Archive for May, 2008

Canzone (mattina, sole e aria)

Friday, May 30th, 2008

C’e’ una canzone il cui testo
merita di essere scritto:

我用我的眼睛看,看不清世事的无常 

我用我的声音唱, 唱不出甜蜜的歌谣

我用我的记忆藏, 藏不住最初的模样

我用我的青春换, 换不会脆弱的理想

黑夜给了我黑色的眼睛, 我却用它寻找光明

梁颍 

e anche di essere tradotto

Uso i miei occhi per guardare e
non riesco a vedere l’impermanenza del mondo,

Uso la mia voce per cantare e non
riesco ad emettere il dolce suono,

Uso i miei ricordi per nascondere
e non riesco a celare il primo sguardo,

Uso la mia giovinezza per
ritornare e non riesco a recuperare i fragili ideali,

La
notte mi ha dato degli occhi neri, ma io li uso per cercare la luce.

Liang Ying 

 

Buona giornata. 

Tips for visa

Sunday, May 25th, 2008

 

Forse forse io ho risolto, il problema visto sembra avere una conclusione, ma continuo ad incrociare le dita, toccare ferro, qualsiasi tipo di scaramanzia…

Qui un articolo che potrebbe portare chiarezza 

Intanto sebbene la situazione sia complessa e poco chiara, continuo a sottolineare che quello che stiamo vivendo noi stranieri qui in Cina è nulla in confronto ai nostri omologhi in Italia, ossia non vorrei mai essere nei panni di un immigrato cinese in Italia. Dai racconti di amici cinesi residenti a Roma, file inimmaginabili in questura parecchie volte alla settimana, attese di ore dalla mattina presto, mazzette a questo e a quello, soldi tanti soldi. 

Noi, da qui, un po’ piu’ fortunati, continuamo a lamentarci, chiacchiere da salotto che sanno un po’ di borghese del 20esimo secolo. Malediciamo i cinesi per la confusione, ma chi fra di noi deve subire quello che un nigeriano o un filippino subisce in europa, magari non tutti, fortunatamente c’è anche chi se la passa bene, ma davvero noi immigrati in Cina non sappiamo nenache lontanamente che vuol dire essere un immigrato in occidente. Chi ringraziare? La fortuna, essere nata da quell’altra parte del mondo? Mah.

A presto. 

 

 

Candele a Gulou

Thursday, May 22nd, 2008

A Pechino quello che mancano sono le piazze, luoghi in cui fermarsi dove non si procede piu’ in bicicletta, ma si sta, si ozia e si fuma una o piu’ sigarette. Luoghi tondi con fontane annesse, spazi con gradinate, gran parte dell’europa rinascimentale e’ racchiusa nelle piazze e nelle piazzette. 

In Cina, no, in Cina non ci sono piazze, ci sono rotonde constriute da pochi anni, a Pechino c’e’ Tiananmen, che sebbene sia considerata la piazza d’eccellenza, dalle sensazioni che mi provoca mentre ci passo, e’ difficile per me considerarla una piazza vera e propria, troppo grande e dispersiva, e poi non ci si "sta" a piazza Tiananmen…

C’e’ una piccola eccezione che conferma la regola a Pechino, tra le due torri del tambuto e della campana, 鼓楼 c’e’ una piccola piazzetta, un piccolo spazio dove le persone del quartiere si riuniscono, dove i bimbetti giocano con voci acutissime, dove i ragazzi si siedono per terra e bevono birra, dove finalmente si  STA e ci si incontra. Quindi a tutti gli appuntamenti a gulou sono felice di andare, per sedermi sul gradino, per chiacchiere in liberta’. Di sera, forse, ha ancora un fascino maggiore, di giorno i turisti la popolano e i riscio’ del 2008 che portano a spasso i biondi americani sono tanti e troppo rumorosi, i pulmann la occupano, quindi il momento migliore per affacciarsi e’ sicuramente la sera: 

Ieri sera, cena con un’amica li’ nei dintorni e poi eccomi con 4 amici sul gradino a parlare.

