Un momento
Bisognerebbe amare le streghe. Per l'impulsività e la voglia di dire. Osservatrici di vetri, nascoste negli occhi degli altri.
Mi piacerebbe riuscire ad esserlo, intuire, aprire bocca e urlare. La verità che seppur piccola, spinge dentro.
Essere voglie divorate, occhi maliziosi ma infinitamente innocui, spesso mi da pena. Essere me, senza poter essere altro.
E ancora mi ritrovo tra carte spesse lontano da qui.
Visto
Caffè prima e bicicletta poi. Oggi vado a chiadere informazioni per il visto. Credevo di essere esente da tutta questa marasma di straneri che aprono i portafogli per visti brevi e cari, ed invece no. Come tutti gli altri alla ricerca di un modo per ottenre un visto. Intanto la cosa sia chiara, se hai soldi tutto bene, un visto di 6 mesi può arrivare a 600 euro, si mormora dietro le quinte, ma per me studio e part time, 600 euro proprio no. Quindi con il mio visto x (xuesheng-studente) cercherò di ottenere un altro visto studente per circa tre mesi. vediamo un po' che accade.
questo è il contenuto di due mail arrivatemi:
***China has stopped issuing multiple-entry visas and
slowed the processing time for single- and double-entry visas for foreigners in
Hong Kong. According to travel agencies in the region, applicants are only being
issued single-entry visas, with double-entry visas only being issued if airline
tickets or detailed itinerary can be provided explaining why two entries are
required during the same trip. The duration of stay for both single- and
double-entry visas is 30 days.
It is also now
being recommended to apply in advance of planned travel to the mainland, as
processing times are slowing as well. Currently, a visa can take up to four days
to process according to travel agencies in Hong Kong. The suspension, which
appears to be both related to the upcoming Olympics as well as the ongoing
political unrest in the nation’s western regions, took effect on March 28 and
will last until October 17.
Chinese
authorities are also said to be stepping up enforcement of other rules and
regulations applying to foreigners on the mainland. A recent letter circulating
on the mainland warns foreigners with residence permits in China to make sure
they register with their local police station within 24 hours of arriving in
China, and every time they return to the mainland from abroad. While these rules
have been in place for years, the letter suggests that the authorities will step
up enforcement of the regulations ahead of the Summer Games****
Ancora Tibet
Sono un po' stanca di parlare di Tibet, di ritrovarmi tra amici e parlare del più e del meno poi ad un tratto guardarci negli occhi, " Ma l'hai letto? Hai visto? Che pensi? " Tutto giustissimo, ma concedetemi la stanchezza anche di essere impopolare, di rispondere e in qualche modo difendere la Cina da altri amici al di là dei monti Urali che si immaginano questo paese in stile Rivoluzione Culturale, come forse i loro padri inneggiavano nel 68 al libretto rosso di Mao senza neanche sapere cosa dicesse realmente (magari non tutti, ma buona parte...).
Oggi pranzo con un mio amico, che protegge a spada tratta la sua cara amata Cina, e io mi vedo fare l'opposto, la critico aspramente, perchè fare l'avvocato del diavolo è ciò che mi riesce meglio fin da quando sono bambina. Poi ad un certo punto lo guardo e ammetto che la cosa che più mi preoccupa è un potenziale razzismo dilagante, un pregiudizio cocente, che mi irrita perchè cresciuta in un ambiante multiculturale, dove sai bene che il pregiudizio nasce dall'ignoranza che e nel mondo di adesso non c'è bianco nè nero nè buono nè cattivo.
(Bamboozled, Spyke Lee 2000. La società è più complessa di quello che ci dicono gli slogan tanto facili da urlare)
Un giorno poi ho detto ad uno di quei giornalisti a cui non dovresti mai dire stronzate, ma l'ho detto seriamente e lo penso tutt'ora che il Tibet non è un problema per la Cina, un problema vecchio. Se il tipo si ricodasse la frase sicuramente mi riderebbe in faccia ora come ora. Ma tutt'ora sono convinta e mi dispiace che parlando di Tibet si continuino a nascondere tanti altri problemi che permiano la società cinese e con cui invece la Cina dovrebbe fare i conti, di cui i giornalisti stranieri dovrebbero fare ben lunghi e approfonditi reportage. Mi spiace che la Cina venga dipinta come ed esclusivamente la politica del governo troneggia, mi spiace che stia avvenendo un Cina contro il resto del mondo. Mi spiace che non ci siano voci fuori dal coro.
