Archive for December, 2008

Marchetta

Wednesday, December 31st, 2008

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In Cina, come ovunque al mondo
si fanno le marchette. Dipende da ognuno. Ognuno ha un proprio limite di
sopportazione, ognuno ha un modo, un principio, che ci aiuta a contraddistinguere
cosa e’ dignitoso e cosa non lo è, il bello
e’ che siamo liberi di superalo a nostro piacere o spiacere, a volte scherzando
su noi stessi, a volte sulla situazione in ci ritroviamo dentro.

La mia marchetta e’ fare lo
straniero da circo per i cinesi. Cosa che odio, ma a volte per sopravvivere si
fa. 

Ricevo una telefonata da un amico,
sa che ho bisogno di money e mi propone due giorni in una citta’ fuori Pechino
per rappresentare l’azienda taldetali che promuove il prodotto taldetali, di
cui gli stranieri vanno ghiotti. Quindi il lavoro, questa volta
non consiste neanche in un divertente interpretariato, ma stare li’ nel luogo
taldetali accanto al prodotto e sperare che finisca tutto molto presto.

Invece, no. 

I compagni cinesi di avventura
la serata prima si sono ubriacati a grappa cinese, chi vomita di qua, chi fa
brindisi a ripetizione, sottolineando l’amicizia che li stringe, chi ordina
birra dopo la grappa che non puo’ che provocare un collasso generale, chi mi piomba
nella stanza, in preda ad uno sfogo o in preda a voglie alcoliche. Fortuna non
e’ tardi, sono appena le 23.00, mi posso fare una doccia, dopo aver allontanato
il cinesotto steso sul mio letto, e dormire, mi aspetta una giornata di duro
lavoro.

La sveglia alle 8.00,
l’appuntamento per l’apertura di X e’ alle 9.38 mi dicono, alle nove e trentotto, gia’ ridacchio,
tipicamente cinese, 9, 3, 8 sono i numeri piu’ fortunati. La sequenza ordinata
in questa maniera potrebbe essere un quiz. Fatto sta che sono, infreddolita e
assonnata, ben vestita, tacchi e quant’altro davanti al posto X con davanti a
me un palco rosso, con  sotto un bel po’ di gente, tra cui macchine
fotografiche e telecamere.

Mmmm, penso. Mmmm, la vera
marchetta, il laowai scimmia sta per entrare in azione.

In teoria invece di
intrattenere il pubblico con un discorso sul prodotto X e’ tutto fatto
esclusivamente per l’apparenza, per la faccia, tanto cara ai cinesi. Mi dicono
di seguire delle persone, che piano piano arrivano sul palco rosso, tra cui
io. Due di loro parlano al microfono si presentano: il sindaco e una
imprenditrice. Io l’ultima della fila, il discorso per fortuna dura 10 minuti, batto le mani che poi ripongo in tasca senza fretta. C’e’ il taglio del
nastro, tutti abbiamo delle forbici in mano forniteci da signorine che come me
si intendono di marchette. Afferro le forbici e comincio a tagliare, tutto
velocemente, il nastro e’ spesso non riesco a tagliarlo di netto,
l’imprenditrice con faccia da bulldog mi guarda con ansia, mi da una gomitata
veloce che vuol dire: "Pivella, levati un po’..ci penso io.." Io la
guardo, imprevisti circensi, dovremmo esserne tutti abituati. Quindi le affido
le forbicione e lei veloce zac, il nastro finalmente si divide.

A questo punto, musica per le
nostre orecchie, fuochi d’artificio, botti di capodanno e applausi del
pubblico. Scendo dal palco, parte del gioco e’ finita,  sospiro e mi
guardo attorno, ho freddo ma sono abbastanza impotente su quello che mi succede
attorno. Ritorno all’interno e mi affido al ciccio del gruppo, che mi procura
acqua calda e cibo per la straniera-scimmia affaticata.


Decidiamo di tornare in albergo
per la seconda parte della marchetta. Il discorso l’ho evitato ma non mi posso
sottrarre al pranzo commune con sindaco, sottosegretario, imprenditrice e altri
soggetti non ben identificati.

L’albergo mi offre un caffe’
acquoso e non troppo caldo, accavallo le gambe e penso ad un viaggio, andare
nel Qinghai-Gansu-Ningxia, altro che trovarmi qui, penso ai pulmann mezzi
rotti e alla puzza dei piedi della gente che mi circonda, le distese di cielo e
prato come nelle foto di T. Faro’ anche questo prima o poi.

Ora invece e’ arrivato il
momento del gioco delle parti, io: intenditrice del prodotto X a pranzo con il
sindaco della citta’ Y.