Yangque e’ appena tornata da Chengdu 成都 con un peso dentro infinito, notte insonni in albergo al 15esimo piano con ancora le scosse di assestamento che non la lasciavano un minuto libera. Lei comincia a raccontare noi tre a guardarla senza aprire troppo bocca, semza riuscire a sentire profondamente quello che lei ha visto. Penso che alcune cose si’, si possono empatizzare, ma vedere con i propri occhi macerie, soccorsi, strade distrutte persone senza casa, pianti a dirotto senza riuscire a fare neanche una foto, perche’ non e’ il momento, e’ quache altra cosa. Vedere con i propri occhi e’ diverso. Ci vuole davvero coragggio per fotografare la distruzione, ci vuole freddezza per fermare in un’immagine un turbine di sensazioni di profonda tristezza. Quindi sentire dalla sua voce i racconti ci ha fatto ammutolire. Brividi nel nominare i bambini morti sotto le macerie, brividi nel nomirare quell’uomo a cui la telecamera ha tenuto l’obbiettivo puntato per riuscire a riprendere il savataggio, invece si e’ trasformato in una morte in diretta, l’obbiettivo ha filmato la morte di un uomo. Racconti che non si riuscivano a fermare, lei con il suo bisogno di sfogarsi, noi con sguardi bassi ascoltavamo.

Ad un certo momento nel lato piu’ lontano da noi della piazza, un gruppo di persone cominciano ad accendere molte candele, le dispongono e chiudono gli occhi, mani sul cuore, ancora il pensiero di tutti noi va a tutti gli uomini, donne e bambini morti nel terremoto. 

Lutto e-o nazionalismo (alla cinese)

Wednesday, May 21st, 2008
Tornavo da fuori Pechino erano le 14.28 del 19 maggio. L’autobus non pieno, seduta in attesa che scattasse il semaforo verde, in cerca di una doccia a casa.
 
Tutto si ferma, tre minuti silenzio, i tre giorni di lutto decisi dal governo in commemorazione dei morti del terremoto del Sichuan, avvenuto precisamente una settimana prima, ha inizio. Tre minuti di gelo e poi infinito caos.
Io mi metto le mani nei capelli, in cerca di silenzio, alla ricerca di quei tre minuti, poi mi guardo attorno e tutti tutti gli automobilisti con le mani sui clacson. Autobus, automobili, moto, motorini tutti insime in uno stordimento e un urlo infinito, per ricordare insieme a distanza le persone morte e per lanciare un segnale di incitamento a chi ha perso familiari, casa, scuole, per chi si e’ visto crollare tutto addosso. Un modo per stringersi insieme a chi e’ lontano.
 
Onestamente mi ha stupito questo forte modo di esprimere il dolore. Urlare dovrebbe essere naturale quando si soffre ma vedere una nazione intera stringersi con tanto fervore non mi era mai capitato.
 
Lo strano nazionalismo cinese, fa anche questo, ma sentirsi cittadini e connazionali, uniti dalla storia della propria nazione e per questo uniti nella sofferenza della stessa e’ per natura qualcosa che evade il mio modo di essere. Sono nata dopo le la seconda guerra mondiale, dopo che le lotte per l’indipandenza erano state gia’ fatte, forse da uomini ben piu’ coraggiosi di me, che incarnavano ideali che sono ormai lontani. Adesso in quello che e’ il mio mondo, anche in quello intimo ci sono differenze e non simboli, c’e’ una ricchezza data da un essere plurimo.
Per questo sempre piu’ stupita mi sono ritrovata di fronte la televisione con sguardo sorpreso e diro’ anche commosso, nel constatare la forza di questa gente che brandiva bandiere rosse.
 
 
 
Non credo nel nazionalismo di oggi, ne’ nella forza delle singole nazioni, credo nel rispetto delle differenze in modo cosi’ ingenuo da farmi arrossire troppe volte. Giuro che non so nanche io come faccio a continuare a pensare cosi’…
Credo che le differenze siano ricchezza che non possono generare paura, credo la paura sia fondata sull’ignoranza e riesce a prosparare solo attraverso la scarsa conoscenza sia dell’altro che di se stesso.
 
Ma tutto quello che ha fatto radunare a piazza Tiananmen migliaia di persone con le mani alzate e gridare "Coraggio, coraggio, forza, forza" che cos’e’? Un modo di sentirsi uniti con i propri connazionali? Puo’ essere identificato come l’altra faccia di un nuovo nazionalismo alla cinese? O va visto solo come una forma come le altre di lutto, di pianto e di commozione per una catastrofe?
 
 
 

Outside Beijing (43 km)

Tuesday, May 20th, 2008

E’ stato tutto
detto in due tre frasi, da un momento ad un altro il sorriso sulla mio volto e
via fuori Pechino.

Side car, il
mezzo di trasporto che mi ha portato fuori città. La prima volta con grandi
occhiali da sole, gonna colorata, mancava solo il fazzolettino al collo e mi
sarei sentita  completamente nella metà
degli anni 50.

