Duan Wu Jie 端午节
Le feste nazionali sono state ufficialmente
divise, sono state sparpagliate durante il corso dell'anno.
C'e' chi vede questa decisione, da parte delle
alte sfere del governo, come un modo di tenere a freno la popolazione
durante le feste nazionali che fino ad ora si spostava da una regione
all'altra in massa, creando presupposti per disordini sociali.
Avendo solo tre giorni di ferie chi si azzarda a prendere un treno? Non ne vale proprio la pena.
C'e' chi invece con mente piu' ottimista vede da
parte del governo una scelta dettata dalla ricerca di far rivivere
all'interno della popolazione quelle feste tradizionali che erano fino
ad adesso state messe in secondo piano. Un modo per far rinascere del
sentimento nazionale, o meglio, spero non sia il solito nazionalismo
alla cinese, ma per far ricordare le leggende che sono dietro alle date,
i personaggi storici che sono dietro le leggende e i poemi che sono
stati scritti dai personaggi storici. Scatole cinesi.
La festa che ci sara' questo weekend, prolungata
fino a lunedi' e' la Duan Wu Jie 端午节.
In questi giorni si mangiano i
zongzi 粽子, fagottini di foglie di canna farcito con riso, ripieno dolce
o salato. (meglio il salato). Ma che sono questi zongzi, che origine
hanno, la storia in breve e' questa:
Nell'antico regno di Chu, l'attuale parte della
Cina meridionale che include Henan, Hubei, Hunan, Jiangsu, Qu Yuan 屈原,
letterato e consigliere del sovrano decide di metter fine alla propria
vita. Un fiume, il luogo dove scomparire, stanco di vedere il suo regno
soffocare dalla corruzione, depresso nel vedere cio' a cui piu' teneva
essere conquistato e annientato, decide di togliersi la vita. L'acqua
soffoca i polmoni.
Le persone che lo osservano dal bordo del fiume,
cercano di salvarlo dai pesci che piano piano lo stanno
aggredendo, lanciando dei bocconi di riso che possano distrarre le
bestie acquatiche. Questa l'origine dei zongzi, bocconi esca per pesci
o draghi che contribuirono alla morte del poeta-consigliere.
Riavvoltolando foglie di canna da zucchero ogni anno, si tenta
nuovamente di salvare il nostro caro Qu Yuan, che come ogni altro anno
morira'.
La festa in inglese e' anche detta Dragon Boat,
anche qui, le persone che cercarono di salvare Qu Yuan, narra la
leggenda non solo si limitarno a gettare esche per pescioni o draghi,
ma salirono su barche e cominciarono a battere i remi sulla superficie
dell'acqua, di nuovo per distrarre le bestiacce, o forse chissa' anche
per cercare il corpo del saggio ormai perduto.
Quindi festa della barche del drago e dei zongzi risalgono a Qu Yuan.
Cosa risale a Qu Yuan? Il 离 骚
Li Sao.
Chi lo traduce con "incontro al dolore", a me non sembra la traduzione
piu' adatta, comunque rimane una parte importante dell'antologia cinese
composto tra il quarto e terzo secolo a.c
Libri rossi
Oltre a fare le cose nuove che faccio del tipo: mi improvviso dietro ad una scrivania al 23esimo piano di un palazzo, con fare deciso chiamo e metto in comunicazione mondi distanti cercando di attenuare le differenze, sorridendo un po' per tutti e due le facce della stessa terra, oltre a tutto ciò che coinvolge la mia vita da pochissimo tempo, continuo a fare quello che facevo e che mi piace comunque fare: studiare.
Non sono mai stata una "tutto studio" e questo i miei proff del liceo lo sanno bene, pero' mi piace curiosare dietro le facciate e il mondo dei caratteri cinesi è pieno di cose da scoprire.
Tutto andrebbe bene se non fosse per i libri di testo, nel senso, non fanno tutti schifo, ma almeno quelli che ho avuto più sottomano in questo periodo hanno un dolce sapore di "caro piccolo occidentale, adesso ti mostro cos'è la cina millenaria", o per dirla come il marchese del grillo "io sò io e voi non siete un cazzo".
