Archive for July, 2008

窦唯 Douwei

Tuesday, July 29th, 2008
上帝保佑

你该知道此刻我正在相信着你
回想我们拥有的美好的回忆
一切欢乐和不如意瞬间逝去
现在只是孤单的我和遥远的你

也许你我时常出现在彼此梦里
可醒来后又要重新调整距离
最能忍受不能拥有共同的温柔
心中默默祈祷上帝保佑!

 

                                                                           窦唯 

                        

 

Pioggia Artificiale

Tuesday, July 29th, 2008

Avendo ricevuto due mail che mi chiedono qualche informazione sul clima a Pechino, mi accingo a scrivere questo post. 

Premetto che ho ancora il sapore di vino nelle vene, piu’ un leggero mal di testa e un bel "non mi ricordo", che spaventa. Comunque oggi mi sveglio, di corsa caffe’ mi vesto, soliti jeans perche’ nella tana del lupo fa solo 18 gradi e muoio di freddo, veloce, esco. Appena fuori dall’uscio alzo la testa e penso. Irlanda.

Non so se siete mai stati in Iralnda, il cielo di quel paese e’ incomparabile, quindi non oso neanche lontanamente cercare un paragone, ma devo ammettere che il venticello di oggi, dopo il bianco-immobile-fisso-opaco cielo dei giorni scorsi mi ha dato una speranza, quella speranza che preannuncia pioggia. 

Ci vorrebbe proprio un acquazzone. Di quelli pero’ che non finiscono ne’ dopo una ne’ dopo due ore, quelli che li senti per tutta la notte e ridacchi mentri ti stringi ancora un po’ alle coperte, anche se e’ estate.

In questi giorni il cielo pechinese e’ assolutamente bianco, ma non e’ una novita’, che i giornali scrivano "Scatta l’emergenza", direi l’emergenza e’ gia’ scattata e da tempo.

In questo mondo qui, esiste (ma anche in altri mondi) il Dipartimento per la modificazione del clima, un brivido sulla pelle, ma esiste, esistono leggi e regolamenti che regolano il voler modificare, controllare, riparare, cercare di fare qualcosa, per tutti i danni che noi stessi abbiamo provocato a questo bel pianeta. Sembra una pagina di fantascienza, forse lo e’ e non ce ne siamo accorti, ma la Cina, tanto per dire non e’ l’unica nazione che si e’ avviata in questa direzione, quindi per piacere niente meraviglie esotiche, niente stupore, niente assalto ai cinesi, niente applausi o buuu circensi perche’ tutto cio’ gia’ esiste e da tempo. 

Poi dopo esserci resi conto che i libri di fantascienza non li leggiamo ma li viviamo, penso che farebbe a tutti benissimo leggere un autore, tal Hans Jonas, in cui in uno dei suoi libri parla di Responsabilita’, del Principio di Resposabilita’ e di come nel mondo di oggi, questo valore (?) e’ cambiato.

Per chi fosse interessato, un articolo sulla pioggia artificiale a Beijing 

Io oggi vorrei solo partire, andare nel Qinghai con una tenda e con lui e fare di nuovo l’amore sotto la pioggia.

Ritorno dal Villaggio Olimpico

Sunday, July 27th, 2008

Lavoro al villagio Olimpico.

Due sono i posti in cui mi è permesso entrare dopo controlli alla borsa e alla mia persona, metal detector e sorrisi sempre gentili mi accompagnano all’ingresso.

Arrivo solitamente in metropolitana, la linea 10 aperta proprio per le Olimpiadi. Ragazzetti in uniformi blu che informano i turisti cinesi e non su dove andare, io proseguo con gli occhiali da sole, da tre settimane non mi riposo, lavoro e ancora lavoro. Traduco, interpreto richieste, usuali e meno usuali, italani che mi chiedono come si dice questo o quello in cinese, io ancora sorrido e rispondo.

Dal metal detector all’International Brodcasting Centre ci sono pochi passi, varco ancora i vari controlli dei pass, sorrido ai soliti ragazzetti e entro, dentro fa freddo, felpa rigorosa, mi dirigo verso lo studio, ancora buongiorno ai nuovi arrivati, e il secondo caffè della giornata, il primo preso al volo tra ilbagno di casa, mentre cerco tutto quello che mi serve per la giornata.

Il cantiere, non è più un cantiere, ha preso vita. Il motore, mosso da mille e mille cavi, mi stupisce sempre per il colore vivo, in teoria la Master Control è fatta solo di macchinari e computer, ma inverosimilmente pulsa di vita. La mia riverenza per i tecnici è forte, parlano un’altro linguaggio fatto di codici e sigle e come tutte le lingue mi interessa, peccato che ci sia una sola vita, troppo breve per impararne tante altre.