La meta: huairou 怀柔, distanza 43 km da Pechino, via verso nord.

La prima cosa che
scompare sono i palazzi alti, le strade ampie rimangono sempre, i kilometri
passano in fretta e finalmente anche l’aria cambia. Fresca, leggera. Ai lati
montagne non alte, flora diversa dal mediterraneo, rivedo un nonsochè di Tailandia,
ma solo lontanamente in quelle fronde spelacchiate che fanno da contorno e
segnano il profilo dei monti.

 

Tutto verde,
prendiamo una strada di campagna e ecco mi sento fuori dalla città.

Penso alla
campagna romana, penso a Laura e alla sua casa, continuo a guardarmi attorno.
Svoltiamo a destra per una strada sterrata al lato di questa un lago, un grande
lago, mi dice "si può nuotare, l’acqua è pulita", io continuo solo a
sorridere, il bagno al tramonto purtroppo è stato messo da parte ancora freddo
e il lago è circondato da una rete.

Mi chiedo cosa
sia l’edificio di fronte a me, un grosso telescopio, un centro di ricerca, ed
ecco un omino che ci fa scavalcare e che ci illustra il prestigioso centro di
ricerca sul sole, il grosso telescopio fotografa in continuazione la madre di
tutte le stelle.

L’omino invece,
fotografa con una macchina fotografica tedesca il tramonto, il sole, cidice,
impiega solo due minuti a scendere tra le montagne, bisogna sbrigarsi.

 

Di nuovo per
strada, fame e ormai luna quasi piena.

Proposta di
mangiare pesce. Ben venga il pesce crudo e cotto. Bacchette cinesi in un
agriturismo cinese, finalmente sono fuori Pechino.

Questi giorni

Thursday, May 15th, 2008
In questi giorni stiamo tutti davanti al telegiornale, cinesi e non. In metro i vari giornali di cartaccia, che generalemente vengono buttati via sono aperti in continuazione e le persone non smettono di leggere, parlottare tra di loro, ricordare terremoti passati e sperare per tutte le persone che sono sotto le macerie.
Una vera tragedia che ha colpito una regione non poverissima, ma impervia, dove la pioggia incessante degli ultimi giorni rende difficile i soccorsi.
Il mio caro amico, (ormai ti chiamo così non te ne avere a male) chiede di chi sa modi per aiutare, devolvere, partire, in qualche modo faccia sapere.
Intanto questo link , dove alcune informazioni interessanti si possono trovare.
Un altro blog di una mia amica cinese, ora a Chengdu, dove lavora come assistente ad un giornalista francese. Gran parte del blog è ancora centrato su torce, olimpiadi, sfoghi personali per lavoro con occidentali con il naso all’insù e grande strafottenza da parte dell’uomo bianco, ma indubbiamente sarà aggiornato dal luogo del terremoto.
 
Io dal mio piccolo aspetto che mi paghino per una traduzione e devolverò tutto, se potessi sarei già partita, come dice qualcuno con mani nel fango a scavare.
Purtroppo sono ancora qui a combattere con l’ufficio immigrazione e con informazioni parziali, con segretarie che trascurano di leggere parti fondamentali di documenti e io che devo fare un visto.
(link visto
 
A presto.
 
(comunicazione personale:
Pengo: sono un po’ schiva qualche volta, ma sempre disponibile per chiacchiere e passeggiate, se dovessi essere in zona, scrivi pure o chiama. Cià!) 

Terremoto alla luce di oggi

Tuesday, May 13th, 2008
E’ tutto molto più grave del previsto, sembra che il numero dei morti debba continuare a salire. In tutto sarebbero 10.000 persone che hanno perso la vita, almeno per adesso.
Il luogo dell’epicentro è situato in una zona montagnosa del Sichuan, di per se’ le strade sono già impervie e ancora non si riesce a raggiungere la parte più colpita dalla scossa.
Poco si sa delle persone che vivono in quella zona, che seppur montagnosa è densamente abitata.
 
 
Alla televisione non smettono di trasmettere le notizie, le persone a Pechino nei ristoranti attenti, con gli occhi fissi sugli schermi televisivi. Oggi una bella parte della lezione è stata dedicata al terremoto e ai metodi di soccorso, che seppur tanti e pronti non sembrano bastare.
A Chengdu si lotta per salvare la vita a circa 900 studenti che sono stati sepolti tra le macerie della loro scuola, crollata durante la forte scossa. Immagini pesanti.
I soccorsi stanno arrivando da tutte le parti della nazione, anche aiuti stranieri sono stati offerti.
Aiuti alimentari, economici, sanitari arrivano da tutte le altre regioni che non sono state colpite, ma la situazione rimane ancora difficile, ripeto, specialmente per la difficoltà dei trasporti.
 
