Hu Defu 胡德夫 cantautore Taiwanese

 

In questi giorni il subbuglio interiore di testa e di pancia si allevia un po' grazie ad un cantante, tal Hu Defu 胡德夫.

Sessantenne dallla voce calda e i capelli bianchi e dalle grandi mani. Sembrerebbe poco, mi vedo scivolare sul divano chiudere gli occhi dopo ore di vai e vieni. Sgambetto su e giu' per il villaggio olimpico, arrivo a casa e piombo sul computer, accendo il tutto e mi allungo sul santo divano ampio e troppo bianco. Faccia tra le pieghe del cuscino e via. Il signor Hu in sottofondo. 

E' di Taiwan, attivista nel sociale da anni e cantautore da sempre. Mentre negli anni 70 a Taiwan, come in tutto il mondo spopolava l'America e la sua musica, lui riprende le sue origini, le raccoglie tra le mani e le mette in musica. 

Consiglio a tutti congcong  匆匆

 

Pechino cambia.

Oggi ennesimo ritorno dalla periferia.
 
Dopo la serata in una nuova ufficina aperta da poco dal meccanico di un mio amico, birra, chiacchiere, arrosticini e un po' di panzoni cinesi patiti per le moto e i side-car. Racconti che si perdevano in viaggi in moto di più di 2500 chilometri, da Pechino al Ningxia o al Qinghai, per fare un bel bagno in quel lago blu blu che solo lì c'e'.
Io nel mio piccolo guardavo tutti e assaporavo la situazione in cui già mi ero trovata, a Roma, con amici in grandi chiacchiere nell'officina del mio meccanico panzone, stessi discorsi, stesse moto, stessa passione. Solo che nell'officina cinese mancano le bionde da calendario appese al muro, cosa che ho apprezzato molto. Al posto della tutta tette e culo, caschi degli anni 60, che sembravano più berretti militari.
 
Comunque, oggi mi ritrovo di nuovo in autobus, con un sapore amaro in bocca, con gli occhi che mi si chiudono, e la luce bianca fuori non aiuta per nulla.
 
La mia bella Pechino cambia. Oggi è cambiata. Dalla bella signora, che era una volta si sta tramutando un una hostess da convegno.
 

 
Ai bordi delle strade solo insegne delle Olympics 2008, e piccoli operai con giubetto arancione che piantano fiori ovunque, puliscono, mettono in ordine, come se la Cina fosse ordinata, per quella solita apparenza che DEVE necessariamente caratterizzare i grandi eventi, quell'apparenza che a me da fastidio, che non mi fa riconoscere la città in che mi ha affascianato. 
 
Posso comprendere il bisogno degli alti vertici di tenere tutto sotto controllo, di cercare di evitare ogni minimo disordine che potrebbe scaturire in qualche altra cosa, ma è come costringere qualcuno a cambiare la propria personalità, perchè di questo si tratta.
 
Regole e regolamenti scandiranno la vita di Pechinesi e stranieri per due mesi.
 
Intanto no ai tavoli per le strade. In Cina, come in Italia, d'estate si mangia all'aperto, adesso no, adesso non si potrà più fare o almeno non si potrà fare nei posti centrali, nei posti in cui sguardi di stranieri e giornalisti potrebbero trafugare immagini di una Pechino disordinata, un po' sporca, viva, di pancia e di cuore. Ma tutto questo non è dato vedere, Pechino si deve trasformare per due mesi in una sorta di Stoccolma, noiosa nella sua pulizia, bella nel suo ordine, che ha me fa venire l'orticaria. 
 
Le strade sono rigorosamente pulite di notte da appositi macchine che spruzzano acqua e altro, cercando di rendere tutto splendido splendente. Agli incroci jeep della polizia controllano il traffico, anche questo rigorosamente organizzato. Da oggi targhe altrene per due mesi, non c'è scampo per le moto, motorini, motorette, non potranno più circolare. Si salvano le biciclette. Menomale.
 