Che la Cina sia un paese con una lunga storia è fuor di dubbio, che sia una società complessa anche, che la sua lingua sia una delle lingue più difficili al mondo anche, ma allora cinesi miei, o comunque autori di questi libri di testo per stranieri, per piacere siate più umili, più modesti. Alcuni di questi testi venivano scritti negli anni 90 e raccontano di eventi ormai obsoleti che anche alcuni insegnanti si rifiutano di approfondire, manca fortunatamente l'appellativo Tongzhi, 同志 ossia "compagno" una delle prime parole studiate in Cina 7 anni fa, faccio notare che l'insegnante dell'epoca, una 25enne in gamba, mi suggerì, "sebbene su questo libro ci siano scritte tante parole, mi raccomando questa qui non la usare, adesso nel 2001 nessuno più si chiama "compagno" per strada".
Sebbene termini così evidenti vengono con classe epurate dai libri di testo per noi musi dal naso lungo, ciò che non manca quasi mai è quel pizzico di propaganda comunista, che a leggerla fa anche un po' piacere, quello che mi infastidisce alla lunga però è trovare commenti sul mondo occidentale come fosse un tutt'uno immutabile, come se noi musi bianchi in fondo siamo solo dei barbari incapaci, difficilmente riusciremmo a capire un mondo tanto raffinato come il magico mondo cinese.
Quindi, tutta questa pomposità mi sa da bulletto preso dall'ansia di prestazione, o da un senso di inferiorità radicato, più forse in quegli ambienti fatti di dizionari e polvere che nella vita quotidiana.
中国万岁!!
Insomma
Canzone (mattina, sole e aria)
C'e' una canzone il cui testo
merita di essere scritto:
我用我的眼睛看,看不清世事的无常
我用我的声音唱, 唱不出甜蜜的歌谣
我用我的记忆藏, 藏不住最初的模样
我用我的青春换, 换不会脆弱的理想
黑夜给了我黑色的眼睛, 我却用它寻找光明
梁颍
e anche di essere tradotto
Uso i miei occhi per guardare e
non riesco a vedere l'impermanenza del mondo,
Uso la mia voce per cantare e non
riesco ad emettere il dolce suono,
Uso i miei ricordi per nascondere
e non riesco a celare il primo sguardo,
Uso la mia giovinezza per
ritornare e non riesco a recuperare i fragili ideali,
La
notte mi ha dato degli occhi neri, ma io li uso per cercare la luce.
Liang Ying
Buona giornata.
Tips for visa
Forse forse io ho risolto, il problema visto sembra avere una conclusione, ma continuo ad incrociare le dita, toccare ferro, qualsiasi tipo di scaramanzia...
Qui un articolo che potrebbe portare chiarezza
Intanto sebbene la situazione sia complessa e poco chiara, continuo a sottolineare che quello che stiamo vivendo noi stranieri qui in Cina è nulla in confronto ai nostri omologhi in Italia, ossia non vorrei mai essere nei panni di un immigrato cinese in Italia. Dai racconti di amici cinesi residenti a Roma, file inimmaginabili in questura parecchie volte alla settimana, attese di ore dalla mattina presto, mazzette a questo e a quello, soldi tanti soldi.
Noi, da qui, un po' piu' fortunati, continuamo a lamentarci, chiacchiere da salotto che sanno un po' di borghese del 20esimo secolo. Malediciamo i cinesi per la confusione, ma chi fra di noi deve subire quello che un nigeriano o un filippino subisce in europa, magari non tutti, fortunatamente c'è anche chi se la passa bene, ma davvero noi immigrati in Cina non sappiamo nenache lontanamente che vuol dire essere un immigrato in occidente. Chi ringraziare? La fortuna, essere nata da quell'altra parte del mondo? Mah.
A presto.
Candele a Gulou
A Pechino quello che mancano sono le piazze, luoghi in cui fermarsi dove non si procede piu' in bicicletta, ma si sta, si ozia e si fuma una o piu' sigarette. Luoghi tondi con fontane annesse, spazi con gradinate, gran parte dell'europa rinascimentale e' racchiusa nelle piazze e nelle piazzette.