Tibet e stampa
Sono passati più di 20 giorni dai tumulti di Lasha, ma l'interesse per quanto è avvenuto non diminuisce, sebbene in questo ultimo periodo l'attenzione si è spostata su di un'altra questione, strettamente collegata con ciò che avvenne: Il ruolo dei media.
Fin dall'inizio molte persone lamentavano l'assenza di informazioni veritiere da una parte e dall'altra, tra propaganda cinese e occidentale. L'una difendava a spada tratta se stessa e il suo operato, l'altra accusava la Cina di crimini di genocidio contro il popolo tibetano. In tutto questo mondo o bianco o nero c'è chi lamenta il fatto della falsità delle notizie, della parzialità del giornalismo, cinesi e non cinesi. Un sito internet sta spopolando in questi giorni, dal nome più che esplicito: anti-cnn.
In principio le accuse occidentali riguardo a questo sito erano fondate sul fatto che fosse una pura messa in scena da parte del governo cinese. Non so onestamente quanto possa entrarci lo zampino di Hu Jintao, ma sicuramente sarà molto soddisfatto nel vedere come i cittadini cinesi hanno reagito alle accuse della stampa occidentali, orgogliosi del proprio essere cinesi e infinitamente stanchi del pregiudizio nei loro confronti. Il sito in questione però mi sembra più uno sbocco per le tante voci nazionaliste che popolano la Cina, che un luogo dove porsi delle domande. Il governo ne sorride, elogia in programmi televisivi il ruolo del Blog, che permette l'espressione di chi altrimenti non avrebbe voce.
Il pregiudizio dei media occidentali non diminuisce e neanche quello di chi legge la stampa straniera che descrive la Cina come il nuovo mostro. Mi ricordo una volta sono tornata in Italia, in televisione, un programma intitolato il Terrore Giallo e gli ospiti invitati neanche un qualsiasi esperto di Cina. Chiamo un mio amico, felice di sentirmi dopo tanto tempo, gli chiedo se la prossima volta mi sarebbe venuto a trovare, la sua risposta, " bhe...sai cosa, non mi piacciono i cinesi...", io un po' stupita dalla generalizzazione chiedo delle spiegazioni, e lui " Mah..solo una sensazione, sai i discorsi sui giornali...".
Quello che va combattuto è il pregiudizio. Pericoloso mettere in atto questo circolo vizioso fatto di informazioni deliberatamente parziali, senza approfondimento. Forse è un problema più grande e generale quello della validità del mezzo moderno di informazione, ma dipingere un popolo in un modo, classificarlo genericamente a cosa può portare? Ad un'ingiustificata incomprensione.
In Cina non ci sono libertà individuali lamentano da lontano, il fatto che la coscienza di essere un individuo e del proprio valore, il valore del singolo non è qualcosa che si può esportare come possono pensare gli americani con la democrazia, ricordo che fino a poco tempo fa in Cina, lo slogan era 为人民服务, Al servizio del popolo. La precedenza al popolo intero, alla massa se vogliamo e poi il singolo individuo, lui viene dopo. E' scritto a chiarissime lettere su ogni manuale di legge cinese, forse il solo rimasuglio di una società comunista. Ma per questa differenza di priorità non dobbiamo pensare che i cinesi siano amorali o "senza Dio". Chi conosce un po' la Cina, sa anche che i cinesi non sono un popolo succube, ma instancabili e laboriosi e se vogliamo solo diversi. Noi in occidente abbiamo mai sperimentato fin da bambini classi da 50 studenti? All'università dormitori da 8 persone? Mense affollate e stazioni stracolme? Famiglie in cui tutti si chiamano zio e zia, o amici che si chiamano fratello e sorella? Sanno bene i cinesi (o forse il la politica del governo) che per governare la massa c'è bisogno delle gerarchie, del rispetto dei ruoli e la Cina ancora si affida a questo. L'animo del cinese si affida a questo. Fortuna che Confucio è nato qui.