Per il resto comincio a diventare insofferente alle aiuole bel tagliate, ai fiorellini tutti colorati che circondano le strade della città. Guardo con ammirazione e rassegnazione i vecchietti di quartiere che indossano le magliette di Beijing 2008, vedo le macchine sfrecciare con la bandierina della Cina, e mi chiedo se gli sforzi che stanno facendo i grandi vertici di zhongnanhai serviranno a qualcosa. Serviranno a farsì che qualche giornalista scriverà qualcosa di diverso sulla Cina? Ci sarà qualcuno che noterà lo sforzo o la maschera che dir si voglia, o sarà tutto speso inutilmente?  
 
Intanto, doccia, le domande rimangono. Poi diretta al villaggio Olimpico per un altro pomeriggio di lavoro. (Olimpiadi mon amour)
 

Kataklò Athetic Dance Theatre in Beijing

La mia coinqulina (mamma T. o Chongzi 虫子 Killer) me lo accenna l'altro ieri. Alla Beida 北大, l'uiniversità che mi ha ospitato per 10 mesi, da cui da un mese sono però latitante, c'è uno spettacolo di acrobati italiani.

Accetto volentieri il nuovo programma. La giornata è meravigliosa, mi catapulto fuori dal letto tirata per le braccia dal cielo azzurro azzurro e dal sole. Cammino per il quartiere, incontro un amico che pranza con i genitori, no putonghua 普通话 (ligua ufficiale, mandarino) ma in fondo è il ganjue 感觉 (sensazione) che ci porta avanti a noi laowai 老外(stranieri). Poi gli spaghetti in brodo e un bel po' di pesce appena sveglia ci stavano davvero. Usciamo dal ristornate e ci dirigiamo verso un nuovo negozio di amici del mio amico, appena aperto. La piccola Xiaodan vende manufatti del Guizhou 贵州, regione al Sud della Cina, ancora non intaccata dal turismo di massa, ancora non Disneyland insomma. Regione in cui chi è di minoranza etnica Miao utilizza fili colorati e tempi lunghissimi per cucire e ricamare vestiti, scarpe, cinte e tanto altro. Opere d'arte più che semplici indumenti. 

Rimango lì per un po', poi corro a casa a fare la doccia aspetto F. con la piccoletta e poi via in taxi. Direzione Beijing University. Lo spettacolo di acrobati italiani che scoprirò si chiamano Kataklò e sono molto più di acrobati.

Arriviamo alla porta Est del campus, entriamo e il sospetto che questa università abbia una lunga storia diventa consapevolezza. Oltre gli edifici, l'attenzione ai praticelli che tanto mi piacciano e gi alberi e i laghi, e le foglie di fiori di loto. 

Entriamo lo spettacolo sta per iniziare. Apprezzo di essere lontano dal quartiere in cui sempre mi ritrovo,  apprezzo le persone che mi sono accanto. Lo spettacolo inizia. Mi vorrei allontanare dal mondo del lavoro che mi sta prendendo in questo momento. Luci spente, musica elettronica dai ritmi cadenzati, comincio a muovere le gambe. Gli attori-danzatori-acrobati fondono l'atletica con la gestualità e la sensualità. Sono in tutto otto, personalizzando il contenuto degli sport più importanti. Si passa dal calcio alla scherma, al lancio del peso, al nuoto e alla box. In alcuni momenti rimango colpita da come il corpo umano possa essere espressivo, in altri mi godo esclusivamente la musica.

Due ora abbondanti di sport, ammetto di non essermi allontanata troppo dal mondo lavorativo (Olimpiadi mon amour) ma giornata è stata piacevole in assoluto.

Bravi i Kataklò

 

Mao, le Olimpiadi e le banconote

La notizia e' dell'otto luglio.

