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Partenza e ritorno

Friday, October 24th, 2008

Sono tornata in Cina, a Pechino nuovamente, stessa casa ma altre prospettive. Tante e avvincenti.

Oltre
a camminare in quei vicoli che ho visto estivi, afosi, a pancia
scoperta e sandali neri, ho lasciato l’Italia. Lo dico, un po’
sommessamente, non a malincuore.

Roma, parlo di
Roma, perchè è da lì che provengo e da lì che mi voglio allontanare, o
forse starne solo lontana. Roma sta andando sempre più vicina al
degrado. L’ho visto e annusato nella metropolitana della capitale che
invece di essere un mezzo di trasporto comodo è un tunnel che tutti
sperano finisca presto, per ritornare alla luce del giorno, del cielo,
che per fortuna rimane blu. Il degrado lo si nota nei capelli delle
vecchiette che continuano a tingersi, lottando incessantemente contro
gli anni che passano, nei vestiti attillati, bianchi delle 35enni che
trascorrono ore in palestra per rassodare il rassodabile. 

Le
chiacchiere da bar, trasvolano tra il superenalotto e il suo premio che
potrebbe far finalmente "svoltare" l’italiano di turno. Ancora
pettegolezzi sull’ultima puntata del reality show iniziato da poco,
ascolto, si parla anche di questo al bar sotto casa, dei nuovi termini
entrati nel dizionario italiano. 

Questi termini io non li conoscevo: tronista e cinepanettone.

Mai
usati, non sono anziana, non mi tingo i capelli, ci dovrei arrivare, Il
secondo non mi inganna, il film (di merda) di Natale, che seppur di
merda vanno a vedere tanti milioni, cazzo milioni di italiani. Il primo
termine un bel punto interrogativo. Ha a che fare con il trono, penso e
mi informo dalla tipa accanto. Sessanta anni suonati, rossetto rosso e
gongolante nel poter spiegare qualcosa alla biondina accanto.

La risposta-domanda mi spiazza.

"Bhe,
non hai presente Uomini e Donne della Defilippi?" Io incredula, nè
annuisco, nè smentisco. Continua nella felice descrizione degli uomini
sul trono che aspettano solo di scegliere la donna che più li aggrada.
Il fastidio genera mutismo, finisco l’epresso sopra al bancone dico
arrivederci al barista, pago e esco a testa bassa.

Non
è il cambiamento politico attuale, non è solo quello. Non so dove sia
il problema, dove sia il mio rifiuto nell’accostarmi. In Ialia manca
eleganza, c’è elitarismo e poco accoglienza verso il prossimo. Fretta
di fregare l’atro, perchè bene o male si sa che prima o poi si verrà
gabbati.

Questo avviene ovunque, in luoghi belli
e familiari, Trastevere sembra sia diventata una pagliacciata di scarpe
con il tacco e menù turistici. Vacci di giorno, mi raccomando mi dice
C. altrimenti di sera è davvero pesante. San Lorenzo: ragazzi dai 22 ai
32 anni, stravaccati per terra bottiglie rotte ovunque, non faccio la
schizzinosa ho bevuto tante birre sui gradini di ogniqualdove, ma lì,
nella mia città, quella sera, mancava totalmente il rispetto per
l’ambiente circostante. Il Pigneto, nice one, ma ecco qui che arriva
l’essere elitario e di nuovo, distante dal resto, dall’umanità che
prima lo viveva.

Parlo con un po’ di persone. M.
mi illumina, il problema dice, "E’ che ogni italiano è mafioso, la
mafia la vive ognuno giornalmente e la riporta nelle relazioni e nei
vissuti passati e futuri, se questo smettesse di accadere, l’Italia
sarebbe un posto in cui vivere. Ma non è così, fai bene a partire."

L’idea
che ogni italiano è mafioso, va oltre, ma spesso estremizzare fa
riflettere. M. parlava di gesti quotidiani, dal parcheggio selvaggio
della macchina, dal tentare in tutti i modi di evadere le tasse, nella
ricerca asfissiante di evitare la burocrazia, nella diffidenza nel
camminare la sera per le strade.

Non so.  

Ora mi continuo a godere l’umanità cinese, che piano piano si copre di giacche e guanti.