Come conciliare le libertà individuali con un tutto l'apparato precedente ma intimo che regge questo paese? Non è cosa da poco, ma non che qui le persone non ne siano conscie.
Un articolo interessante scritto a posteriori con sale in zucca da Barry Sautman.
Se il mondo fosse cinese

Corso di bioetica, giovani medici cinesi crescono
I corsi che sto seguendo mi sorpendono sempre. Un po' per la freddezza degli studenti un po' per la pazienza degli insegnanti. Un mondo al contrario, mi appare.
Sto seguendo, connesso alla mia tesi di laurea, un corso di Bioetica all'Università di Pechino. Quindi in classe ci sono generalmente due insegnanti che propongono temi di discussione, riguardanti tanti argomenti del mondo della bioetica. Dai casi clinici più semplici ai problemi etici di difficile o impossibile risoluzione. Gli studenti oltre a me, sono dei ragazzi, di 23 anni età media, di medicina. Lo scrivo senza pentirmene, è svilente vedere dei ragazzi così giovani che ragionano il più delle volte in termini di beneficio materiale o per praticità immediata. Tutto questo poco si integra con un dibattito che dovrebbe portare all'analisi dei perchè più complessi, del tipo: Cos'è giusto per un essere umano? Cos'è l'individuo? La scienza quali compromessi deve fare per rispettare l'uomo per se? Tutto questo viene svilito da una autentica difficoltà nell'analisi, almeno il più delle volte è così per molti studenti.
La praticità all'ennesima potenza e la pura o la poca familiarità nello scegliere con il proprio cervello.
Quello che vedo tutti i giorni sta mettendo in evidenza, ciò che ritengo siano i problemi più importati per la sicietà cinese contemporanea:
L'educazione: Gli studenti sono abitutati a sentirsi dire ciò che è giusto o cos'è sbagliato, non a fare un ragionamento proprio. Sono abitutati a vedere la legge scritta come la verità messa su carta, senza riflettere sul senso del problema. Esempio: si parlava di madre surrogato, ossia di quelle madri che prestano il proprio utero per riuscire a portare avanti una gravidanza al posto di un'altra donna che non ha l'opportunità di farlo, all'inizio della discussione nessuno o solo pochi sono riusciti a vedere questo genere di pratica come un pericoloso passo verso la commercializzazione del corpo umano, come un pericolo. Parlando della legge sul figlio unico, nessuno è riuscito a concepire l'avere uno o più figli come un diritto dell'essere umano.
Sono studenti che sono abituati a memorizzare, tanto forse anche troppo. Mi rattrista.
Il sistema sanitario: Il caso in questione era questo se tu medico, di notte in ospedale comune vedi arrivare una coppia con un bambino in fin di vita, che fai? Tu medico, non pediatra? Cerchi di aiutare il piccolo o consigli ai genitori di recarsi all'ospedale pediatrico più vicino? Ovviamente la risposta di questi giovani cinesi di oggi, (so con certezza che fortunatamente sono solo una piccola parte della popolazione), bhe, gli eroi d'oriente, un po' Ponzio Pilato se ne lavano le mani. Non si azzardano a prendere una decisione che potrebbe portarli a subire delle critiche da parte di superiori, o potrebbe portarli ad assumersi necessariamente la responsabilità del proprio operato. Si rifuggiano piuttosto dietro la legge, 最大法律, la legge massima, come ha detto ieri una tipa che sta seduta dietro di me. Io inorridisco. La proff alla lezione seguente ci fa vedere un documentario su un medico il signor 王忠诚, che si distinse per il proprio coraggio, audacia e umanità.
Speriamo abbia effetto nelle menti studiose ma poco curiose dei giovani medici cinesi.
Scuola sperimentale dell'attore a Pechino
Sempre il solito caro amico mi chiama dicendo che sta arrivando in città una compagni teatrale italiana, ci sono i biglietti da andare a prendere all'ambasciata, vieni il 27, mi dice, ci sarà un dibattito tra gli attori italiani e cinesi dell'Accademia di Treatro Tradizionele Cinese (NACTA). Faccio del mio meglio per prendere il biglietto, anche se lo strano mondo dell'ambasciata a volte mette i bastoni tra le ruote, alla fine risolvo e ho il biglietto per il 27.