 
Mi chiama Maidian chiedendomi se i soldi che ci devono per una traduzione li possiamo devolvere alla croce rossa. Ovvia la risposta.
 
Vabbè, mi rimetto a vedere la televisione.
Sfortunata la Cina quest’anno, anno del topo da dimenticare. 
 
 
 
 

Terremoto

Monday, May 12th, 2008

Io a Pechino non ho sentito nulla, altre persone in città lo hanno avvertito ma soprattutto chi era in piani alti di palazzi, personalmente alle 14.28 di oggi, ora in cui nella provincia del Sichuan si è verificato il terremoto, ero intenta a riflettere sugli ultimi eventi che trascinano la mia vita. Di fronte al computer con Matthew Herbert in sottofondo.

Mamma e amici, state tranquilli sto bene.

Per gli altri, aggiornamenti su xinhua

 

 

 

Periferia

Monday, May 12th, 2008
Se la città fosse fatta solo di "centro" sarebbe
solo una piccola roccaforte, ma non siamo più nel lontano medioevo,
almeno non qui. Quindi periferie si snodano dalla bella signora
(termine che rende l’idea di Pechino), da sud a nord, circordano il
sesto anello. Sento persone parlare, di come siano pericolose, da non
passarci di notte, ma sul fattore sicurezza, ancora in Cina mi sento
più sicura, se paragoniamo il tutto ad un Parigi periferica notturna, o
solo anche una Roma zona Salaria spinta.
 
Le periferie comunque mi continuano ad
affascinare, per i personaggi, per le strade immense che mi sono vista
attraversare in motorino in fretta a 15 anni e da più grande in
macchina. I palazzi giganti, mi sembravano quelli che raggiungevo a 20
kilometri da casa mia nel 95, strade ampie e una tristezza di
sottofondo circondava la zona. Nel concetto di periferia rimane ancora
quel pregiudizio amaro, di desolazione e solitudine, di volti rapiti da
troppe canne, o di grossi cani al guinzaglio. Incuriosita da quei
luoghi lontani, mi sono sempre incamminata per i le campagne adiacenti
alle periferie, seduta a guardare le mille finestrelle dove sono
racchiusi mille e più persone, che guardano la televisione forse
l’ennesimo programma platinato o forse un’altra porcata che ci riduce a
sempliti telespettatori acritici.
 
Ieri mi è capitato di andare da un amico, alla periferia est di Pechino.
 
I palazzi che circondano Dongzhimen si sono fatti
sempre più radi prendo l’autobus e mi lascio finalmente alle spalle il
Moma, un complesso di edifici ad innumerevoli piani con case di lusso,
laghetto interno, tutto permeato da solitudine, grigiore e
estraniamento. L’autobus procede sempre avanti, accanto a me gente di
Pechino, chi ha lavorato fino alle 19.00 e si addormenta sul finestrino
imbevuto di vapore, data la pioggia che continua a battere
ininterrotta.
Facce stanche e vestiti sporchi di chi lavora nei
palazzi della città, negli enormi palazzoni che saranno uno degli
esempi della nuova Cina del 2008. Mocassini trasformati in scarpe da
lavoro e mani grandi per quei piccoli uomini che provengono dal sud
della Cina.
Venti minuti e sono in una nuova parte, nuova
città, nuovo spazio. Frequentatissimo come al solito, traffico e
semafori, gente ovunque, sempre Cina, ma non la bella signora a cui
sono abituata. Lui mi aspetta in moto all’incrocio dall’latra parte
della strada, faccio zigzag tra le macchine per raggiungerlo, sono
contenta di vederlo. Salgo e via verso l’interno della periferia.
Strade sterrate e o male asfaltate, la pioggia continua a sbattere,
mentre ci sono anche campi attorno, verdi. Mi lascio trasportare mi
metto il cappello in testa e mi continuo a guardare attorno, un piccolo
quartiere, fatte di casette grigie piccole, di quelle che si trovano
nei piccoli paesotti cinesi, niente di speciale, sono contenitori per
persone, ristoranti che cucinano a poco prezzo, grossi cani randagi,
bimbetti che corrono ovunque, carretti che sfornano frittate di uovo e
cipolla. 
Desolante, è tutto molto desolante. Ma anche tutto umano. molto umano.