Candele a Gulou

A Pechino quello che mancano sono le piazze, luoghi in cui fermarsi dove non si procede piu' in bicicletta, ma si sta, si ozia e si fuma una o piu' sigarette. Luoghi tondi con fontane annesse, spazi con gradinate, gran parte dell'europa rinascimentale e' racchiusa nelle piazze e nelle piazzette. 

In Cina, no, in Cina non ci sono piazze, ci sono rotonde constriute da pochi anni, a Pechino c'e' Tiananmen, che sebbene sia considerata la piazza d'eccellenza, dalle sensazioni che mi provoca mentre ci passo, e' difficile per me considerarla una piazza vera e propria, troppo grande e dispersiva, e poi non ci si "sta" a piazza Tiananmen...

C'e' una piccola eccezione che conferma la regola a Pechino, tra le due torri del tambuto e della campana, 鼓楼 c'e' una piccola piazzetta, un piccolo spazio dove le persone del quartiere si riuniscono, dove i bimbetti giocano con voci acutissime, dove i ragazzi si siedono per terra e bevono birra, dove finalmente si  STA e ci si incontra. Quindi a tutti gli appuntamenti a gulou sono felice di andare, per sedermi sul gradino, per chiacchiere in liberta'. Di sera, forse, ha ancora un fascino maggiore, di giorno i turisti la popolano e i riscio' del 2008 che portano a spasso i biondi americani sono tanti e troppo rumorosi, i pulmann la occupano, quindi il momento migliore per affacciarsi e' sicuramente la sera: 

Ieri sera, cena con un'amica li' nei dintorni e poi eccomi con 4 amici sul gradino a parlare.

Yangque e' appena tornata da Chengdu 成都 con un peso dentro infinito, notte insonni in albergo al 15esimo piano con ancora le scosse di assestamento che non la lasciavano un minuto libera. Lei comincia a raccontare noi tre a guardarla senza aprire troppo bocca, semza riuscire a sentire profondamente quello che lei ha visto. Penso che alcune cose si', si possono empatizzare, ma vedere con i propri occhi macerie, soccorsi, strade distrutte persone senza casa, pianti a dirotto senza riuscire a fare neanche una foto, perche' non e' il momento, e' quache altra cosa. Vedere con i propri occhi e' diverso. Ci vuole davvero coragggio per fotografare la distruzione, ci vuole freddezza per fermare in un'immagine un turbine di sensazioni di profonda tristezza. Quindi sentire dalla sua voce i racconti ci ha fatto ammutolire. Brividi nel nominare i bambini morti sotto le macerie, brividi nel nomirare quell'uomo a cui la telecamera ha tenuto l'obbiettivo puntato per riuscire a riprendere il savataggio, invece si e' trasformato in una morte in diretta, l'obbiettivo ha filmato la morte di un uomo. Racconti che non si riuscivano a fermare, lei con il suo bisogno di sfogarsi, noi con sguardi bassi ascoltavamo.

Ad un certo momento nel lato piu' lontano da noi della piazza, un gruppo di persone cominciano ad accendere molte candele, le dispongono e chiudono gli occhi, mani sul cuore, ancora il pensiero di tutti noi va a tutti gli uomini, donne e bambini morti nel terremoto. 

Lutto e-o nazionalismo (alla cinese)

Tornavo da fuori Pechino erano le 14.28 del 19 maggio. L'autobus non pieno, seduta in attesa che scattasse il semaforo verde, in cerca di una doccia a casa.
 
Tutto si ferma, tre minuti silenzio, i tre giorni di lutto decisi dal governo in commemorazione dei morti del terremoto del Sichuan, avvenuto precisamente una settimana prima, ha inizio. Tre minuti di gelo e poi infinito caos.
Io mi metto le mani nei capelli, in cerca di silenzio, alla ricerca di quei tre minuti, poi mi guardo attorno e tutti tutti gli automobilisti con le mani sui clacson. Autobus, automobili, moto, motorini tutti insime in uno stordimento e un urlo infinito, per ricordare insieme a distanza le persone morte e per lanciare un segnale di incitamento a chi ha perso familiari, casa, scuole, per chi si e' visto crollare tutto addosso. Un modo per stringersi insieme a chi e' lontano.
 