Arrivo nella periferia sud di Pechino, riconosco la scuola, ho già accompagnato lì una mia amica cipriota che faceva una ricerca sulle maschere nell'opera di Pechino. La scuola: facciata nuova mattoni rossi appena ricostruita appare un po' fredda, fortuna è notte e il ricordo dei vari edifici si perde. Sono molto curiosa di quello che andrò a vedere, un po' perchè mi manca il teatro. Da non esperta, mi manca sedermi sulle poltrone di velluto comode o scomode che siano e senza pretese intellettuali, farmi portare all'interno della commedia. E' da un bel po' di tempo che non mi capita di ridere a teatro e l'ultima volta che accadde a Roma, non ero solo io a sentire la mia voce, ma tutta la paltea rideva a crepapelle, anche le inibizioni degli spettatori erano andate via, tutto ad un tratto.
Quindi, ecco lo spettacolo inizia, scenografia semplice sullo sfondo, un piccolo teatro sul palco, quelli che vedevo da piccola al Gianicolo la domenica, gli attori erano veri, non burattini questa volta, erano persone che rappresentavano il mondo di Pantalone, l'amico nemico di Arlecchino. La scuola sperimentale dell'attore. La compagnia, il vero teatro del burattinaio sul palco, colori finalmente vivi, caldi e tanti. Abbinati da mani sapienti che hanno vissuto in Sud America, luogo che ne sa molto di colori e vivacità intellettuale. Gli attori, giovanissimi recitano in un dialetto o del nord italia, non capisco nulla o quasi. Guardo i cinesi che come me non capiscono le battute in ritardo sullo schermo accanto al palco. Ma l'ultimo dei problemi è capire, comprenderne la trama. Mi prendono i movimenti degli attori, che parlano e si muovono con gesti accentuati e un po' come il burattino, ripetuti. La comunicazione passa attraverso le mani, i piedi, i saltelli e l'abbassarsi del corpo, non c'è bisogno di parole, tutto quello che conta è la caricatura dei personaggi. Furbetti del quartierino dell'Italia di un po' di tempo fa, con riferimenti anche ai furbetti di adesso.
Consiglio a tutti di andare.
Per me è stato un po' come vedere il burattinaio di una volta.
Traduzione, è una questione di rispetto.
I "forse non tutti sanno che" cinesi
Ma lo sapevate che il Qi Pao 旗袍,il vestito da donna tradizionale cinese non è cinese ma bensì introdotto dalla dinastia Qing, ossia dal popolo mancese?
I cinesi donne e uomini portavano una sorta di tunica detta Chang 裳, i pantaloni erano utilizzati dai guerrieri mongoli, soldati e cavalieri, i quali giustamente necessitano di indumenti adatti.
La famosa Kao Ya 烤鸭 piatto doc del turista a Pechino, quello tipico pechinese non è pechinese, ma bensì proviene dallo Shangdong 上冻?
Queste tre piccole pillole di conoscenza a modo di settimana enigmistica mi sono state raccontate a lezione. Come faccio da un po' di tempo della mia vita, seguo corsi di cinese, varie università vari professori. Ieri spunta in classe questo piccoletto senza un dente davanti, un vero personaggio, maglione blu e una passione per la sua lingua. Il cinese. Dottorato alla Beijing Shifan Daxue 北京师范大学 in Cinese Antico, insegna, per guadagnare un po' di soldi, a noi stranieri una materia che è una strana mescla tra cultura e storia della lingua cinese.
Penso sia sempre più difficile dividere tra cultura cinese e lingua, c'è un mondo dietro quei caratteri che se aperto con passione, piano piano sfogliato con velocità e a volte con umorismo, può solamente stupire. La lezione in teoria potrebbe essere noiosissima, ma il tipetto, piano piano, con calma riesce a svelare quel mistero stratificato, fra semplificazioni e piccoli errori, tra il cinese antico e quello moderno, tra Taiwan e Da Lu, (la Cina "propriamente" detta).