Il tavolo e’ ampio e rotondo,
mi siedo e il nonsochi’ di torno imita il mio accento straniero, rispondo al saluto con un semplice “Buongiorno…” e lui esclama “Parla molto bene cinese…” Io. L’ho
gia’ cominciato ad odiare. Il pranzo comincia, I bicchieri di vino bianco e
rosso si alternano al cognac, al ghiaccio, senza freni ne’ regole, che mi viene
versato piano piano da diligenti cameriere, all’ordine per gli ospiti. Nessuno
pensa a mangiare, tutti attirano l’attenzione del sindaco, del sottosegretario
per assicurarsi collaborazione future, lecchini allo stato brado. Ognuno oggi
fa la propria marchetta, l’imprenditrice va alla grande, non si nasconde dietro
a nulla, rubiconda e volgarotta propone collaborazioni a lunga scadenza,
propone regali e vantaggi. Il vino confuso con il cognac la rende sempre piu’
disinvolta, anche troppo, mi innervosiscono le donne cosi’. I partecipanti al
banchetto, compresa me, ogni tanto con bastoncini o forchetta e coltello in
mano, tagliano e mettono in bocca del cibo, che e’ l’ultimo di importanza,
sebbene ruotino attorno a noi, tante pietanze, di varie forme dimensioni e
colori. Le sigarette si sprecano.

Mi siedo per l’ennesimo
brindisi, sono stanca, dovrei e vorrei andare via, ma mi accorgo di essere
improvvisamente a teatro, ognuno recita, tutti per il proprio mero fine, soldi,
contratti firmati, collaborazioni, spintarelle, raccomandazioni, ognuno gioca
il proprio ruolo, sembriamo compatti nel mantenerlo, ognuno incoraggia l’altro
con brindisi e false parole, con complimenti idioti e false promesse di tenersi
in contatto. Appoggio nuovamente il gioco, finche’ ognuno ha la propria parte e
la recita a dovere, finche’, ad un certo punto, mi accorgo che il copione non è stato rispettato.

L’imprenditrice rossa in volto,
con il calice colmo di cognac e vino, si accende una sigaretta, passa dietro la
mia sedia, volgare e altezzosa sposta la sedia centrale,  prende per i manici la poltrona del sindaco che
ignaro si e’ appena congedato, lei con occhio esperto, guarda i presenti , sputa il fumo dalla bocca e
dice: “Allora, dove eravamo rimasti?”.

appartenenza

Monday, December 29th, 2008

 

 

我的家就在二环路的里边这里的人们有着那么多的时间
他们正在说着谁家的三长两短
他们正在看着你掏出什么牌子的烟
泄馆里面辛勤的是外地的老乡们
他们的脸色象我一样单车踏着落叶看着夕阳不见
银锭桥再也望不清望不清那西山
水中的荷花它的叶子已残
倒影中的月亮在和路灯谈判
说着明儿早晨是谁生火做饭
说着明儿早晨是吃油条饼干钟鼓楼吸着那尘烟任你们画着他的脸
你的声音我听不见现在是太吵太乱
你已经看了这么长的时间你怎么还不发言
是谁出的题这么的难到处全都是正确答案
是谁出的题这么的难到处全都是正确答案我的家就在二环路的里面
我的家就在钟鼓楼的这边
我的家就在这个大院的里边
我的家我的家我的家就在这个地球的上边

Post-Di-Natale

Friday, December 26th, 2008

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Anche questo Natale è passato,
tra amici. La famiglia dall’altra parte del mondo, telefonate fatte e abbracci
scambiati da Laowai professionisti al baretto di passaggio.

La cena, tra Jiaozi e fagioli
rossi, con bimbetti che si nascondevano e colorano libri, chi fuggiva dall’uomo
nero con la barba, chi fumava accanto alla cappa della cucina per non
disturbare il piu’ piccolo cucciolo di uomo dell’allegra compagnia. Quest’ultimo
sebbene ha solo 5 mesi e mezzo  sa affascinare con uno sguardo così
profondo da sembrare un adulto, conquisterà un bel po’ di faciulle tra una
ventina d’anni.

A Natale non si fanno propositi,
credo, si scartano i regali. Io di regali non ne ho ricevuti, mi è passato tra
le mani un cellulare all’ultima moda, vinto ad una riffa improvvisata in
un’altro baretto di passaggio. L’oggetto bianco e luccicante è stato ceduto al
"cumpare" M, il quale ha ben pensato che troppa tecnologia stroppia
la funzione primaria, ossia telefonare. Conclusione ci vendiamo il cellulare e
dividiamo l’incasso.