Onestamente mi ha stupito questo forte modo di esprimere il dolore. Urlare dovrebbe essere naturale quando si soffre ma vedere una nazione intera stringersi con tanto fervore non mi era mai capitato.
 
Lo strano nazionalismo cinese, fa anche questo, ma sentirsi cittadini e connazionali, uniti dalla storia della propria nazione e per questo uniti nella sofferenza della stessa e' per natura qualcosa che evade il mio modo di essere. Sono nata dopo le la seconda guerra mondiale, dopo che le lotte per l'indipandenza erano state gia' fatte, forse da uomini ben piu' coraggiosi di me, che incarnavano ideali che sono ormai lontani. Adesso in quello che e' il mio mondo, anche in quello intimo ci sono differenze e non simboli, c'e' una ricchezza data da un essere plurimo.
Per questo sempre piu' stupita mi sono ritrovata di fronte la televisione con sguardo sorpreso e diro' anche commosso, nel constatare la forza di questa gente che brandiva bandiere rosse.
 
 
 
Non credo nel nazionalismo di oggi, ne' nella forza delle singole nazioni, credo nel rispetto delle differenze in modo cosi' ingenuo da farmi arrossire troppe volte. Giuro che non so nanche io come faccio a continuare a pensare cosi'...
Credo che le differenze siano ricchezza che non possono generare paura, credo la paura sia fondata sull'ignoranza e riesce a prosparare solo attraverso la scarsa conoscenza sia dell'altro che di se stesso.
 
Ma tutto quello che ha fatto radunare a piazza Tiananmen migliaia di persone con le mani alzate e gridare "Coraggio, coraggio, forza, forza" che cos'e'? Un modo di sentirsi uniti con i propri connazionali? Puo' essere identificato come l'altra faccia di un nuovo nazionalismo alla cinese? O va visto solo come una forma come le altre di lutto, di pianto e di commozione per una catastrofe?
 
 
 

Outside Beijing (43 km)

E' stato tutto detto in due tre frasi, da un momento ad un altro il sorriso sulla mio volto e via fuori Pechino.

Side car, il mezzo di trasporto che mi ha portato fuori città. La prima volta con grandi occhiali da sole, gonna colorata, mancava solo il fazzolettino al collo e mi sarei sentita  completamente nella metà degli anni 50.

La meta: huairou 怀柔, distanza 43 km da Pechino, via verso nord.

La prima cosa che scompare sono i palazzi alti, le strade ampie rimangono sempre, i kilometri passano in fretta e finalmente anche l'aria cambia. Fresca, leggera. Ai lati montagne non alte, flora diversa dal mediterraneo, rivedo un nonsochè di Tailandia, ma solo lontanamente in quelle fronde spelacchiate che fanno da contorno e segnano il profilo dei monti.

 

Tutto verde, prendiamo una strada di campagna e ecco mi sento fuori dalla città.

Penso alla campagna romana, penso a Laura e alla sua casa, continuo a guardarmi attorno. Svoltiamo a destra per una strada sterrata al lato di questa un lago, un grande lago, mi dice "si può nuotare, l'acqua è pulita", io continuo solo a sorridere, il bagno al tramonto purtroppo è stato messo da parte ancora freddo e il lago è circondato da una rete.

Mi chiedo cosa sia l'edificio di fronte a me, un grosso telescopio, un centro di ricerca, ed ecco un omino che ci fa scavalcare e che ci illustra il prestigioso centro di ricerca sul sole, il grosso telescopio fotografa in continuazione la madre di tutte le stelle.

L'omino invece, fotografa con una macchina fotografica tedesca il tramonto, il sole, cidice, impiega solo due minuti a scendere tra le montagne, bisogna sbrigarsi.

