Archive for March, 2009

La Chiesa

Tuesday, March 24th, 2009

 

Come ho gia’ detto tempo fa, a volte sto bene nei templi, specialmente in queli taoisti, dove demoni e dei sono un tutt’uno.

L’altro giorno invece accompagnavo J. il fotografo a Chong Wen Men 崇文门,  presi dall’enfasi dei bambini di entrare in lughi dove non si puo’ entrare, abbiamo scavalcato porte e calcinacci per visitare quello che rimane di una serie di case degli inizi del 1900 per tentare di capire cosa stesse succedendo in quel cantire. A chi appartenevano quelle residenze? Era parte del quartiere delle ambasciate? Andranno tutte distrutte? Hanno un effettivo valore storico? 

Tutte queste domande ci hano fatto tornare indietro nel tempo, se ci sono delle case europee ci sara’ anche un ospedale e una chiesa. Ne siamo consci, basta trovarli. 

Ci aggiriamo nelle vicinanze ed ecco apparire la Chiesa Cristiana di Chong Wen Men 崇文门. Veniamo subito accolti da sorrisi tipici del proselitismo cristiano cattolico, ricambiamo al sorriso e ci dirigiamo all’interno dell’edificio di legno, sufficientemente grande da ospitare centinaia di persone. Tutto ben pulito e messo in ordine. 

Torniamo nel cortile anteriore alla chiesa per parlare con qualcuno e troviamo due ragazzi estrememente disponibili. Quello che nel mio cellulare ha preso il nome di Mister Dio e’ un tipico esempio di ragazzo cresciuto all’oratorio, oratorio cinese intendo. Mi chiede subito se credo in Dio. Gli rispondo che potremmo cominciare a parlare di questo argomento e non finirne piu’, ribadendo il mio rigore anticlericale ma allo stesso momento lasciandogli percepire che il mondo visto dai miei occhi e’ spesso assolutamente inspiegabile.

Decidiamo di vederci per una chiacchierata a base di pasta e religione, Mister God abita anche dietro casa mia:)

Comunque quello che segnalo e’ questo: le testimonianze dei miracoli, una serie di informazioni sui miracoli avvenuti a Pechino dopo essere divenuti cristiani.

Esilarante? D. direbbe, Chiesa con caratteristiche cinesi. 

 

Fase Pop

Sunday, March 22nd, 2009

 

Dopo una breve serata Karaoke, dove ancora, qualche sipirito o dio che dir si voglia gioca con me.

                                 Viva La Vida.

Quelle come noi :)

Tuesday, March 17th, 2009

 

Contianuiamo a guardare le stelle tra i palazzi, cerchiamo di non farci indurire dall’incontro con la razionalita’, scherziamo con Dio che a sua volta si burla di noi, al sesto piano di un palazzo, mentre indossa una maglietta bianca, o  di camicia vestito annuncia partenze gia’ deglutite. Non c’e’ nulla da fare, qualche cosa si stringe dentro e lo sguardo  ricorda cio’ che sta dietro alle nostre spalle, commosso, lucido, ma non c’e’ nulla da fare, continuiamo a guardare avanti e a lasciarci accarezzare dalla strana luce della primavera. 

Xiao Liu, grazie e anche a te, buon inizio di primavera.

北京之春

我看不见 隐秘的生活 努力穿越镜子

他的故事 在城市中迁移者 呼唤自由

倾斜的风 追逐着 童年五光十色的梦

在沉默中 调整时差 起飞之后 还会落下

OH 北京之春 OH 漫天飘零

漫长冬日 在地下交谈 用着简单语言

风在摇晃 影像成双的人们 有了遗忘

我的城市 我的故事 我们互相呼唤

飘动的纸 如期归来 你的回答 一无所知

OH 北京之春 OH 心的位置

我的屋顶 无声的陷落 时间并不犹豫

四季美景 印在你的衣服上 安详无梦

不必转身 新的季节 敲打我的窗户

开始追寻 都是重复 片刻宁静 冗长回声

OH 北京之春 OH 没有泪痕

 

 

Analogia alla cinese

Wednesday, March 11th, 2009

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In questi due
giorni e’ susseguita una notizia interessante, riportata da
danwei ma anche da
molti altri quotidiani on line e blog cinesi ed internazionali.

La 
notizia riguarda il commento del membro del comitato della conferenza politica
consultiva della Repubblica Popolare Cinese, il signor Pan Qinglin, il quale ha
proposto di ritornare alla forma tradizionale di scrittura caratteri cinesi. Proposta
alquanto bizzarra non quanto per la realizzazione, a mio parare, li hanno gia’
semplificati una volta, ritornare al modello precedente non sarebbe
impossibile, bizzarro e’ ufficialmente fare questa affermazione, a livello
politico.

Mi e’ spesso
capitato di parlare con amici cinesi del loro rapporto con i caratteri non
semplificati. Le persone con un’educazione elevata non hanno problemi di
lettura, ma spesso, anche loro, in questo caso, si affidano al ganjue
感觉
ossia alla sensazione.

Un giorno ero
seduta a tavola con una collega di Taiwan e con il padre insegnante di cinese
nell’isoletta, la prima volta per lui nella Cina propriamente detta. Gli ho
chiesto che gli sembrava, e’ stato cortese, mi ha detto: "mi piace, ma non
sai che tristezza vedere i caratteri cinesi senza piu’ l’anima". Questa
espressione mi ha fatto pensare, il primo esempio chiaro e chiarificatore e’
stato appunto il tanto rinomato carattere di AMORE ai
, che nella
forma non semplificata possiede al suo interno il radicale di cuore xin
,
scomparso dopo la semplificazione.

