ovviamente.

Il lavaggio e’ finito, con i miei mille ascuigamanini colorati mi dirigo sulla poltrona, e arriva il Maestro.

Cosi’ mi dicono “Aspetta il maestro, e’ lui che taglia”. Arriva William, cosi’ dice di chiamarsi. Ragazzo trentenne, con l’unghia del mignolo lunga almeno tre centimetri (spero non mi si conficchi in un occhio) .
Lo guardo, incrocio le dita sotto il drappo bianco che mi hanno messo al collo. E’ facile, il taglio rimane quello, solo un po’ piu’ corti. Guardo la facccia di William che viene dal Guangdong, lavora tanto mi dice  ma gli piace, e lo fa con esperienza, (chissa’ quante sveltine gli passano al giorno). Aggiunge “Corti, ma sei una donna”.

Io lo osservo, questo e’ william: biondo tinto, con un crestone al centro della testa che si propende davanti al volto, una sorta di ciuffo del ventunesimo secolo, ai lati capelli abbastanza corti rifiniti tra minirasature e sfoltimenti attenti. Oltretutto William e’ gay. Lui lo sa e lo so anche io.

 

Quindi all’affermazione Tu sei una donna, associata al volere aver i capelli corti, per poco  non suscita una mia  sonora risata diretta sulla sua faccia. Invece, con serieta’ sostengo che la lunghezza dei capelli ha ben poco a vedere con l’essere donna e femminile.

Non so perche’ William si e’ fatto mille problemi per tagliarmi i capelli corti, gli ho chiesto almeno tre volte di tagliare, tagliare e tagliare. Ogni volta che glielo chiedevo pensavo di non voler nulla di speciale, ma in effetti le donne cinesi non hanno i capelli corti. Le donne cinesi sono donne con la chioma lunga e folta, che lanciano da una parte all’altra del collo per ammaliare i predatori cinesi e non.

Mi sono chiesta che vuol dire essere anticonformista in Cina, avere una cresta bionda forse e’ essere alla moda, ma essere alla moda e’ diverso da essere anticonformista. Mi chiedo c’e’ spazio per l’anticonformismo? Qual’e’ l’espressione di questo nella Cina contemporanea? I cinesi giovani sono anticonformisti, oppure dietro i tagli bizzarri, dietro la musica rock che continua e le opere d’arte contemporanea esposte e pagate, ci sono tanti piccoli omini vestiti di blu e grigio che si incanalano dove la massa va?

E queste domande me le faccio ancora, dopo sei anni di vita in Cina. Non credo ci sia nulla da fare, la Cina continua a rimanere un luogo meraviglioso e misterioso, che a volte fa stringere i pugni dalla rabbia e a volte ridere a crepapelle.

Guru searching

Tuesday, February 16th, 2010

 

Il Caos, era superiore a tutto, da lui e’ tutto generato. Lo dimentichiamo sempre, sopraffatti dai tanti dei che hanno popolato e popolano ancora il nostro tempio. Greco e romano. Chi in Italia vive, non lo dovrebbe dimenticare: siamo stati pagani. Ci hanno affidato deita’ per spiegarci fenomeni naturali e bizzarrie della natura, per ricordarci la fine e l’inizio delle stagioni e come fosse importante la luna. 

Oggi molti dei sono scomparsi e con loro anche la funzione che avevano, tenere presente agli uomini il legame che c’era tra il mondo naturale e la vita dell’essere umano.

Mi sono imbattuta ieri in un curioso elenco, che un attento scrutatore del web ha voluto raccogliere e organizzare. Chi si sentisse perso in questa vita, chi avesse bisogno di un guru, un maestro, una religione, una filosofia, siori e siore, c’e’ L’elenco.

Come dire, va un po’ tutto a rotoli, innondazioni, terremoti, guerre per olio nero, nuove forme di schiavitu’ e in compenso quello che cresce rapidamente sono i GURU. E’ inversamente proporzionale.

Buona ricerca del vostro GURU personale, per mio conto: Musica Maestro (c’e’ qualcosa che va oltre, no?)

 

 

 

Barbari

Sunday, February 14th, 2010

 

Da “L’espresso”

 

 

Il quotidiano francese ‘Libération’: “L’Italia è un paese che si imbarbarisce”

Ecco la traduzione dell’articolo ‘L?Italie de Berlusconi, un pays en voie de barbarisation’ apparso sul quotidiano francese Libération

L’Italia di Berlusconi, un paese che si
imbarbarisce

L’Italia è un paese normale? L’anomalia rappresentata da Berlusconi – il fatto che concentri in sé il potere politico e mediatico, che utilizzi il Parlamento come un’azienda destinata a fabbricare leggi che lo salvino dai tribunali, che vomiti insulti sulla magistratura, che critichi continuamente la Costituzione, che riduca la politica a un cumulo di barzellette e dichiarazioni istrioniche, che porti con sé il peso dei suoi scandali sessuali – tutto questo spingerebbe a rispondere di no. Ma c’è di più.