 

Di nuovo per strada, fame e ormai luna quasi piena.

Proposta di mangiare pesce. Ben venga il pesce crudo e cotto. Bacchette cinesi in un agriturismo cinese, finalmente sono fuori Pechino.

Questi giorni

In questi giorni stiamo tutti davanti al telegiornale, cinesi e non. In metro i vari giornali di cartaccia, che generalemente vengono buttati via sono aperti in continuazione e le persone non smettono di leggere, parlottare tra di loro, ricordare terremoti passati e sperare per tutte le persone che sono sotto le macerie.
Una vera tragedia che ha colpito una regione non poverissima, ma impervia, dove la pioggia incessante degli ultimi giorni rende difficile i soccorsi.
Il mio caro amico, (ormai ti chiamo così non te ne avere a male) chiede di chi sa modi per aiutare, devolvere, partire, in qualche modo faccia sapere.
Intanto questo link , dove alcune informazioni interessanti si possono trovare.
Un altro blog di una mia amica cinese, ora a Chengdu, dove lavora come assistente ad un giornalista francese. Gran parte del blog è ancora centrato su torce, olimpiadi, sfoghi personali per lavoro con occidentali con il naso all'insù e grande strafottenza da parte dell'uomo bianco, ma indubbiamente sarà aggiornato dal luogo del terremoto.
 
Io dal mio piccolo aspetto che mi paghino per una traduzione e devolverò tutto, se potessi sarei già partita, come dice qualcuno con mani nel fango a scavare.
Purtroppo sono ancora qui a combattere con l'ufficio immigrazione e con informazioni parziali, con segretarie che trascurano di leggere parti fondamentali di documenti e io che devo fare un visto.
(link visto
 
A presto.
 
(comunicazione personale:
Pengo: sono un po' schiva qualche volta, ma sempre disponibile per chiacchiere e passeggiate, se dovessi essere in zona, scrivi pure o chiama. Cià!) 

Terremoto alla luce di oggi

E' tutto molto più grave del previsto, sembra che il numero dei morti debba continuare a salire. In tutto sarebbero 10.000 persone che hanno perso la vita, almeno per adesso.
Il luogo dell'epicentro è situato in una zona montagnosa del Sichuan, di per se' le strade sono già impervie e ancora non si riesce a raggiungere la parte più colpita dalla scossa.
Poco si sa delle persone che vivono in quella zona, che seppur montagnosa è densamente abitata.
 

 
Alla televisione non smettono di trasmettere le notizie, le persone a Pechino nei ristoranti attenti, con gli occhi fissi sugli schermi televisivi. Oggi una bella parte della lezione è stata dedicata al terremoto e ai metodi di soccorso, che seppur tanti e pronti non sembrano bastare.
A Chengdu si lotta per salvare la vita a circa 900 studenti che sono stati sepolti tra le macerie della loro scuola, crollata durante la forte scossa. Immagini pesanti.
I soccorsi stanno arrivando da tutte le parti della nazione, anche aiuti stranieri sono stati offerti.
Aiuti alimentari, economici, sanitari arrivano da tutte le altre regioni che non sono state colpite, ma la situazione rimane ancora difficile, ripeto, specialmente per la difficoltà dei trasporti.
 
 
Mi chiama Maidian chiedendomi se i soldi che ci devono per una traduzione li possiamo devolvere alla croce rossa. Ovvia la risposta.
 
Vabbè, mi rimetto a vedere la televisione.
Sfortunata la Cina quest'anno, anno del topo da dimenticare. 
 
 
 
 

Terremoto

Io a Pechino non ho sentito nulla, altre persone in città lo hanno avvertito ma soprattutto chi era in piani alti di palazzi, personalmente alle 14.28 di oggi, ora in cui nella provincia del Sichuan si è verificato il terremoto, ero intenta a riflettere sugli ultimi eventi che trascinano la mia vita. Di fronte al computer con Matthew Herbert in sottofondo.

Mamma e amici, state tranquilli sto bene.