La banca del popolo cinese ha dichiarato che per le Olimpiadi sara' emessa una nuova banconota. Il valora sara' sempre di 10 Yuan (1 euro circa). I giornali cinesi spiagano con precisione o pignoleria estenuante le loro caratteristiche, grandezza, altezza colore e altre parcolarita'. 

Quello che mi ha sorpreso che dopo la sparizione delle piu' belle banconote cinesi, quelle con il volto di tutte le minoranze etniche, quelle blu scuro che tanto mi ricordavano le 10.000 lire italiane, si e' lasciato il posto all'ennesimo faccione di Mao. L'esclusiva e' solo sua. Su tutte le banconote emesse fino ad adesso, il presidente o nonno Mao (come a volte lo si nomina con un abbozzo di sorriso) e' l'unico ad avere l'onore, o meglio sarebbe la banconota ad essere onorata di avere ritratta il suo volto sulla propria facciata. 

 

 

Invece, cambiano i tempi, nel 2001 si concedono le Olimpiadi alla Cina. Pechino da sette anni si sta preparando per il grande evento. La citta' gia' coinvolta nell'immenso cambiamento, accelera la sua corsa. 

E cosi' oltre a Mao ecco spuntare un'altra banconota, con il disegno dello stadio Olimpico. Saranno a numero limitato, solo 6.000.000 di copie, ma potranno essere utilizzate comunemente come tutte le altre banconote.

 

Mi chiedo cosa penserebbe Mao se fosse in vita.

Secondo me arriccerebbe il naso.

 

Qui un link. Banconote cinesi di forme e dimensioni, quelle da 10 yuan blu scuro le piu' belle, in my opinion. 

 

Se volete boicottare: e' per questo

A chi si sdegna della Cina.

Ascoltare attentamente.  

 

 

Il maiale e il terremoto

Il terremoto e' stato devastante, ancora si continua a scavare mentre la vita piano piano riprende in suo corso.

Non si fanno ironie sulle tragedie, sulle migliaia di morti e macerie. Adesso inizia la ricostruzione. Perdonatemi quindi questo piccolo sorriso ironico, mentre ascolto e poi leggo la notizia del maiale Zhu 朱

Nel piccolo villaggio di Longmen in montagna c'era la famiglia Wan che fino a quel momento aveva vissuto nella sua casa, come se nulla fosse, un po' di maiali da allevare per potersi sostentare e vivere del loro pezzo di terra, tutto era proceduto fino a quel momento. Fino alle 14.28 di quel 12 maggio, quando quella scossa fece crollare al suolo, casa, stalla e maiali compresi. Nulla era rimasto, solo macerie.  Sconsolata la famiglia Wan come ogni buon cinese dopo aver pianto le giuste lacrime si da da fare, si organizza con i vicini di casa, si spostano pietre si cerca di fare di tutto per ricostruire la vita. Gli aiuti arrivano e adesso si comincia davvero a scavare per ritrovare il ritrovabile, mani dentro la terra, ruspe in alto si ricomincia!

Passano i giorni e la vita ricomincia, ne passano addirittura 36 e cosa esce dalla terra, cosa ritorna alla luce, come una nuova nascita, oserei dire resurrezione, perche' dopo 36 giorni di cos'altro si dovrebbe trattare? Il maiale di casa, dopo 36 benedetti giorni, il maiale di casa, esce illeso dalle macerie sottostanti tra lo stupore dell'interno villaggio.

Al non-muore-mai maiale viene subito dato un nuome: zhu jianqiang 朱坚强 (zhu significa rosso vermiglio, ma si pronuncia come maiale, jianqiang nel senso di forte, inflessibile, fermo, risoluto). Ecco che tutti quanti mani sulla bocca per lo stupore, la gente si chiade ma come mai questo maiale abbia potuto resistere 36 giorni, certo e' un po' dimagrito, anzi parecchio direi, da ben 150 chili di carne rosa, ottima per salsiccie, e' diventato una siluette di 50 chili, ovviamente da questo: miracolo di Longmen non si tocca.