Io oggi felice come non mai di aver trovato, un vanitoso e un po' nazionalista, giovane studente di cinese antico. Lo invidio un po' il filologo, tra dizionari polverosi e mondi passati, un po' autistico nei modi, ma pieno di passione. Magari tra due vita, la prossima ballerina di Tango, in Argentina.
Raccomandazione
Non posso non sponsorizzare questo altro blog:
Propaganda e connesso stress
Tibet: interrogativi di questi giorni
Non è facile essere indipendenti. Liberi di avere un'informazione veritiera senza che il dubbio affiori alla gola. Non tanto per la accuratissima censura cinese (alcuni programmini, aiutano a districarsi da The Great Firewall) ma piuttosto per la mancanza di informazioni.
C'è un solo giornalista straniero a Lasha, che ha avuto la fortuna di essere lì prima dell'inizio dei tumulti. Il signor è dell'Economist e solo lui, per la stampa straniera, può scrivere quello che vede, scritto qui.
Danwei da un ampio panorama con articoli più che interessanti riguardanti la situazione attuale in Tibet.
Il tema è ricorrente, la questione tibetana, che da parecchi secoli ormai ritorna di nuovo e di nuovo. Il punto è che per la maggioranza Han, il problema è inesistente. Il Tibet è cinese. Punto. Non ci sono per ora passi indietro, religione e socialismo alla cinese, ancora non si possono confrontare. Ho letto proprio ieri sul Nanfang Zhoumo 南方周末 un articolo interessante sul rapporto religione e socialismo. In un'intervista del 13 marzo, l direttore dell'Ufficio degli Affari Generali per la materie religiose, il signor Ye Xiaowen riprende l'interrogativo posto da Deng Xiaoping: come coinciliare la libertà religiosa e contemporaneamente prevenire le violazioni perpetrate dal fanatismo religioso che viola gli interessi del popolo e del socialismo?
Il giornale più aperto della Repubblica Popolare cinese affronta la questione Tibetana parlando di religione e di principi, che nel corso degli anni da Deng fino ad adesso sono stati analizzati a fondo e da parte del partito. E' sbagliato, dice il signor Ye la valutazione di voler accantonare le religioni, sarebbe un modo per allontanarsi dalla base fondamentale del rapporto tra marxismo e religione. L'articolo continua con una lunga digressione sul rapporto tra Vaticano e Cina per poi, finalmente, arrivare al Tibet.
Qui, il discorso è sentito e risentito. Per i cinesi, almeno quelli schierati è facile: il Tibet è cinese, il Dalai Lama è appoggiato dagli Stati Uniti e dagli altri paesi occidentali per promuovere la sua politica seccesionista. Quello a cui tengono i cinesi e ci tengono molto più di tanti altri popoli al mondo è l'unità del paese.
Un unità cercata da secoli, imperi e regni si sono alternati durante 5.000 anni di storia per unificare il Paese. La lingua parlata è forse il collante più utile di tutto. Ma qualche cosa è sempre scappata e scappa anche adesso. Il problema è difficile da risolvere, abbassare la guardia o a mano che tiene tutto il Regno di Mezzo ancora assieme e rischiare il conseguente sfaldamento? No. Il consenso popolare del governo leggittima quest'ultimo a prese di posizione forti, ma fino a che punto? Che ruolo avrà la comunità internazionale? Che da una parte si schiera buona buona per il rispetto dei diritti umani, che suona così bene, ma dall'altra parte ha promosso ed ora è soggetta alla delocalizzazione delle imprese e campa anche grazie ai musetti gialli che lavorano nelle fabbrichette del signor europeo-americano? I dissidenti tibetani (ma inserisco anche tutte le altre minoranze, Xinjiang in primis e tutti quelli che si sentono di poter perdere tutto pur di cambiare qualche cosa) organizzeranno altri momenti di ribellione? Se sì, le autorità saranno in grado di gestire tutto? Come reagirà Taiwan alle votazioni dei prossimi giorni proprio sul tema dell'indipendenza?