In Cina, no, in Cina non ci sono piazze, ci sono rotonde constriute da pochi anni, a Pechino c'e' Tiananmen, che sebbene sia considerata la piazza d'eccellenza, dalle sensazioni che mi provoca mentre ci passo, e' difficile per me considerarla una piazza vera e propria, troppo grande e dispersiva, e poi non ci si "sta" a piazza Tiananmen...
C'e' una piccola eccezione che conferma la regola a Pechino, tra le due torri del tambuto e della campana, 鼓楼 c'e' una piccola piazzetta, un piccolo spazio dove le persone del quartiere si riuniscono, dove i bimbetti giocano con voci acutissime, dove i ragazzi si siedono per terra e bevono birra, dove finalmente si STA e ci si incontra. Quindi a tutti gli appuntamenti a gulou sono felice di andare, per sedermi sul gradino, per chiacchiere in liberta'. Di sera, forse, ha ancora un fascino maggiore, di giorno i turisti la popolano e i riscio' del 2008 che portano a spasso i biondi americani sono tanti e troppo rumorosi, i pulmann la occupano, quindi il momento migliore per affacciarsi e' sicuramente la sera:
Ieri sera, cena con un'amica li' nei dintorni e poi eccomi con 4 amici sul gradino a parlare.
Yangque e' appena tornata da Chengdu 成都 con un peso dentro infinito, notte insonni in albergo al 15esimo piano con ancora le scosse di assestamento che non la lasciavano un minuto libera. Lei comincia a raccontare noi tre a guardarla senza aprire troppo bocca, semza riuscire a sentire profondamente quello che lei ha visto. Penso che alcune cose si', si possono empatizzare, ma vedere con i propri occhi macerie, soccorsi, strade distrutte persone senza casa, pianti a dirotto senza riuscire a fare neanche una foto, perche' non e' il momento, e' quache altra cosa. Vedere con i propri occhi e' diverso. Ci vuole davvero coragggio per fotografare la distruzione, ci vuole freddezza per fermare in un'immagine un turbine di sensazioni di profonda tristezza. Quindi sentire dalla sua voce i racconti ci ha fatto ammutolire. Brividi nel nominare i bambini morti sotto le macerie, brividi nel nomirare quell'uomo a cui la telecamera ha tenuto l'obbiettivo puntato per riuscire a riprendere il savataggio, invece si e' trasformato in una morte in diretta, l'obbiettivo ha filmato la morte di un uomo. Racconti che non si riuscivano a fermare, lei con il suo bisogno di sfogarsi, noi con sguardi bassi ascoltavamo.
Ad un certo momento nel lato piu' lontano da noi della piazza, un gruppo di persone cominciano ad accendere molte candele, le dispongono e chiudono gli occhi, mani sul cuore, ancora il pensiero di tutti noi va a tutti gli uomini, donne e bambini morti nel terremoto.
Lutto e-o nazionalismo (alla cinese)
Tornavo da fuori Pechino erano le 14.28 del 19 maggio. L'autobus non pieno, seduta in attesa che scattasse il semaforo verde, in cerca di una doccia a casa.
Tutto si ferma, tre minuti silenzio, i tre giorni di lutto decisi dal governo in commemorazione dei morti del terremoto del Sichuan, avvenuto precisamente una settimana prima, ha inizio. Tre minuti di gelo e poi infinito caos.
Io mi metto le mani nei capelli, in cerca di silenzio, alla ricerca di quei tre minuti, poi mi guardo attorno e tutti tutti gli automobilisti con le mani sui clacson. Autobus, automobili, moto, motorini tutti insime in uno stordimento e un urlo infinito, per ricordare insieme a distanza le persone morte e per lanciare un segnale di incitamento a chi ha perso familiari, casa, scuole, per chi si e' visto crollare tutto addosso. Un modo per stringersi insieme a chi e' lontano.
Onestamente mi ha stupito questo forte modo di esprimere il dolore. Urlare dovrebbe essere naturale quando si soffre ma vedere una nazione intera stringersi con tanto fervore non mi era mai capitato.
Lo strano nazionalismo cinese, fa anche questo, ma sentirsi cittadini e connazionali, uniti dalla storia della propria nazione e per questo uniti nella sofferenza della stessa e' per natura qualcosa che evade il mio modo di essere. Sono nata dopo le la seconda guerra mondiale, dopo che le lotte per l'indipandenza erano state gia' fatte, forse da uomini ben piu' coraggiosi di me, che incarnavano ideali che sono ormai lontani. Adesso in quello che e' il mio mondo, anche in quello intimo ci sono differenze e non simboli, c'e' una ricchezza data da un essere plurimo.