Ciò che colpisce, ad esempio, è il fatto che dopo essere stata considerata il laboratorio-avanguardia dell’idea di Europa, l’Italia è oggi regredita a uno status ‘provinciale’. La sua stessa classe politica è provinciale, viaggia poco, soltanto di rado parla inglese. Il ruolo centrale ancora attribuito alla televisione immobilizza il paese negli anni Ottanta. Si va in televisione agghidati, tutto è intrattenimento, pubblicità, talk show urlato, sederi e pizzi, le trasmissioni di inchiesta sono rarissime e di conseguenza quelle a cui potrebbero partecipare filosofi, storici, sociologi, psicanalisti o uomini di scienza praticamente non esistono. Una sera su due Rai Uno manda in onda Porta a Porta, un talk show condotto da un giornalista dolciastro, una sorta di messa a cui partecipano sempre gli stessi leader politici, e che non è lontana dal rimpiazzare Camera e Senato. Molto di rado nelle trasmissioni politiche, sportive o di varietà compare una persona di colore. Nuova provincia, l’Italia perde punti praticamente in ogni settore, dalla scuola alla sanità, all’ecologia, ai diritti, alla cultura (budget massacrato) e anche alla tecnologia. Di recente, dopo Bob Geldof che rimproverava il governo di pareggiare il bilancio alle spalle dei poveri, è stato Bill Gates in persona ad accusare Berlusconi (“I ricchi spendono molti più soldi per risolvere i loro problemi personali, come la calvizie, di quanto non facciano per combattere la malaria”) di aver ridotto della metà i fondi pubblici per lo sviluppo promessi davanti alle telecamere, facendo dell’Italia “il più avaro paese europeo”.

La stessa regressione a livello informatico. Si sa che a causa del decreto Pisano la connessione wireless a Internet in un luogo pubblico, un areoporto o un cybercafé per esempio, è sottomessa alla presentazione di una carta di identità? Che i crediti per lo sviluppo dell’addebito immedito sono congelati dal 2008, che da parte della maggioranza si levano voci che domandano il controllo di social network come Facebook? Che sono state firmate ovunque petizioni per “emancipare Internet” dalle norme legislative che penalizzano il futuro del paese il quale, per l’accesso alla Rete, è già “indietro e sottosviluppato rispetto al resto d’Europa”? Berlusconi è un uomo di televisione vecchio stile, per il quale Internet è un mezzo pericoloso in quanto “liquido”, ovvero incontrollabile e fuori dal suo impero.

Ma è a livello sociale che la regressione è più netta. Berlusconi catalizza talmente l’attenzione che all’estero non si percepisce come il fatto più importante sia piuttosto una “leghizzazione” della società, che porta con sé una degradazione morale e civica, una “barbarizzazione” dell’Italia. La Lega Nord di Umberto Bossi –
il cui organo di stampa, La Padania, ha scritto “Quando ci liberete dai negri, dalle puttane, dai ladri extracomunitari, dai violentatori color nocciola e dagli zingari che infestano le nostre case, le nostre spiagge, le nostre vite, i nostri spiriti? Buttateli fuori, questi maledetti” – la Lega Nord alleata decisiva del partito di Berlsconi ha fatto eleggere i suoi uomini, molti dei quali sono ministri, in un considerevole numero di amministrazioni locali, diffondendo i suoi valori e il suo linguaggio. Ha sdoganato e reso normale il discorso xenofobo.

Ci vorrebbe la Biblioteca Vaticana per riunire ed enumerare i discorsi che incitano all’odio razziale, all’omofobia, all’anti-meridionalismo pronunciati dai suoi leader. Che si guardino su Youtube i discorsi del signor Mario Borghezio, che ci ascolti qualche estratto dei discorsi di Radio Padania: in nessun paese sarebbe tollerato un tale strabordamento di odio, stupidità, xenofobia.

 

Anno della Tigre

Sunday, February 14th, 2010

 

Sembrerebbe che e’ appena iniziato, l’anno della tigre, tra trichetracche’ e bombe a mano. Non vi fidate della tigre, sembrerebbe dire l’oroscopo. Non sposatevi e non figliate nell’anno della tigre. In effetti lo scorso anno, gara a matrimoni per non ritrovarsi ad affrontare le nozze nell’anno della Tigre. 

Alla Tigre piacciono poco i giochetti, specialmente quelli delle Scimmie, quindi propositi per quest’anno: non fare incazzare la Tigre, farsi i fatti propri e andare avanti, liana dopo liana, evitando qualsiasi felino.

approfondimenti animali

37 e 2

Sunday, February 7th, 2010

 

Finalmente e’ scesa, e’ stato il Paracetamolo cinese o forse e’ stata la giornata di ieri passata sul divano tra sogni, film, cuscini e piumoni. Da tempo non sfioravo i 40 e da tempo non sentivo il mio corpo sudare cosi’ tanto. Quando si e’ piccoli invece si e’ abituati ad avere a che fare con ferite, croste, mocciolo e febbre, nonostante tutto ce ne freghiamo, vogliamo continuare a giocare e anche ad uscire, chi ci fermerebbe? 

Quando ero piccola si viveva piu’ in strada, uscivamo da casa, senza cellulare e altri appigli vari, e li’ cominciava la nostra nuova avventura. Quando ero adolescente c’era chi cominciava a disegnare sui muri delle motropolitane e dei ponti nella periferia cittadina, e chi invece comprava il primo sintetizzatore per creare qualcosa di diverso. 

Adesso ci sono le scuole: nel senso, sembra che ci serva una scuola per dirci "riappropriati del tuo spazio e della tua forma creativa"  . Qualcosa mi infastidisce. O forse, le cose cambiano e basta, forse abbiamo bisogno di scuole che ci insegnano a diventare dj, a scrivere sui muri e ballare. Qualcosa mi continua ad infastitidire, sara’ la febbre di eri.

Video della giornata from Urban Arts Project:  flashmob a Termini*

 

*adoro i flashmob.