Il momento è delicato. Spero che la Cina abbia l'accortezza di mettere da parte il proprio orgoglio e la propria paura e di riuscire a dialogare. Spero che guardi un po' più in là oltre le teorie marxista e accetti di vedere i tibetani per quelli che sono. Con i loro spiriti e le loro genuflessioni e non tramite la lente cinese-han fatta di supermercati e autostrade. Contemporaneamente spero che il Dalai e la sua comunità internazionale, ma soprattutto la comunità internazionale, siano ben intenzionati a risolvere la questione. Spero la comunità occidentale rispettosa del tema di politica interna e che l'ingerenza sia ridotta al minimo, non rida sguaiatamente l'America e l'Europa faccia meno la schizzinosa.
Poco e nulla servono le minacce e i boicottaggi vari. C'è bisogno di dialogo tra le singole parti.
Una bella sfida che non mi sarei aspettata di vedere.
Difficoltà della lingua cinese
E' un po' di tempo che pensavo di scrivere un post sulla lingua cinese, adesso un articolo letto quì me ne ha dato lo spunto.
Il ministro degli Affari Esteri cinese afferma che la lingua cinese è una delle lingue più facile del mondo da imparare. Bhe, una volta un tassista mi chiese se trovavo il cinese facile o complesso. Ho risposto come il signor ministro, che in teoria non dovrebbe essere troppo difficile se un miliardo e 300 milioni di persone la parlano. Ho risposto di getto e con insensatezza, non stavo in conferenza stampa, soprattutto. Non credo si possa giudicare la difficoltà di una lingua dal numero dei nativi che la parlano.
Il cinese, invece, è una lingua difficilissima da apprendere. Queste parole
sono state scritte sulla pirma pagina del libro del mio docente universitario,
l'ho apprezzato per l'onestà.
La difficoltà del cinese dov'è? Allora, il cinese, non può essere mai lasciato
da parte, o ti ci butti con tutto te stesso, o non ne verrai mai a capo. Parto
dal punto di vista che è una lingua che, metaforicamente, si cerca sempre di
afferrare, di inseguire, ma difficilmente si riesce davvero a padroneggiare. Intanto,
il cinese, mi spiace dirlo ma va imparato anche a memoria, mi spiace per tutti quelli che vorrebbero imparare una ligua solo parlando con le persone senza aprire un libro, senza prendere carta e penna. I caratteri vanno
scritti ripetutamente, a volte anche con un non sochè di ossessivo, vanno
ripetuti non solo i caratteri singoli ma anche le coppie di due caratteri. Per dire questo
verbo si usa con questo comlemento oggetto e non con un'altro.
La lingua
scritta è di un fasciano misterioso in principio. Mi ricordo il professore che
in classe ripeteva di imparare i radicali. I radicali sono una parte
constitutiva del carattere. Per cui, ma ben attenti, non è una regola fissa, se
troviamo in una frase un verbo che significa agguantare, prendere, tirare, ci
sarà il radicale di mano alla destra del carattere. Nella parte sinistra a
vollte c'è l'elemento fonetico, che ricorda la pronuncia. Ma anche qui ci sono
innumerevoli variazioni. Queste due parti formano i caratteri.
Gli ideogrammi ripeto, vanno scritti, scritti e riscritti. Bisogna trovare
piacere nel farlo, mettendoci un po' di tocco estetico, perchè no, altrimenti
potrebbe diventare un lavoro noiosissimo.
La lingua parlata, quella ufficiale è il mandarino. Il mandarino puro di sente
solo in televisione, quella del telegiornale, per farmi capire. Per il resto
anche il più corretto del cinese ha la sua inflessione e poi ci sono tutti i
dialetti, ma questo è davvero un'altro mondo.
Quindi che fare con questo cinese. Intanto bisogna essere appassionati ed avere
enorme pazienza, impegnarsi a fondo, immergersi. Adesso è anche un po' più
facile di un tempo, ora ci sono film più o meno decenti da vedere e non solo
propaganda maoista, c'è tanta musica da ascoltare e tanti testi di canzoni da
leggere, ci sono giornali, riviste, tantissime riviste, libri, ecc. ecc. Non
darsi un limite, buttarsi. Parlare con le persone è essenziale, ascoltare anche
senza capire, lasciarsi prendere.