Alla fine il Natale non mi
dispiace, sarà perchè dopo anni fuori dall’Italia non lo vivo più come una
lotta spasmodica per l’ultimo regalo per l’ultimo parente, non mi vedo
costretta a sedere accanto alla vecchia zia noiosa, non sono piena di cibo da
scoppiare. Altro Natale quello Pechinese, tra amici sempre, con allegri
bicchieri di vino caldi con l’aggiunta di cannella, tra case con scale e pareti
bianche e calzini neri.

Quello che ancora mi colpisce è
il Natale fashion che si vivono i cinesotti. La grande maggioranza con cappelli
in testa da babbo Natale o con corna da renna, verdi e marroni. Alberi di
Natale e palline colorate addobbano le strade più centrali, il rosso natalizio
pullula nei supermercati e tra i negozietti.

La domanda di ogni Natale rimane:
i cinesi dovrebbero o non dovrebbero festeggiare il Natale?

Beijing-Wuhan Andata (Parte Prima)

Tuesday, December 23rd, 2008

 

I propositi erano due, della stessa importanza, con la stessa curiosita’.

La
citta’ quella che mi ospito’ tempo fa, con gi stessi ponti, con il
fiume infinito che vide sorgere la Cina, con la nebbia e con il freddo
che entra sempre nelle ossa. (ma chi e’ di li’ non ci fa piu’ caso o
sopporta come ogni cinese)

Premessa non c’e’
nulla di piu’ stimolante che far incontrare delle persone che possano fondere qualcosa di sentito, mi piace vedere come funzionano menti
simili e variegate che si incontrano, che hanno punti su cui
confrontarsi e scambiare, che necessiatano l’uno dell’altro per
completarsi, per almeno quell’effimero momento. Mi piace
trovarmi a tavola con amici di sempre e vederli scherzare con
conoscenti di poi, affino l’udito per seguire i discorsi e le parole, i
movimenti e i brindisi improvvisati.

Questa volta
l’incontro e’ avvenuto tra singole persone intanto. M, un fervente
idealista e S, un genoano in fuga. Il tema in comune una ricerca in
ambito universitario su Indymedia. Come spettatori eravano noi,
arrivati dopo 14 ore di treno da Pechino, con facce da voglia di
caffe’, e una platea cinese, la maggior parte studenti di master in
giornalismo, svegli da  minimo 3 ore che pazienti e seduti aspettavano
il relatore. Appena mi siedo gia’ stanca per la corsa fino alla
sala/conferenza una tipetta con occhiali penna in mano e una gran
voglia di sapere mi chiede "Mi spiegheresti la divisione dei partiti in
Italia? Quanti partiti ci sono e le coalizioni" Io la guardo, abbozzo
un sorriso mentre imploro caffe’ a me stessa, e le rispondo, "Sai che
cos’e’ stata la Democrazia Cristiana?" Decidiamo assieme di riparlarne
dopo la lecture.

Comincia il tutto, il genoano e
l’idealista accanto all’altro, si apre con "vorrei chiarire che…" un
lungo excursus per spiegare da cosa e’ nata Indymedia, per arrivare a
spiegarne il concetto chiave. Quello di cui avevo paura erano i
particolari, entrare troppo nel particolare della faccenda avrebbe
confuso, l’importante era spiegare il messaggio, il concetto di base,
la volonta’ di essere il media stesso e di non subirlo. 

Rifletto
molto in questo tempo sulla societa’ cinese e nel suo modo paternalista
di essere, nel modo in cui il cittadino si aspetta di essere servito
dallo stato e dell’abitudine ad esserlo stato. Mi sono chiesta se il
messaggio di essere attivi e partecipativi possa funzionare qui in
Cina, non per problemi di censure varie, togliamo un attimo questo
discorso, ma direi propriamente  per l’indole che faccia si’ che le cose
si muovano come IO desidero, e non come
lui-stato-padre-marito-capoufficio voglia che sia. Oltremodo l’essere a
compartimenti stagni di molti cinesi fa si’ che chi fa musica fa solo
musica, ha casa e sala prove a distanza di 50 metri l’uno dall’altro,
chi studia studia studia e solo studia, chi lavora lavora lavora e
ancora fa straordinari, il piu’ delle volte non pagati. Essere completi
vuol dire specializzarsi si’ ma anche apportare alle proprie competenza
un qualcosa che esuli dalle stesse che dia un tocco diverso, che possa
aprire la mente, questo, generalizzando all’estremo i cinesi non lo
hanno affatto.