Per questo sempre piu' stupita mi sono ritrovata di fronte la televisione con sguardo sorpreso e diro' anche commosso, nel constatare la forza di questa gente che brandiva bandiere rosse.
Non credo nel nazionalismo di oggi, ne' nella forza delle singole nazioni, credo nel rispetto delle differenze in modo cosi' ingenuo da farmi arrossire troppe volte. Giuro che non so nanche io come faccio a continuare a pensare cosi'...
Credo che le differenze siano ricchezza che non possono generare paura, credo la paura sia fondata sull'ignoranza e riesce a prosparare solo attraverso la scarsa conoscenza sia dell'altro che di se stesso.
Ma tutto quello che ha fatto radunare a piazza
Tiananmen migliaia di persone con le mani alzate e gridare "Coraggio, coraggio, forza, forza" che cos'e'? Un modo di sentirsi uniti con i propri connazionali? Puo' essere identificato come l'altra faccia di un nuovo nazionalismo alla cinese? O va visto solo come una forma come le altre di lutto, di pianto e di commozione per una catastrofe?
Outside Beijing (43 km)
E' stato tutto
detto in due tre frasi, da un momento ad un altro il sorriso sulla mio volto e
via fuori Pechino.
Side car, il
mezzo di trasporto che mi ha portato fuori città. La prima volta con grandi
occhiali da sole, gonna colorata, mancava solo il fazzolettino al collo e mi
sarei sentita completamente nella metà
degli anni 50.
La meta: huairou 怀柔, distanza 43 km da Pechino, via verso nord.
La prima cosa che
scompare sono i palazzi alti, le strade ampie rimangono sempre, i kilometri
passano in fretta e finalmente anche l'aria cambia. Fresca, leggera. Ai lati
montagne non alte, flora diversa dal mediterraneo, rivedo un nonsochè di Tailandia,
ma solo lontanamente in quelle fronde spelacchiate che fanno da contorno e
segnano il profilo dei monti.
Tutto verde,
prendiamo una strada di campagna e ecco mi sento fuori dalla città.
Penso alla
campagna romana, penso a Laura e alla sua casa, continuo a guardarmi attorno.
Svoltiamo a destra per una strada sterrata al lato di questa un lago, un grande
lago, mi dice "si può nuotare, l'acqua è pulita", io continuo solo a
sorridere, il bagno al tramonto purtroppo è stato messo da parte ancora freddo
e il lago è circondato da una rete.
Mi chiedo cosa
sia l'edificio di fronte a me, un grosso telescopio, un centro di ricerca, ed
ecco un omino che ci fa scavalcare e che ci illustra il prestigioso centro di
ricerca sul sole, il grosso telescopio fotografa in continuazione la madre di
tutte le stelle.
L'omino invece,
fotografa con una macchina fotografica tedesca il tramonto, il sole, cidice,
impiega solo due minuti a scendere tra le montagne, bisogna sbrigarsi.
Di nuovo per
strada, fame e ormai luna quasi piena.
Proposta di
mangiare pesce. Ben venga il pesce crudo e cotto. Bacchette cinesi in un
agriturismo cinese, finalmente sono fuori Pechino.
Questi giorni
In questi giorni stiamo tutti davanti al telegiornale, cinesi e non. In metro i vari giornali di cartaccia, che generalemente vengono buttati via sono aperti in continuazione e le persone non smettono di leggere, parlottare tra di loro, ricordare terremoti passati e sperare per tutte le persone che sono sotto le macerie.
Una vera tragedia che ha colpito una regione non poverissima, ma impervia, dove la pioggia incessante degli ultimi giorni rende difficile i soccorsi.
Il mio caro amico, (ormai ti chiamo così non te ne avere a male) chiede di chi sa modi per aiutare, devolvere, partire, in qualche modo faccia sapere.
Intanto questo
link , dove alcune informazioni interessanti si possono trovare.