Appello alla famiglia per far si' che il maiale non diventi un luculliano piatto piccante, il veterinario comferma la stranezza della situazione, sebbene un maiale sia grasso dopo giorni senza bere e senza mangiare, il povero zhu serebbe dovuto passare a migior vita, e invece no. Eccolo magro magro ma eccolo di fronte a noi.

I perche' dello strano avvenimento sono tutti da spiegare: si e' ritrovato in un meraviglioso spazio di un metro e mezzo, ha cominciato a mangiare carbone, che inspiegabilmente lo ha nutrito senza nuocergli, la pioggia caduta nella zona ha soddisfato la sua sete. Ma la spiegazione piu' vera, passionale, che fa scendere qualche lacrima e' : il maiale zhu non voleva morire.

Il maiale zhu, risoluto, fermo e indissolubile, ha afferrato la vita senza volerla abbandonare per 36 giorni, cotechini attaccati alla terra.

Cosi' questa e' la storia del maiale zhu, divento' un eroe nazionale, comprato da un museo per piu' di 300 euro, non sara' trasformato in salciccia e rimarra' ad illo tempore come simbolo di vita.

Il Fuoco

Mentre tutti si stanno preparando per il fine settimana, piuttosto movimentato a Beijing (festa sulla grande muraglia* o pomeriggio e serata reggae al 2kolegas**) io comincio a ricevere messaggi che mi dicono: "Bevi tanta acqua!", "Predi dello zenzero", "Riposati!", "Hai medicine?".

Il primo consiglio è quello più in voga, tra cinesi e stranieri. Quando infatti in Cina stai male di stomaco, il suggerimento che va per la maggiore è bevi acqua calda. Fortunatamente confido molto nel potenziale di questo elemento quindi non smetto di riempire bicchierone di liquido trasparente. Cercando di tenere sotto controllo la febbre che va e viene.

Un'altra espressione spesso udita mentre si vive qui è shanghuo 上火.

Cerco di spiegare a me stessa, innnanzitutto, cos'è questo benedetto shanghuo, non è semplice anche perchè è un concetto che in occidente non esiste, o forse esistiva ma ce ne siamo dimenticati, forse mia nonna con i suoi intrugli di erbe ne sapeva molto di più. Sfortunatamente la medicina occidentale ha messo al bando quello che in altri posti è cultura millenaria, vita e espressione. 

Intanto shang 上 in cinese ha molti significati: sopra, superiore, prima, precedente, ma in questo come in altri casi ha un significato di salire, nel senso di superare, o varcare; huo 火 invece non è null'altro che il fuoco.

Ritorno alla coppia di caratteri e al loro senso congiunto, facendo però una digressione d'obbligo.

Il corpo umano come ogni altro essere a questo mondo è composto da 5 elementi, il fuoco è uno di questi. Questi elementi dovrebbero essere in equilibrio tra di loro, armonizzati, altrimenti necessariamente si creano degli scompigli, ci sentiamo destabilizzati. Shanghuo, vuol dire che il fuoco ha varcato un certo limite e ne soffriamo le conseguenze.

Parlo per ora solamente di un aspetto fisico, questo stato segnato dalla predominanza del fuoco fa sì che la nostra pelle si secchi, sete e herpes prevalgono, mentre lo stomaco potrebbe essere infiammato e potremmo essere colti da insonnia. Tutto questo è molto semplificato per il mio piccolo cervello, perchè c'è molto di più. Ci sono lo yin 阴 e lo 阳 yang e il loro rapporto, ci sono ancora cinque elementi e il loro mutamento in base alla prevalenza di yin o alla prevalenza di yang, c'è anche il Qi 气 il soffio vitale, quello che pernea tutto e gli da vita, come cercare di mantenere vivo il qi senza lasciare che inutilmente si disperda? Ma soprattutto come riuscire a trovare un proprio equilibrio tra tutto e tutti?