Per gli altri, aggiornamenti su xinhua

 

 

 

Periferia

Se la città fosse fatta solo di "centro" sarebbe solo una piccola roccaforte, ma non siamo più nel lontano medioevo, almeno non qui. Quindi periferie si snodano dalla bella signora (termine che rende l'idea di Pechino), da sud a nord, circordano il sesto anello. Sento persone parlare, di come siano pericolose, da non passarci di notte, ma sul fattore sicurezza, ancora in Cina mi sento più sicura, se paragoniamo il tutto ad un Parigi periferica notturna, o solo anche una Roma zona Salaria spinta.
 
Le periferie comunque mi continuano ad affascinare, per i personaggi, per le strade immense che mi sono vista attraversare in motorino in fretta a 15 anni e da più grande in macchina. I palazzi giganti, mi sembravano quelli che raggiungevo a 20 kilometri da casa mia nel 95, strade ampie e una tristezza di sottofondo circondava la zona. Nel concetto di periferia rimane ancora quel pregiudizio amaro, di desolazione e solitudine, di volti rapiti da troppe canne, o di grossi cani al guinzaglio. Incuriosita da quei luoghi lontani, mi sono sempre incamminata per i le campagne adiacenti alle periferie, seduta a guardare le mille finestrelle dove sono racchiusi mille e più persone, che guardano la televisione forse l'ennesimo programma platinato o forse un'altra porcata che ci riduce a sempliti telespettatori acritici.
 
Ieri mi è capitato di andare da un amico, alla periferia est di Pechino.
 
I palazzi che circondano Dongzhimen si sono fatti sempre più radi prendo l'autobus e mi lascio finalmente alle spalle il Moma, un complesso di edifici ad innumerevoli piani con case di lusso, laghetto interno, tutto permeato da solitudine, grigiore e estraniamento. L'autobus procede sempre avanti, accanto a me gente di Pechino, chi ha lavorato fino alle 19.00 e si addormenta sul finestrino imbevuto di vapore, data la pioggia che continua a battere ininterrotta.
Facce stanche e vestiti sporchi di chi lavora nei palazzi della città, negli enormi palazzoni che saranno uno degli esempi della nuova Cina del 2008. Mocassini trasformati in scarpe da lavoro e mani grandi per quei piccoli uomini che provengono dal sud della Cina.
Venti minuti e sono in una nuova parte, nuova città, nuovo spazio. Frequentatissimo come al solito, traffico e semafori, gente ovunque, sempre Cina, ma non la bella signora a cui sono abituata. Lui mi aspetta in moto all'incrocio dall'latra parte della strada, faccio zigzag tra le macchine per raggiungerlo, sono contenta di vederlo. Salgo e via verso l'interno della periferia. Strade sterrate e o male asfaltate, la pioggia continua a sbattere, mentre ci sono anche campi attorno, verdi. Mi lascio trasportare mi metto il cappello in testa e mi continuo a guardare attorno, un piccolo quartiere, fatte di casette grigie piccole, di quelle che si trovano nei piccoli paesotti cinesi, niente di speciale, sono contenitori per persone, ristoranti che cucinano a poco prezzo, grossi cani randagi, bimbetti che corrono ovunque, carretti che sfornano frittate di uovo e cipolla. 
Desolante, è tutto molto desolante. Ma anche tutto umano. molto umano. 
 

Zhongnanhai 中南海

Adesso uno dei luoghi più segreti della terra, segreto perchè immensamente protetto, mura e controllo.