Entro e faccio un giro di perlustrazione, chi ha bisogno chieda, saluto chi mi accenna un timido saluto, alzo il mento a chi non smette mai di lamentarsi, non c’è nulla di peggio che ascoltare chi si lamenta metre tutti si fanno un gran gran culo.

Lavoriamo tutti tanto, esperienza impotante.

Mi chiedo solo come un evento del genere, un evento che in teoria abbia a che fare con lo sport e con gli atleti, con la competizione che fa venire i sani brividi, con la paura e la felicità di chi vince, con le lacrime di chi perde sia potuto arrivare ad essere, almeno per ora, solo sponsor,  televisioni, controlli, metal detector, pass, qualcos’altro?

(domanda ingenua non merita risposta) 

Vorrei essere abbracciata più spesso. 

Hu Defu 胡德夫 cantautore Taiwanese

Thursday, July 24th, 2008

 

In questi giorni il subbuglio interiore di testa e di pancia si allevia un po’ grazie ad un cantante, tal Hu Defu 胡德夫.

Sessantenne dallla voce calda e i capelli bianchi e dalle grandi mani. Sembrerebbe poco, mi vedo scivolare sul divano chiudere gli occhi dopo ore di vai e vieni. Sgambetto su e giu’ per il villaggio olimpico, arrivo a casa e piombo sul computer, accendo il tutto e mi allungo sul santo divano ampio e troppo bianco. Faccia tra le pieghe del cuscino e via. Il signor Hu in sottofondo. 

E’ di Taiwan, attivista nel sociale da anni e cantautore da sempre. Mentre negli anni 70 a Taiwan, come in tutto il mondo spopolava l’America e la sua musica, lui riprende le sue origini, le raccoglie tra le mani e le mette in musica. 

Consiglio a tutti congcong  匆匆

 

Pechino cambia.

Sunday, July 20th, 2008
Oggi ennesimo ritorno dalla periferia.
 
Dopo la serata in una nuova ufficina aperta da poco dal meccanico di un mio amico, birra, chiacchiere, arrosticini e un po’ di panzoni cinesi patiti per le moto e i side-car. Racconti che si perdevano in viaggi in moto di più di 2500 chilometri, da Pechino al Ningxia o al Qinghai, per fare un bel bagno in quel lago blu blu che solo lì c’e’.
Io nel mio piccolo guardavo tutti e assaporavo la situazione in cui già mi ero trovata, a Roma, con amici in grandi chiacchiere nell’officina del mio meccanico panzone, stessi discorsi, stesse moto, stessa passione. Solo che nell’officina cinese mancano le bionde da calendario appese al muro, cosa che ho apprezzato molto. Al posto della tutta tette e culo, caschi degli anni 60, che sembravano più berretti militari.
 
Comunque, oggi mi ritrovo di nuovo in autobus, con un sapore amaro in bocca, con gli occhi che mi si chiudono, e la luce bianca fuori non aiuta per nulla.
 
La mia bella Pechino cambia. Oggi è cambiata. Dalla bella signora, che era una volta si sta tramutando un una hostess da convegno.
 
 
Ai bordi delle strade solo insegne delle Olympics 2008, e piccoli operai con giubetto arancione che piantano fiori ovunque, puliscono, mettono in ordine, come se la Cina fosse ordinata, per quella solita apparenza che DEVE necessariamente caratterizzare i grandi eventi, quell’apparenza che a me da fastidio, che non mi fa riconoscere la città in che mi ha affascianato. 
 
Posso comprendere il bisogno degli alti vertici di tenere tutto sotto controllo, di cercare di evitare ogni minimo disordine che potrebbe scaturire in qualche altra cosa, ma è come costringere qualcuno a cambiare la propria personalità, perchè di questo si tratta.
 
Regole e regolamenti scandiranno la vita di Pechinesi e stranieri per due mesi.
 
Intanto no ai tavoli per le strade. In Cina, come in Italia, d’estate si mangia all’aperto, adesso no, adesso non si potrà più fare o almeno non si potrà fare nei posti centrali, nei posti in cui sguardi di stranieri e giornalisti potrebbero trafugare immagini di una Pechino disordinata, un po’ sporca, viva, di pancia e di cuore. Ma tutto questo non è dato vedere, Pechino si deve trasformare per due mesi in una sorta di Stoccolma, noiosa nella sua pulizia, bella nel suo ordine, che ha me fa venire l’orticaria. 
 
Le strade sono rigorosamente pulite di notte da appositi macchine che spruzzano acqua e altro, cercando di rendere tutto splendido splendente. Agli incroci jeep della polizia controllano il traffico, anche questo rigorosamente organizzato. Da oggi targhe altrene per due mesi, non c’è scampo per le moto, motorini, motorette, non potranno più circolare. Si salvano le biciclette. Menomale.
 