A questa domanda hanno risposto 5000 anni di storia, filosofia e medicina cinese.

Per ora mi tengo il mal di pancia, non è shanghuo, forse solo una leggera influenza intestinale. 

 

*questa festa si ripete da un po' di anni, adesso sebbene il luogo pare sia molto suggestivo: accanto alla muraglia che scende sul mare, la festa è popolata da americani 18enni ubriachi. (notizia dell'ultimo minuto), spero chi sia lì stia bene tanto è per tutta la notte. In bocca al lupo a Husk per il Vijing e alla felice compagna (di avventure) Feili, un abbraccio.

**Locale di Beijing, dove piacevolmente si passano serate estive sul prato, musica per la maggior parte interessante, comunque si sta bene. davvero bene.

 

I cinesi ballano

E' bella ma non balla.

Un detto che spesso si sente dire nella capitale italiana. Non so onestamente se viene utilizzato in tutta italia. La prima volta che l'ho sentito sono rimasta perplessa, ma subito dopo ho immediatamente annuito. 

Ci sono molte persone al mondo che pur essendo belle e affascinanti, non hanno quel nonsochè di attraente dato dalla vitalità, che si esprime spesso nella fisicità del corpo, dei gesti, dello sguardo , che il modo di dire assegna al ballo.

Bhe, i cinesi, se pur non belli, ballano e quanto ballano. (o almeno ci provano e spesso ci riescono)

Gli spazi che si ritagliano sono diversi per tutte le età, all'aperto e al chiuso. I giovani ragazzi si ritrovano nelle più chiassose discoteche, con musica house e techno delle più impulsive, MIX e BANANA le venues in voga, dove si balla a pancia scoperta, si suda e ci si droga. Sudore e gande lunghe delle giovani fanciulle in minigonna tentano di accalappiare questo e quello, girano bottiglie di whisky e varie sostanze da sniffare nei tanti tantissimi privet. Salottini di qua e di là. Consiglio un salto, una volta basta e avanza, sempre se si è in vena di un'esperienza diversa.

Ma non è tanto questo di cui vorrei scrivere, quello che mi ha sempre lasciato a bocca aperta per la vitalità e per la spontaneità sono le persone per strada, in spazi all'interno di condomini, o su larghi marciapiedi, o in parchi all'interno della polverosa Pechino, dove tutti più o meno bravi o più o meno belli sono presi dal ritmo e dalla musica.

Cosa ballano? Bhe, questa puntata di Sexy Beijing ne mostra un piccolo angolo, ma di luoghi così ce ne sono molti in città.

Persone più o meno anziane, dai 40 in su. Mani tra le mani, piedi che si poggiano a terra per poi sollevarsi immediatamente. Sguardi fieri della propria performance, seri e sorridenti nelle loro espressioni. Vitali nei movimenti, spontanei nel mostrare a tutti quelli che li corcondano i propri pregi e i propri difetti, naturali.

Insomma i cinesi ballano, ecco uno dei motivi per cui mi piacciono i cinesi e per cui continuo a stare qui.

Ultimamente, scissa.

Dopo giorni in periferia, fuori Pechino, tra le alte montagne dai veli verdi che segnano la linea dell'orizzonte. Io non so bene se farmi prendere o se andare per conto mio. Ugualmente poi, ritorno sulla mia strada con lanterne rosse, con gli occhi verso il cielo e tra le immagini appena passate, mentre ripercorro i chilometri e il fango sui jeans si toglie sempre con piu' difficolta'.
Mi aspetta la stessa doccia, calda.
 
Il fatto che sotto i piedi sta cambiando un po' tutto e se mi guardo allo specchio anche io sto cambiando.
 