E una lingua difficile e incredibilmente affascinante. Ci sono momenti in cui
pensi vabbè, 7 anni di studio per nulla una lingua inafferabile appunto, altri
momenti, dopo per esempio una bella chiacchierata con una amica o con un amico
in cui sospiri e pensi che è come tutte le altre lingue, ma forse solo per la
prensenza paziente dell'amica-o.
Un altra cosa, la lingua non puo' essere disgiunta dalla sua storia, dal suo
passato, dalla conoscenza di quello che c'è dietro a "tutti quelle linette
che sembrano casette", è un tutt'uno. Ma a questo punto ci troviamo davanti ad un libro con un contenuto stracolmo di storia, eventi, di uomini che hanno fatto la storia dall'altra parte del mondo, parlano di uomini che in principio sembrano così lontani, di dinastie e imperatori ma basta lasciarsi prendere dallo scorrere di quel tempo.
*Studiare il cinese classico, leggere i classici confuciani e taoisti e divertirsi con i proverbi. Ma questo solo per chi ha vera passione.
Free Hugs China e 彩虹 di 许巍
C'è una canzone che mi ha accolto oggi mentre rientravo a casa. Precisamente 彩虹 Caihong, arcobaleno, di 许巍 Xu Wei. Incomincio a fischiettarla e ad intonare un po' la melodia di sottofondo. Ma perchè la so? Dato che stiamo parlano di pop-rock cinese, non sono un'esperta davvero. Pensa che ti ripensa, ecco il perchè, è la traccia che accompagna un bel video (freehugs in China) del 2006 quando in Cina incominciava ad essere frequente vedere in giro i cartelloni bianchi con scritto FREE HUGS o 免费拥抱
Qui sotto il testo della canzone:
每当音乐声响起
心就宛如一道彩虹
我多想拥抱着你
让你感觉不到风雨
在缤纷的节奏里
让你感觉快乐简单
在温暖的春天里
把你的心再次唤醒
每当你望着远方
别忘了爱在身边
我多想让你醒来
我多想给你温暖
在我珍爱的每一天
爱你是不变的信念
任时光飞逝如闪电
这彩虹永远开在我心间
Una curiosità, il video cinese è in risposta ad un'altro video (freehugs campaign), molto simile al video girato a Pechino, la cui traccia sottostante invece è stata messa su da un gruppo di adolescenti australiani. Bhe, non mi intendo neanche di pop-rock australiano...ma continuo a preferire di gran lunga e a canticchiare Caihong di Xuwei.
*altra cosa, notare che la traduzione in cinese di Free hugs è 免费拥抱 e non 自由拥抱, ossia abbracci gratis invece di abbracci liberi. vabbè. pratici fino alla morte.
Buona visione.
Beijing Buildings
Non ha tutti piacciono, polemiche sui costi dei progetti dilagano sulla stampa internazionale, Io passandoci davanti non posso che arire la bocca, e meravigliarmi per la loro estetica del tutto fondata sul secolo a venire.
1. Beijing Olympic Stadium detto anche "nido di rondine" per la sua forma a canestro. Argentato e immenso, conterrà 100.000 spettatori durante le Olimpiadi, 330 metri di lunghezza e 220 di ampiezza, 36 kilometri di acciaio lo ricoprono. *Herzog & de Meuron, studio svizzero ha firmato il progetto per il modico costo di 325milioni di euro*
2. Central Chinese Television CCTV. Il palazzo è futurista su piano tridimensionale, ancora in costruzione. 230 metri di altezza sarà circondato da 400.000 metri quadri di base in cui tutto il sistema televisivo, amministrativo e non avrà luogo. Il building è inserito nel Central Business District, quartiere della città in completa rivoluzione. * the Office for the Metropolitan Architecture (OMA), studio assolutamente multietnico con quartier generale in Olanda si è aggiudicato il progetto.
3. Beijing National Grand Theater. Ha un passo da piazza Tiananmen stupisce per la sua forma tondeggiante, un guscio di tartaruga accanto al contorno spigoloso e austero, costruizione in titanio circondata di acqua. * Paul Andreu architetto francese è l'artigiano.