Il fatto che
la lingua cinese e’ una lingua analogica, nel senso che il rapporto che si
instaura tra le varie parti del carattere, procede attraverso somiglianze,
attraverso associazioni spesso ermetiche, allegorie, avvicinamenti, ma piu’
che analogica potrei dire associativa. 

Il carattere
e’ spesso detto ideogramma, per cui da un segno grafico si associa una parola o
un concetto.  La Lingua cinese e’ inoltre una lingua monosillabica, per
cui ciascun fonema e’ una sillaba dotata di significato. Il carattere e’
costituito da piu’ parti, la parte radicale, che detiene il concetto, il piu’
piccolo elemento dotato di significato, come per esempio cuore xin
, i
radicali sono 214, (almeno secondo una delle tante classificazioni e sono il
fondamento) da questo tassello si costruisce il carattere, a cui viene
associato una parte fonetica e altre parti in cui non esistono regole definite
ma solo l’analogia, l’associazione delle idee, la fantasia.

La
semplificazione dei caratteri, avvenuta ufficialmente dopo l’instaurazione
della Repubblica Popolare Cinese, ha tolto molto  della complessita’ di
questa lingua, ha reciso grafemi e morfemi, cercando di rendere la lingua piu’
accessibile alla popolazione.

Ogni taglio consiste in una perdita di qualcosa,
sia qualcosa di utile che qualcosa di inutile.

 

 

Svastika alla Cinese (1921)

Tuesday, March 10th, 2009
 
I simboli mi hanno sempre incuriosito, la
capacita’ che ha l’essere umano di crearli, servirsene, cambiare il
significato, integrarli nella propria cultura. Quindi per quale ragione
mi dovrei stupire nel vedere queste foto?
 
Razionalmente sono perfettamente cosciente del
significato della svastika, ne ho viste tante e piccole adornare le
cornici dei tetti dei templi, l’ho incrociata piu’ grande sulle vesti
dei monaci e sulle statue del Buddha.
 
Simbolo di luce e prosperita’, simbolo ben piu’ antico della seconda guerra mondiale, simbolo condiviso da tante e diverse culture.
 
In Cina il carattere "svastika" esiste, si pronuncia wan.
Il simbolo e’ stato utilizzato da parte della Societa’ della Svastika Rossa, un
movimento e/o organizzazione che prese piede tra il 1916 e il 1921,
quando Wu Fuyong 吴福永 istitui’ nella provincia dello Shandong  山东
il daoyuan 道院 Monastero del Dao, un movimento che ha unito differenti
credi religiosi, Taoismo, Buddhismo, Cristinesimo e Islam.
 
La Societa’ della Svastika Rossa e il Monastero del Dao vanno di pari passo, fondano nel 1921 a Pechino il formale Ufficio dell’organizzazione della Svastika Rossa con
il principale obiettivo di promuovere la pace nel mondo e di dare aiuto
durante  i disastri e calamita’. Il Monastero del Dao uspica una
coltivazione interiore, la Societa’ della Svastika rossa opera verso
l’esterno, per la pace universale.
 
Interessante notare come il carattere svastika:
 
卍 wan, e’ un’omofono del carattere 万 che vuol dire
moltitudine, miriadi e miriadi, tutto. La sua forma ricorda la
propagazione in tutte le direzioni e il movimento continuo che preclude
al cerchio, nel senso di completo, universale.
 
 
 

Nascere dopo gli anni 80

Friday, March 6th, 2009

In Cina, nascere dopo gli anni 80 significa gia’ di per sè
essere diversi. La società cambia così in fretta che le differenze
generazionali possono variare anche di tre anni in tre anni. Vuol
dire che chi è nato dopo gli anni 80 ha giocato con giochi diversi da
quelli usati dai loro fratelli più grandi, ha visto gente in giro
vestita con abiti colorati, ha assaggiato da subito cibo che non fosse
solo cavoli e nocciioline. E questo è solo una parte, la parte più
superficiale della differenza. E’ anche una parte di persone, ora
trentenni o quasi trentenni che hanno assaporato un tipo di Cina, si
sono scontrati con il cambiamento e il veloce sviluppo economico e che
si differenziano in modo evidente dai loro fratelli grandi e piccoli
che siano.

Per questo il 27 marzo 2009 dalle 15.00 alle 18.00 al Ullens Centre for contemporary art (798 Factory) ci sarà questo Cross Talk

English translation

Consiglio di non mancare.

 

Ieri ero in un
ristorante con degli amici, tra un arrosticino e una birra, arriva una
tipa, alta più di un metro e ottanta, occhi a mandorla, capelli neri
che le coprivano gli occhi truccati di blu, il viso era coperto da
strati di fondotinta. Si siede, prende una birra in mano, ne beve un
grosso sorso, si mette a parlare e chiede a D.Y. "Quante donne ti sei
trombato?", la guardiamo un po’ tutti per la sua volgarità mista a
durezza. Lei ci sfida con lo sguardo, ci sorride dicendo: rimango qui
un altro anno e parto, vado in Canada e non torno più. Alza le mani e
dice, sono sposata, ho un figlio che vive in Inghilterra da un tipo di cui non me ne frega nulla, e ne aspetto
un altro da un altro tipo. Non mi importa nulla di nulla, mi cago le palle tutto il giorno e so che morirò presto. Ci guarda ancora e dice "Ho 19
anni". (Nascere dopo gli anni Novanta)