Intanto passo l'intera giornata al 23esimo piano di un grosso palazzo al centro di Pechino, sotto di me cantieri, sotto i miei piedi pavimento lucido nero a macchie bianche. Intorno arredamento ikea-mix-cinese. I miei colleghi sono tutti romani, comunicazione molto facile. Ci capiamo tutti nel bene e nel male, sguardi e ammiccamenti, intese. Chi vuol vedere vede. Ho sempre pensato che Roma e' stata una grande scuola di vita, me ne sto accorgendo sempre di piu' ultimamente. Mi ha insegnato ha capire in fretta senza chiedere troppo, a guardarmi attorno, stando in silenzio, perche' chi parla troppo, non dice mai nulla.
 
Oltre alle otto ore lavorative dentro l'edificio d'argento, mi e' capitato di andare al tanto rinomato stadio olimpico. Tutto in costruzione, anche noi indaffarati a mettere su tutto l'ambaradan. Tecnici del suono, designer, scenografi, ingegneri. Io mi lancio in traduzioni affrettate, ma mai troppo distanti dal reale. Mi staro' abituando a questo mondo un po' arrabbattato.
 
Il fatto e' proprio questo. Credevo fosse tutto molto piu' adulto questo mondo. Molto piu' maturo in forme e contenuti. 
 
Poi ho la mente scissa, scissa tra fiumi e corsi d'acqua, cessi dal fetore lacrimevole, acqua non potabile, fango e odore di benzina. Ritorno sempre li' per fortuna, lascio spesso il palazzo d'argento, lo stadio e le scarpe con il tacco.
 

Lyrics

I wonder how long we can get away
Side by side, I'm stuck to my phony pride
Always craving for something missing

Never get it, I always try
Never get it, I'm always trying

Never really been down with someone
Everyone of us would wish to be.
Someday, not too far away, we'll be facing.

We never share what we hide, after all
We wanna share what we hide, after all

See you passing by everyday, yeah
We're living up time in the night
Everyone of us, deep inside wishes...

We would share what we hide, after all
We could share what we hide, after all
We could share what we hide, after all
 
 
In questo momento solo questo, rispecchia tutto specialmente il colore che vorrei su di me.
(Apparat Komponent, Telefon Tel Aviv Remix) 
 
 

Sambasia a Beijing

Una cosa davvero figa a Pechino è vedere dal vivo una performance dei Sambasia.

Intanto sottolineo dal vivo, perchè non è comperando un cd che se ne fa esperienza. Vanno ascoltati e soprattutto ballati.

Un gruppo di persone, assolutamente multietnico che fonde sonorità brasiliane, canto e ballo. Sono tanti, c'è chi canta di fronte, non hanno voci melodiose, non rimangono nella testa per i suoni ma è il solo ritmo dato da tutte le varie percussioni che rimane. Sono tanti e differenti ragazzi e raggazze, asiatici, non asiatici. 

Stasera hanno suonato al Jingjinjiu, piccolo bar nella più bella piazza della città. posto troppo piccolo, il pubblico, compresa la sottoscritta onn ha mai smesso di muovere il sedere.

Non sono una fan del Brasile, nè della Capoeira, sono un po' più introversa, cerco società diverse in cui risiedere. Ma loro mi hanno conquistato.

Auricularia Auricula (judae) o 木耳

In Cina terra contadina, i cinesi sanno apprezzare i frutti della loro terra.

Verdure e frutta in quantita' e ovviamente anche funghi. Molti sono facilmente reperibili anche in Europa, i porcini dello Yunnan meritano di essere utilizzati per delle ottime fettuccine. Oltre a quelli piu' conosciuti ci sono anche degli strani (apparentemente) funghi che sono fatti a forma di orecchie, possono essere di colore scuro o bianchi trasparenti, quelli scuri vengono di solito utilizzati per pietanze salate, al contrario quelli di colore chiaro sono ottimi per zuppe dolci.