Per il resto comincio a diventare insofferente alle aiuole bel tagliate, ai fiorellini tutti colorati che circondano le strade della città. Guardo con ammirazione e rassegnazione i vecchietti di quartiere che indossano le magliette di Beijing 2008, vedo le macchine sfrecciare con la bandierina della Cina, e mi chiedo se gli sforzi che stanno facendo i grandi vertici di zhongnanhai serviranno a qualcosa. Serviranno a farsì che qualche giornalista scriverà qualcosa di diverso sulla Cina? Ci sarà qualcuno che noterà lo sforzo o la maschera che dir si voglia, o sarà tutto speso inutilmente?  
 
Intanto, doccia, le domande rimangono. Poi diretta al villaggio Olimpico per un altro pomeriggio di lavoro. (Olimpiadi mon amour)
 

Kataklò Athetic Dance Theatre in Beijing

Sunday, July 13th, 2008

La mia coinqulina (mamma T. o Chongzi 虫子 Killer) me lo accenna l’altro ieri. Alla Beida 北大, l’uiniversità che mi ha ospitato per 10 mesi, da cui da un mese sono però latitante, c’è uno spettacolo di acrobati italiani.

Accetto volentieri il nuovo programma. La giornata è meravigliosa, mi catapulto fuori dal letto tirata per le braccia dal cielo azzurro azzurro e dal sole. Cammino per il quartiere, incontro un amico che pranza con i genitori, no putonghua 普通话 (ligua ufficiale, mandarino) ma in fondo è il ganjue 感觉 (sensazione) che ci porta avanti a noi laowai 老外(stranieri). Poi gli spaghetti in brodo e un bel po’ di pesce appena sveglia ci stavano davvero. Usciamo dal ristornate e ci dirigiamo verso un nuovo negozio di amici del mio amico, appena aperto. La piccola Xiaodan vende manufatti del Guizhou 贵州, regione al Sud della Cina, ancora non intaccata dal turismo di massa, ancora non Disneyland insomma. Regione in cui chi è di minoranza etnica Miao utilizza fili colorati e tempi lunghissimi per cucire e ricamare vestiti, scarpe, cinte e tanto altro. Opere d’arte più che semplici indumenti. 

Rimango lì per un po’, poi corro a casa a fare la doccia aspetto F. con la piccoletta e poi via in taxi. Direzione Beijing University. Lo spettacolo di acrobati italiani che scoprirò si chiamano Kataklò e sono molto più di acrobati.

Arriviamo alla porta Est del campus, entriamo e il sospetto che questa università abbia una lunga storia diventa consapevolezza. Oltre gli edifici, l’attenzione ai praticelli che tanto mi piacciano e gi alberi e i laghi, e le foglie di fiori di loto. 

Entriamo lo spettacolo sta per iniziare. Apprezzo di essere lontano dal quartiere in cui sempre mi ritrovo,  apprezzo le persone che mi sono accanto. Lo spettacolo inizia. Mi vorrei allontanare dal mondo del lavoro che mi sta prendendo in questo momento. Luci spente, musica elettronica dai ritmi cadenzati, comincio a muovere le gambe. Gli attori-danzatori-acrobati fondono l’atletica con la gestualità e la sensualità. Sono in tutto otto, personalizzando il contenuto degli sport più importanti. Si passa dal calcio alla scherma, al lancio del peso, al nuoto e alla box. In alcuni momenti rimango colpita da come il corpo umano possa essere espressivo, in altri mi godo esclusivamente la musica.

Due ora abbondanti di sport, ammetto di non essermi allontanata troppo dal mondo lavorativo (Olimpiadi mon amour) ma giornata è stata piacevole in assoluto.

Bravi i Kataklò

 

Mao, le Olimpiadi e le banconote

Thursday, July 10th, 2008

La notizia e’ dell’otto luglio.

La banca del popolo cinese ha dichiarato che per le Olimpiadi sara’ emessa una nuova banconota. Il valora sara’ sempre di 10 Yuan (1 euro circa). I giornali cinesi spiagano con precisione o pignoleria estenuante le loro caratteristiche, grandezza, altezza colore e altre parcolarita’. 

Quello che mi ha sorpreso che dopo la sparizione delle piu’ belle banconote cinesi, quelle con il volto di tutte le minoranze etniche, quelle blu scuro che tanto mi ricordavano le 10.000 lire italiane, si e’ lasciato il posto all’ennesimo faccione di Mao. L’esclusiva e’ solo sua. Su tutte le banconote emesse fino ad adesso, il presidente o nonno Mao (come a volte lo si nomina con un abbozzo di sorriso) e’ l’unico ad avere l’onore, o meglio sarebbe la banconota ad essere onorata di avere ritratta il suo volto sulla propria facciata. 