Un altro
blog di una mia amica cinese, ora a Chengdu, dove lavora come assistente ad un giornalista francese. Gran parte del blog è ancora centrato su torce, olimpiadi, sfoghi personali per lavoro con occidentali con il naso all'insù e grande strafottenza da parte dell'uomo bianco, ma indubbiamente sarà aggiornato dal luogo del terremoto.
Io dal mio piccolo aspetto che mi paghino per una traduzione e devolverò tutto, se potessi sarei già partita, come dice qualcuno con mani nel fango a scavare.
Purtroppo sono ancora qui a combattere con l'ufficio immigrazione e con informazioni parziali, con segretarie che trascurano di leggere parti fondamentali di documenti e io che devo fare un visto.
A presto.
(comunicazione personale:
Pengo: sono un po' schiva qualche volta, ma sempre disponibile per chiacchiere e passeggiate, se dovessi essere in zona, scrivi pure o chiama. Cià!)
Terremoto alla luce di oggi
E' tutto molto più grave del previsto, sembra che il numero dei morti debba continuare a salire. In tutto sarebbero 10.000 persone che hanno perso la vita, almeno per adesso.
Il luogo dell'epicentro è situato in una zona montagnosa del Sichuan, di per se' le strade sono già impervie e ancora non si riesce a raggiungere la parte più colpita dalla scossa.
Poco si sa delle persone che vivono in quella zona, che seppur montagnosa è densamente abitata.
Alla televisione non smettono di trasmettere le notizie, le persone a Pechino nei ristoranti attenti, con gli occhi fissi sugli schermi televisivi. Oggi una bella parte della lezione è stata dedicata al terremoto e ai metodi di soccorso, che seppur tanti e pronti non sembrano bastare.
A Chengdu si lotta per salvare la vita a circa 900 studenti che sono stati sepolti tra le macerie della loro scuola, crollata durante la forte scossa. Immagini pesanti.
I soccorsi stanno arrivando da tutte le parti della nazione, anche aiuti stranieri sono stati offerti.
Aiuti alimentari, economici, sanitari arrivano da tutte le altre regioni che non sono state colpite, ma la situazione rimane ancora difficile, ripeto, specialmente per la difficoltà dei trasporti.
Mi chiama Maidian chiedendomi se i soldi che ci devono per una traduzione li possiamo devolvere alla croce rossa. Ovvia la risposta.
Vabbè, mi rimetto a vedere la televisione.
Sfortunata la Cina quest'anno, anno del topo da dimenticare.
Terremoto
Io a Pechino non ho sentito nulla, altre persone in città lo hanno avvertito ma soprattutto chi era in piani alti di palazzi, personalmente alle 14.28 di oggi, ora in cui nella provincia del Sichuan si è verificato il terremoto, ero intenta a riflettere sugli ultimi eventi che trascinano la mia vita. Di fronte al computer con Matthew Herbert in sottofondo.
Mamma e amici, state tranquilli sto bene.
Per gli altri, aggiornamenti su xinhua
Periferia
Se la città fosse fatta solo di "centro" sarebbe
solo una piccola roccaforte, ma non siamo più nel lontano medioevo,
almeno non qui. Quindi periferie si snodano dalla bella signora
(termine che rende l'idea di Pechino), da sud a nord, circordano il
sesto anello. Sento persone parlare, di come siano pericolose, da non
passarci di notte, ma sul fattore sicurezza, ancora in Cina mi sento
più sicura, se paragoniamo il tutto ad un Parigi periferica notturna, o
solo anche una Roma zona Salaria spinta.
Le periferie comunque mi continuano ad
affascinare, per i personaggi, per le strade immense che mi sono vista
attraversare in motorino in fretta a 15 anni e da più grande in
macchina. I palazzi giganti, mi sembravano quelli che raggiungevo a 20
kilometri da casa mia nel 95, strade ampie e una tristezza di
sottofondo circondava la zona. Nel concetto di periferia rimane ancora
quel pregiudizio amaro, di desolazione e solitudine, di volti rapiti da
troppe canne, o di grossi cani al guinzaglio. Incuriosita da quei
luoghi lontani, mi sono sempre incamminata per i le campagne adiacenti
alle periferie, seduta a guardare le mille finestrelle dove sono
racchiusi mille e più persone, che guardano la televisione forse
l'ennesimo programma platinato o forse un'altra porcata che ci riduce a
sempliti telespettatori acritici.