Il quartier generale del partito comunista cinese, o meglio, a dirla così sembra strano, le residenze e tutto l'amabaradan annesso delle più grandi personalità del Partito comunista cinese sono raccolte in quel che qui si chiama Zhongnanhai 中南海. Accanto a Tiananmen e alla città proibita, un proseguimento di quella dinastia ininterrotta che si rifugia come sempre nei palazzi. Con google.earth si può dare una sbirciatina dall'alto, si vedono abitazioni, un grande lago e un'isoletta. Cosa darei per fare una passeggiata dietro quelle mura, solo un giretto magari tra le residenze dei magnifici nove, i "member of standing committee of political bureau" o accanto alla sede che ospita il comitato centrale. Immagino sale ampie e imponenti, tappeti di velluto e tavoli di legno massiccio, un'aria di austerità, ma anche di delicatezza intima nell'animo di tutte le più grandi dinasti cinesi. I tecnocrati-ingegneri, che sono le personalità più importanti del partito comunista cinese, "vivono" lì tutti insieme. Ma ti pare? Penso da un po' di tempo. Vivere protetti tutti insieme coperti dallo stesso muro di cinta. Non è che si preoccupano come in passato dei veleni messi appositamente nelle pietanze e nelle medicine? Non ci saranno mica concubine e pranzi luculliani, o arpe cinesi che suonano al passaggio dei magnifici 9. Chissà, non mi stupirei.

Fatto sta che ci sono stati periodi della storia cinese in cui Zhongnanhai era aperto al pubblico, biglietto di entrata e via all'interno di quella che adesso è la vera città proibita.

 

 

punti fermi

Vorrei che ci fossero punti fermi e questo con la Cina c'entra parecchio.
 
Chi è qui da molto tempo (anche se il molto è difficile da quantificare) sa come fare avanti e indetro, sentirsi sbandati da continente a continenete è destabilizzante. Da piccola, adolescente, capelli rasati e walkman amavo gli aereoporti, ero serena mentre camminavo in quel pulito non luogo, quell'incrocio di attese e fantasie. Adesso, vorrei che ci fossero solo viaggi in treno vorrei che ci si mettesse giorni per arrivare, in modo di metabolizzare il tutto. Non devo partire, purtroppo ma durante la notte sogno viaggi, solo viaggi da un po' di tempo. 
 
Questo mondo mi sta stregando molto di più di quanto potevo credere. Per ora mi lascio stregare, cerco esperienze e comunque anche schiaffi in faccia, che negli ultimi tempi sono arrivati precisi fino in fondo. Quindi che fare? Alzarsi e scappare? Lavaggio del cervello? Correre nei parchi a più non posso? Cercare quel famoso maestro di Chen che tanto mi manca? Andare a Wuhan? Cambiare faccia? Ripetere quel cazzo di esame? Cominciare a lavorare?
 
Il fatto che quando sono dall'altra parte del mondo, mentre guido in macchina mi chiedo perchè la Cina non sia anche lì. Domanda cretina, ma sottolineo la mancanza di essere o avere altro.
 
Oggi giornata grigia, sole dietro le nuvole. Ho voglia di rialzarmi e prendere a calci qualcosa. Che sia la faccia di qualcuno a poca importanza.
 
Intanto nei giornali di qui si polemizza contro le manifestazioni anti-Carrefour, il governo teme le masse inferocite e fa bene, ma il problema rimane alla base. In tutto questo, il Midi festival è stato cancellato, appunto per il binomio folla-paura, non che me ne dispiaccia poi tanto, ma non è segno di maturità di una nazione. Piccoli spazi maturi saranno al 2k con un po' di sano e introverso Noise. 
 

chinese protest against france

Foto e articoli

per ora solo questo, danwei raccomanda di ascoltare questo programma

 

Anti occidente

Tempi duri. In questa Pechino ultimamente.

(dell'Italia non voglio neanche parlarne, credo solo che il "nuovo" presidente è ciò che si meritano gli italiani)

Pechino invece corre questa folle corsa alle Olimpiadi, i mingong continuano a lavorare tra tubi innocenti e canne di bambù con i loro caschi gialli per costrire la nuova Cina. Una bella parte è già stata costruita. La polemica della torcia, non si è aquietata, la sicuramente non ha più la prima pagina dei giornali, ma il malcontento di stranieri e cinesi è evidente. Tutto questo per me è pericoloso. 