Allora, Indymedia viene ricepita
bene, vengono fatte domande concrete e non come sogni urlati da
altoparlanti in piazze mezze affollate. Poi e’ stata la volta di
Serpica Naro e qui, il genoano ha fatto parlare il video, le immagini
chiare ed  intriganti, i volti della platea affascinati.

Tutto si conclude con un pranzo, due professori, noi definiti banda dei quattro,  W.E e M.

Il
pranzo comincia con un succo di mais, cazzo penso io, ma un caffe’, poi
cominciano le presentazioni, il parlare cinese e inglese, tradurre per
poi riprendere a parlare inglese. Gli argomenti sfuggono dalla bocca,
si parla di grandi temi, democrazia, occidente e oriente, l’importanza
dei media, di platone, delle idee e della loro supremazia sull’uomo,
dell’essere individualisti alla cinese, o collettivisti alla
western-style, o forse viceversa.

Comunque tutto
questo, utile spero sia stato, sicuramente mi ha dato spunti di
riflessione significativi, un modo per riabbracciare stretta stretta M,
e per assaporare ancora una volta il cibo cucinato anche un po’ per me.

 

Il pop-fagiolo rosso

Tuesday, December 16th, 2008

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Il mondo dei fagioli rossi in Cina non si puo’ evitare.

Di solito noi Laowai cerchiamo tra gi scaffali del supermercato un qualche
spuntino dolce per la mattina o per la sera, tra divano e dvd in sottofondo.
Questa ricerca spesso e’ particolarmente breve, il ripieno piu’utilizzato per
brioche-cornetti-o-simili e’ il genuino fagiolo rosso. Pastoso e dolce. Chi
rimane male sperando di trovare una cremosa pasta di cioccolato simil Nutella,
chi invece continua ad apprezzare l’essere dolce ma non troppo alla cinese.

Il mondo dei fagioli rossi non si limita alle pagine del nutrizionista,
delle varie specie forme e dimensioni, tra aminoacidi e proteine. Il mondo dei
fagioli rossi in Cina pullula di

parole, donne, canzoni, poesie, racconti, siti
web, vestiti di marca, volti di bellocci palestrati e famose citazioni
.
 

Quindi per chi non appressasse il ripieno dei
panini dolci-nanche-troppo, ecco una o mille ragioni per apprezzare la cultura un
po’ pop del fagiuolo rosso.
 

Screamed at the sky: Faith

Friday, December 12th, 2008

 

A Z.W

 

 

Catch me if I fall
I’m losing hold
I can’t just carry on this way
And every time
I turn away
Lose another blind game
The idea of perfection holds me
Suddenly I see you change
Everything at once
The same
But the mountain never moves

Rape me like a child
Christened in blood
Painted like an unknown saint
There’s nothing left but hope
Your voice is dead
And old
And always empty
Trust in me through closing years
Perfect moments wait
If only we could stay
Please
Say the right words
Or cry like the stone white clown
And stand forever
Lost forever in a happy crowd

No one lifts their hands
No one lifts their eyes
Justified with empty words
The party just gets better and better

I went away alone
With nothing left
But faith

Arrivate e partite

Tuesday, December 9th, 2008
 

Sono di nuovo in ufficio*, ho cambiato scrivania,
C. australiana dall’accento stretto ha finito il periodo di
collaborazione cosi’ come C.J.L Taiwan born America. Adesso sono
circondata da original Pechino Sud, da L.L del Jiangxi e  da un’altra
fanciulla di Taiwan che ammette molto poco la sua residenza negli
states. 
 
Nell’altra stanza c’e’ il xiao laoban e anche lui tra poco andra’ via. (Oggi penso agli allontamamenti e alla mia reazione.)
 
Bhe, strano ma vero, imbarazzo puro genuino da gote rosse.
Il
Xiao laoban mi prende in disparte e mi aggiorna sulla sua dipartita
dalla ONG, io lo ascolto e penso "cazzo, cazzo, cazzo.." poi sento la
sua voce fuori campo e miei pensieri sempre piu’ forti che si
impadroniscono sulla sua voce, mi chiedo, "Scusa, ma perche’? E’ una
cosa temporanea? E’ definitiva?" Un secondo pensiero indiretto si
confonde con il primo e dice "Bhe, forse avra’ in mente qualche
progetto in particolare, forse date le sua capacita’ si sente un po’
costretto, forse, vuole procedere in altre direzioni"
 
La confidenza e’ purtroppo poca, quindi provo ad ascoltare, a spegnere il cervello e a credere in quello che mi dice.
 