La denominazione latina del tal fungo e' Auricularia Auricula-Judae. 

La leggenda racconta che dall'albero su cui si impicco Giuda Iscariota dopo aver tradito Cristo, cominciarono a sorgere questi strani funghi di forma inconfondibile, per questo vengono detti Auricularia, ossia che hanno un rapporto o che appartengono all'orecchio. Data la loro presenza sul tronco o sui rami degli alberi vengono anche chiamati orecchie d'albero o Orecchie di Giuda

Qual'e' il nome cinese del fungo in questione?  木耳 mu er. Orecchio dell'albero, in inglese Tree ears.

Mi chiedo. Chi e' nato prima l'uovo o la gallina? Il nome cinese ha una strana coincidenza con il nome latino, solo a causa della forma assolutamente inconfondibile, oppure sotto l'etimologia c'e' qualche cosa di piu'? Da quanto tempo i Mu Er si chiamano Mu Er? O da quanto tempo gli Auricularia si chiamano Auricularia? Chi ha influenzato chi?

Per i linguisti e i filologi alla ricerca di storie nel passato, cerco risposte.

Outsiders

Scorro la repubblica on line, passo al corriere e alla fine spero che Sisci abbia scritto qualcosa di interessante sulla stampa.  C'e' un nuovo articolo dal titolo imponente "studiare e' glorioso". Lo leggo con attenzione, annuendo.

Il gaokao 高考 e' l'esame che cambiera' la vita dei 18enni, studio senza sosta per un'ammissione a quella che sara' la prestigiosa universita' che potra' cambiare il futuro, potra' dare prestigio alla famiglia e molto probabilmente una sicurezza economica (e non) a genitori iper protettivi.

Questo comporta un'abitudine essere curvi sui libri, un'abitudine a passare ore e ore da quando si e' bimbi, ripetendo in maniera estenuante caratteri e nozioni. Comporta non pensare, immagazinare informazioni, tapparsi il naso in quel momento della vita, l'adolescenza, che per quanto mi e' riguardato e' stato il momento della continua polemica contro tutto (o niente). Qualcuno direbbe contro i mulini a vento. Un periodo, pero', che forma il pesiero critico per cio' che c'e' attorno e per formare l'autonomia della scelta. Nel mio "momento" mi sono spesso ritrovata a concerti hardcore a notte fonda, ad organizzare una saletta con chitarre basso e batteria, i pomeriggi spesi a cercare vinili o cd, per non parlare di quelli a casa su divani altrui persi in teorie e filosofeggiamenti. Non cambierei tutto cio' con null'altro.

Ho vissuto con due ragazze cinesi per un tot di tempo, l'anno scorso a wuhan. La loro vita da studentesse di lingua era: mattina univerista' lezione, pomeriggio universita' lezione, sera studio a casa. Senza via di scampo. La madre ogni tanto accorreva per cucinare e pulire, perche' i piccoli tesori di 23 anni erano troppo impegnate a studiare e nulla potevano fare, neanche farsi da mangiare da sole. Ho resisitito 3 mesi e sono andata via. 

I cinesi, i ragazzi non sono tutti cosi', c'e' chi si oppone, c'e' chi non ce la fa a far parte di questo tipo di sistema, chi non riesce a mettere da parte se stesso in funzione della "cultura" istituzionalizzata, fatta di test a ripetizione e nozioni. Chi preferisce altro a quello che viene imposto da secoli. Chi sono questi ragazzi? Per come e' impostata la societa' di adesso sembra che questi ragazzi, che da un'altra parte al mondo sarebbero proprio come tutti, ma proprio tutti i miei amici, sono degli outsiders, al limite del sociale, borderline oserei dire. Spesso non lavorano perche' entrare anche nel mondo del lavoro, impone regole ferree di cui o ti adegui o ti adegui, un esempio? Straordinari non pagati e' uso comune, competizione estrema in ufficio, vacanze zero. Non voglio giustificare chi gode nel far nulla, non e' questo, ma ci sono persone in Cina, piene di altro che per ora difficilmente si adattano con la costruzione sociale che li avvolge. Non fuggono, non possono fuggire, clandestino in Europa, neanche morto, allora si rimane nella madre patria, magari ci si sposta nella capitale, per trovare altre opportunita'.