Ieri mi è capitato di andare da un amico, alla periferia est di Pechino.
I palazzi che circondano Dongzhimen si sono fatti
sempre più radi prendo l'autobus e mi lascio finalmente alle spalle il
Moma, un complesso di edifici ad innumerevoli piani con case di lusso,
laghetto interno, tutto permeato da solitudine, grigiore e
estraniamento. L'autobus procede sempre avanti, accanto a me gente di
Pechino, chi ha lavorato fino alle 19.00 e si addormenta sul finestrino
imbevuto di vapore, data la pioggia che continua a battere
ininterrotta.
Facce stanche e vestiti sporchi di chi lavora nei
palazzi della città, negli enormi palazzoni che saranno uno degli
esempi della nuova Cina del 2008. Mocassini trasformati in scarpe da
lavoro e mani grandi per quei piccoli uomini che provengono dal sud
della Cina.
Venti minuti e sono in una nuova parte, nuova
città, nuovo spazio. Frequentatissimo come al solito, traffico e
semafori, gente ovunque, sempre Cina, ma non la bella signora a cui
sono abituata. Lui mi aspetta in moto all'incrocio dall'latra parte
della strada, faccio zigzag tra le macchine per raggiungerlo, sono
contenta di vederlo. Salgo e via verso l'interno della periferia.
Strade sterrate e o male asfaltate, la pioggia continua a sbattere,
mentre ci sono anche campi attorno, verdi. Mi lascio trasportare mi
metto il cappello in testa e mi continuo a guardare attorno, un piccolo
quartiere, fatte di casette grigie piccole, di quelle che si trovano
nei piccoli paesotti cinesi, niente di speciale, sono contenitori per
persone, ristoranti che cucinano a poco prezzo, grossi cani randagi,
bimbetti che corrono ovunque, carretti che sfornano frittate di uovo e
cipolla.
Desolante, è tutto molto desolante. Ma anche tutto umano. molto umano.
Zhongnanhai 中南海
Adesso uno dei luoghi più segreti della terra, segreto perchè immensamente protetto, mura e controllo.
Il quartier generale del partito comunista cinese, o meglio, a dirla così sembra strano, le residenze e tutto l'amabaradan annesso delle più grandi personalità del Partito comunista cinese sono raccolte in quel che qui si chiama Zhongnanhai 中南海. Accanto a Tiananmen e alla città proibita, un proseguimento di quella dinastia ininterrotta che si rifugia come sempre nei palazzi. Con google.earth si può dare una sbirciatina dall'alto, si vedono abitazioni, un grande lago e un'isoletta. Cosa darei per fare una passeggiata dietro quelle mura, solo un giretto magari tra le residenze dei magnifici nove, i "member of standing committee of political bureau" o accanto alla sede che ospita il comitato centrale. Immagino sale ampie e imponenti, tappeti di velluto e tavoli di legno massiccio, un'aria di austerità, ma anche di delicatezza intima nell'animo di tutte le più grandi dinasti cinesi. I tecnocrati-ingegneri, che sono le personalità più importanti del partito comunista cinese, "vivono" lì tutti insieme. Ma ti pare? Penso da un po' di tempo. Vivere protetti tutti insieme coperti dallo stesso muro di cinta. Non è che si preoccupano come in passato dei veleni messi appositamente nelle pietanze e nelle medicine? Non ci saranno mica concubine e pranzi luculliani, o arpe cinesi che suonano al passaggio dei magnifici 9. Chissà, non mi stupirei.
Fatto sta che ci sono stati periodi della storia cinese in cui Zhongnanhai era aperto al pubblico, biglietto di entrata e via all'interno di quella che adesso è la vera città proibita.
punti fermi
Vorrei che ci fossero punti fermi e questo con la Cina c'entra parecchio.
Chi è qui da molto tempo (anche se il molto è difficile da quantificare) sa come fare avanti e indetro, sentirsi sbandati da continente a continenete è destabilizzante. Da piccola, adolescente, capelli rasati e walkman amavo gli aereoporti, ero serena mentre camminavo in quel pulito non luogo, quell'incrocio di attese e fantasie. Adesso, vorrei che ci fossero solo viaggi in treno vorrei che ci si mettesse giorni per arrivare, in modo di metabolizzare il tutto. Non devo partire, purtroppo ma durante la notte sogno viaggi, solo viaggi da un po' di tempo.