 

 

Invece, cambiano i tempi, nel 2001 si concedono le Olimpiadi alla Cina. Pechino da sette anni si sta preparando per il grande evento. La citta’ gia’ coinvolta nell’immenso cambiamento, accelera la sua corsa. 

E cosi’ oltre a Mao ecco spuntare un’altra banconota, con il disegno dello stadio Olimpico. Saranno a numero limitato, solo 6.000.000 di copie, ma potranno essere utilizzate comunemente come tutte le altre banconote.

 

Mi chiedo cosa penserebbe Mao se fosse in vita.

Secondo me arriccerebbe il naso.

 

Qui un link. Banconote cinesi di forme e dimensioni, quelle da 10 yuan blu scuro le piu’ belle, in my opinion. 

 

Solo un link

Friday, July 4th, 2008

 


http://virtualreview.org/china 

 

 

Se volete boicottare: e’ per questo

Wednesday, July 2nd, 2008

A chi si sdegna della Cina.

Ascoltare attentamente.  

 

 

Il maiale e il terremoto

Wednesday, July 2nd, 2008

Il terremoto e’ stato devastante, ancora si continua a scavare mentre la vita piano piano riprende in suo corso.

Non
si fanno ironie sulle tragedie, sulle migliaia di morti e macerie.
Adesso inizia la ricostruzione. Perdonatemi quindi questo piccolo
sorriso ironico, mentre ascolto e poi leggo la notizia del maiale Zhu 朱

Nel
piccolo villaggio di Longmen in montagna c’era la famiglia Wan che fino
a quel momento aveva vissuto nella sua casa, come se nulla fosse, un
po’ di maiali da allevare per potersi sostentare e vivere del loro
pezzo di terra, tutto era proceduto fino a quel momento. Fino alle
14.28 di quel 12 maggio, quando quella scossa fece crollare al suolo,
casa, stalla e maiali compresi. Nulla era rimasto, solo macerie. 
Sconsolata la famiglia Wan come ogni buon cinese dopo aver pianto le
giuste lacrime si da da fare, si organizza con i vicini di casa, si
spostano pietre si cerca di fare di tutto per ricostruire la vita. Gli
aiuti arrivano e adesso si comincia davvero a scavare per ritrovare il
ritrovabile, mani dentro la terra, ruspe in alto si ricomincia!

Passano
i giorni e la vita ricomincia, ne passano addirittura 36 e cosa esce
dalla terra, cosa ritorna alla luce, come una nuova nascita, oserei
dire resurrezione, perche’ dopo 36 giorni di cos’altro si dovrebbe
trattare? Il maiale di casa, dopo 36 benedetti giorni, il maiale di casa,
esce illeso dalle macerie sottostanti tra lo stupore dell’interno
villaggio.

Al non-muore-mai maiale viene subito
dato un nuome: zhu jianqiang 朱坚强 (zhu significa rosso vermiglio, ma si
pronuncia come maiale, jianqiang nel senso di forte, inflessibile,
fermo, risoluto). Ecco che tutti quanti mani sulla bocca per lo stupore, la
gente si chiade ma come mai questo maiale abbia potuto resistere 36 giorni, certo
e’ un po’ dimagrito, anzi parecchio direi, da ben 150 chili di carne
rosa, ottima per salsiccie, e’ diventato una siluette di 50 chili,
ovviamente da questo: miracolo di Longmen non si tocca.

Appello
alla famiglia per far si’ che il maiale non diventi un luculliano
piatto piccante, il veterinario comferma la stranezza della situazione,
sebbene un maiale sia grasso dopo giorni senza bere e senza mangiare,
il povero zhu serebbe dovuto passare a migior vita, e invece no. Eccolo
magro magro ma eccolo di fronte a noi.

I perche’ dello strano avvenimento sono tutti da spiegare: si e’ ritrovato in un meraviglioso spazio di un metro e mezzo, ha cominciato a mangiare carbone, che inspiegabilmente
lo ha nutrito senza nuocergli, la pioggia caduta nella zona ha
soddisfato la sua sete. Ma la spiegazione piu’ vera, passionale, che fa scendere qualche lacrima e’ :
il maiale zhu non voleva morire.

Il maiale zhu,
risoluto, fermo e indissolubile, ha afferrato la vita senza volerla
abbandonare per 36 giorni, cotechini attaccati alla terra.

Cosi’ questa e’ la storia del maiale zhu, divento’ un eroe nazionale, comprato da un museo per piu’ di 300 euro, non sara’ trasformato in salciccia e rimarra’ ad illo tempore come simbolo di vita.