Non provo ne' ammirazione ne' altro per queste persone, mi sembrano solo cervelli e cuori sprecati.

Ma cambiera' anche questo. 

Vietate le olimpiadi ai cani e ai cinesi

Mi è arrivata questa mail che in gran parte condivido:

«Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi»

Un'indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso. A dirigerla e orchestrarla sono governi e organi di stampa più che mai decisi ad avallare il martirio interminabile del popolo palestinese e sempre pronti a scatenare e appoggiare guerre preventive come quella che in Irak ha già comportato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.

Si agita la bandiera dell'indipendenza (talvolta camuffata da «autonomia») del Tibet, ma se questo obbiettivo venisse conseguito, ecco che la medesima parola d'ordine verrebbe lanciata anche per il Grande Tibet (un'area tre volte più grande del Tibet propriamente detto) e poi per il Xinjiang, per la Mongolia interna, per la Manciuria e per altre regioni ancora. La realtà è che, nel suo folle progetto di dominio planetario, l'imperialismo mira a smembrare un paese che da molti secoli si è costituito su una base multietnica e multiculturale e che oggi vede convivere 56 etnie. Non a caso, a promuovere questa Crociata non è certo il Terzo Mondo, che alla Cina guarda con simpatia e ammirazione, ma l'Occidente che a partire dalle guerre dell'oppio ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo e in un'immane tragedia, dalla quale un popolo che ammonta ad un quinto dell'umanità sta finalmente fuoriuscendo.

Sulla base di parole d'ordine analoghe a quelle oggi urlate contro la Cina, si potrebbe promuovere lo smembramento di non pochi paesi europei, quali l'Inghilterra, la Francia, la Spagna e soprattutto l'Italia, dove non mancano i movimenti che rivendicano la «liberazione» e la secessione della Padania.

L'Occidente che si atteggia a Santa Sede della religione dei diritti umani non ha speso una sola parola sui pogrom anticinesi che il 14 marzo a Lhasa sono costati la vita a civili innocenti compresi vecchi, donne e bambini. Mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l'Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa) e si prosterna dinanzi a un Dio-Re, impegnato a costituire uno Stato sulla base della purezza etnica e religiosa (anche una moschea è stata assaltata a Lhasa), annettendo a questo Stato territori che sono sì abitati da tibetani ma che non sono mai stati amministrati da un Dalai Lama: è il progetto del Grande Tibet fondamentalista caro a coloro che vogliono mettere in crisi il carattere multietnico e multiculturale della Repubblica Popolare Cinese per poterla meglio smembrare.


Alla fine dell'Ottocento, all'ingresso delle concessioni occidentali in Cina era bene in vista il cartello: «Vietato l'ingresso ai cani e ai cinesi». Questo cartello non è dileguato, ha solo subito qualche variante, come dimostra la campagna per sabotare o sminuire in qualche modo le Olimpiadi di Pechino: «Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi». La Crociata anticinese in corso è in piena continuità con una lunga e infame tradizione imperialista e razzista.

qui il link da dove è stata preso questo articolo 

In tutto quel fervore pro tibet mi sono spesso chiesta come non ci si fermasse un attimo davvero a riflettere a guardare le cose da più punti di vista. Amici dall'Italia mi confermavano la assoluta mancanza di contraddittorio, studiosi hanno affermato che the tibet passion è più un fenomeno sociale da dare in mano ai sociologi e non più ai nostri cari amici sinologi, spodestati anche questa volta dal poter fare il proprio lavoro, amara la sorte, ogni tanto.