Questo mondo mi sta stregando molto di più di quanto potevo credere. Per ora mi lascio stregare, cerco esperienze e comunque anche schiaffi in faccia, che negli ultimi tempi sono arrivati precisi fino in fondo. Quindi che fare? Alzarsi e scappare? Lavaggio del cervello? Correre nei parchi a più non posso? Cercare quel famoso maestro di Chen che tanto mi manca? Andare a Wuhan? Cambiare faccia? Ripetere quel cazzo di esame? Cominciare a lavorare?
Il fatto che quando sono dall'altra parte del mondo, mentre guido in macchina mi chiedo perchè la Cina non sia anche lì. Domanda cretina, ma sottolineo la mancanza di essere o avere altro.
Oggi giornata grigia, sole dietro le nuvole. Ho voglia di rialzarmi e prendere a calci qualcosa. Che sia la faccia di qualcuno a poca importanza.
Intanto nei giornali di qui si polemizza contro le manifestazioni anti-Carrefour, il governo teme le masse inferocite e fa bene, ma il problema rimane alla base. In tutto questo, il Midi festival è stato cancellato, appunto per il binomio folla-paura, non che me ne dispiaccia poi tanto, ma non è segno di maturità di una nazione. Piccoli spazi maturi saranno al 2k con un po' di sano e introverso Noise.
chinese protest against france
Foto e articoli
per ora solo questo, danwei raccomanda di ascoltare questo programma.
Anti occidente
Tempi duri. In questa Pechino ultimamente.
(dell'Italia non voglio neanche parlarne, credo solo che il "nuovo" presidente è ciò che si meritano gli italiani)
Pechino
invece corre questa folle corsa alle Olimpiadi, i mingong continuano a
lavorare tra tubi innocenti e canne di bambù con i loro caschi gialli
per costrire la nuova Cina. Una bella parte è già stata costruita. La
polemica della torcia, non si è aquietata, la sicuramente non ha più la
prima pagina dei giornali, ma il malcontento di stranieri e cinesi è
evidente. Tutto questo per me è pericoloso.
Ultimamente
su internet c'è un modo per garantire l'appoggio e incoraggiare la Cina
nel suo operato, o forse per prendere parte nella stupida diatriba
"Cina contro Tutti". Questo modo, degno del mondo adolescenziale in cui
viviamo, è mettere un bel cuoricino rosa nel proprio msn, no comment, il
cuoricino rosa. Altra idea geniale degli ultimi tempi dove come in un
fumetto ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, c'è chi ha
deciso di, boicottare il Carrefour nota catena di supermercati francesi.
Perchè la Francia non ha protetto la torcia? Perchè i francesi si sono
permessi di criticare a fondo il governo cinese? Per un astio compresso da secoli che adesso ha trovato il modo di uscire? Boicottaggi a parte, quello che sta scuotendo ultimamente l'animo dei giovani pechinesi è anche la massiccia presenza delle forze dell'ordine. Retate in alcuni locali della zona dei locali, quartiere finto, costruito per far bere il giovine bianco col soldo prima, ora per far bere tutti quelli che se lo possono permettere. A farne le spese questa volta sono stati giovani adolescenti francesi che sono stati portati via dalla polizia.
Questi i fatti delle giornate precedenti, quello che si percepisce in Cina, adesso è un forte astio, comandato o non dal governo. Onestamente, non credo ci sia il bisogno che il governo cinese si scomodi per confermare nuovamente il sentimento nazionalista del popolo cinese. E' frutto di un sottile lavoro fatto da decenni, un'educazione a cui difficilmente si scampa.
Ieri a cena con il mio caro amico, con cui non smetterei mai di parlare, continuavamo a discutere di Cina. Perchè se l'occidente o chi per lui attacca il governo cinese, il popolo lo sente come un attacco personale alla popolazione cinese? La politica del governo e la popolazione in che rapporto sono?
Mentre scrivo questo post una mia amica mi manda questo link: manifestazione antifrancese a wuhan.