Contemporaneamente mi accorgo di avere il classico groppo in gola, arrossisco, cazzo mi sto commuovendo, ma ti pare? 
 
Mi
sembra incredibile, rimango dritta nell’ufficio del Xiao Laoban, io con
gli occhi un po’ lacrimosi, il tipo non e’ neanche  attraente,
insomma non c’e’ nulla di carnale-carnoso e inoltre ho a che fare con lui da davvero poco tempo, appena un mese, neanche il tempo sufficiente per instaurare un rapporto. Rimango sempre piu’ stupita di me stessa. Quello che il xiao laoban sa fare e’ portarti in giro per Pechino, fondere discorsi e silenzi, racconti tra storie dinastiche, mattoni della vecchia cinta muraria, eunuchi e metodi di restauro. Oltretutto in riunione sa essere chiaro, schietto e addirittura simpatico. 


Le mie gambe sono ancora un po’
rigide e ancorate alla terra, cerco di evitare il suo sguardo, abbasso
gli occhi.  Francamente ho paura che il groppo in gola si noti che
cominci a scendere qualcosa di liquido da qualche parte del corpo
(tranne uno. almeno quello lo controllo).
Lui
mi domanda se ci possiamo veder in privato per parlare meglio della sua
scelta, finalmente riesco ad aprire bocca per un "Certo! Anche io ho
qualcosa di cui parlarti, un progetto interessante!"
 

Sara’ la giornata che e’ partita un po’ storta, o meglio con una
sensibilita’ che supera il livello di normale sopportazione, un po’
come la mia pelle che ha rezioni istaminiche al di sopra della norma e
mi ritrovo con le braccia rosse e una dermatite atopica che mi
segue da quando sono bambina.

 
Cosi’ ancora rossa in viso, alzo i tacchi (da ginnastica) e me ne vado, alla scrivania.
 
Due sono i pensieri:
 
1. La mia reazione agli allontanamenti, sparizioni,  partenze.
2. Trovarsi nel posto giusto al momento giusto.
 
Due sono le considerazioni.
 
1. Ho un problema con gli allontanamenti.
2.
Trovarsi in un posto giusto al momento giusto e’ fatto  attraverso incroci di
astri, stelle,  di congiunzioni tra lune e pianeti. Sembra sono fatta piu’ per posto giusto
al momento sbagliato o posto sbagliato al momento giusto.
 
Due sono le domande sulle considerazioni.
 
1. Come faccio a risolvere piccoli e grandi traumi?
2. Come fare ad invertire la rotta dei pianeti, lune astri e cieli?
 
Chi avesse risposte, non esiti a proporre.
 
 
*A chi interessasse la mia scrivania, idee, progetti, libri e documentazioni sono di base al CHP

 

 

Passaggio

Saturday, December 6th, 2008

                           

                                                                            

 

Porta Vagnu, la porta di lu munnu,
picciotti a mai finiri hannu chi fari.
Si nna machina passa, si ferma ni lu munnu,
si ioca, scinni scinni rinuledda, nichi e danni tutti n’tunnu…

Ninu arrobba un muluni, pi fari gran festa,
Lillu adduma na testa di crita ‘nto un puttuni.
Ed ogni tantu, quacchi ciuri mori…
Senza aviri fattu dannu si ferma lu cori…

E poi… chi ci amu a fari…
Na vota chi semu no ballu am’ a ballari,
Nascemu chiancennu, chiancennu, Beatu cu mori rirennu,
si rici ci voli curaggiu sapennu che è tuttu un passaggiu

E ninu linnu linnu, pari chi ghittau a lenza…
Sta passannu na bagnanti chi si mancia la simenza…
Si arricogghi la ghiella, maronna com’è bella…
Ninu ci cogghi un ciuri s’aspetta e si pighia carizzi d’amuri.

E passa na carrozza, tri addevi si c’appizzanu ammucciuni,
Luciu canta a vuci pazza, ni la vita voghiu essiri un Liuni.
E Dinu si’ni và, e si’ni va Caddiddu,
lassaru a Porta Vagnu unni eru sapiddu…

E poi… chi ci amu a fari…
Na vota chi semu no ballu am’ a ballari,
Nascemu chiancennu, chiancennu, Beatu cu mori rirennu,
si rici ci voli curaggiu sapennu che è tuttu un passaggiu

E poi… cu lu po’ diri…
Chi tuttu stu beni di Diu avu a finiri…
Nascemu chiancennu, chiancennu, Beatu cu mori rirennu,
si rici ci voli curaggiu sapennu che è tuttu un passaggiu…