Ultimamente su internet c'è un modo per garantire l'appoggio e incoraggiare la Cina nel suo operato, o forse per prendere parte nella stupida diatriba "Cina contro Tutti". Questo modo, degno del mondo adolescenziale in cui viviamo, è mettere un bel cuoricino rosa nel proprio msn, no comment, il cuoricino rosa. Altra idea geniale degli ultimi tempi dove come in un fumetto ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, c'è chi ha deciso di, boicottare il Carrefour nota catena di supermercati francesi. Perchè la Francia non ha protetto la torcia? Perchè i francesi si sono permessi di criticare a fondo il governo cinese? Per un astio compresso da secoli che adesso ha trovato il modo di uscire? Boicottaggi a parte, quello che sta scuotendo ultimamente l'animo dei giovani pechinesi è anche la massiccia presenza delle forze dell'ordine. Retate in alcuni locali della zona dei locali, quartiere finto, costruito per far bere il giovine bianco col soldo prima, ora per far bere tutti quelli che se lo possono permettere. A farne le spese questa volta sono stati giovani adolescenti francesi che sono stati portati via dalla polizia

Questi i fatti delle giornate precedenti, quello che si percepisce in Cina, adesso è un forte astio, comandato o non dal governo. Onestamente, non credo ci sia il bisogno che il governo cinese si scomodi per confermare nuovamente il sentimento nazionalista del popolo cinese. E' frutto di un sottile lavoro fatto da decenni, un'educazione a cui difficilmente si scampa.

Ieri a cena con il mio caro amico, con cui non smetterei mai di parlare, continuavamo a discutere di Cina. Perchè se l'occidente o chi per lui attacca il governo cinese, il popolo lo sente come un attacco personale alla popolazione cinese? La politica del governo e la popolazione in che rapporto sono? 

Mentre scrivo questo post una mia amica mi manda questo link: manifestazione antifrancese a wuhan. 

Un momento

Bisognerebbe amare le streghe. Per l'impulsività e la voglia di dire. Osservatrici di vetri, nascoste negli occhi degli altri.

Mi piacerebbe riuscire ad esserlo, intuire, aprire bocca e urlare. La verità che seppur piccola, spinge dentro.

Essere voglie divorate, occhi maliziosi ma infinitamente innocui, spesso mi da pena. Essere me, senza poter essere altro.

E ancora mi ritrovo tra carte spesse lontano da qui. 

Visto

Caffè prima e bicicletta poi. Oggi vado a chiadere informazioni per il visto. Credevo di essere esente da tutta questa marasma di straneri che aprono i portafogli per visti brevi e cari, ed invece no. Come tutti gli altri alla ricerca di un modo per ottenre un visto. Intanto la cosa sia chiara, se hai soldi tutto bene, un visto di 6 mesi può arrivare a 600 euro, si mormora dietro le quinte, ma per me studio e part time, 600 euro proprio no. Quindi con il mio visto x (xuesheng-studente) cercherò di ottenere un altro visto studente per circa tre mesi. vediamo un po' che accade.

questo è il contenuto di due mail arrivatemi:

***China has stopped issuing multiple-entry visas and slowed the processing time for single- and double-entry visas for foreigners in Hong Kong. According to travel agencies in the region, applicants are only being issued single-entry visas, with double-entry visas only being issued if airline tickets or detailed itinerary can be provided explaining why two entries are required during the same trip. The duration of stay for both single- and double-entry visas is 30 days.
It is also now being recommended to apply in advance of planned travel to the mainland, as processing times are slowing as well. Currently, a visa can take up to four days to process according to travel agencies in Hong Kong. The suspension, which appears to be both related to the upcoming Olympics as well as the ongoing political unrest in the nation’s western regions, took effect on March 28 and will last until October 17.
Chinese authorities are also said to be stepping up enforcement of other rules and regulations applying to foreigners on the mainland. A recent letter circulating on the mainland warns foreigners with residence permits in China to make sure they register with their local police station within 24 hours of arriving in China, and every time they return to the mainland from abroad. While these rules have been in place for years, the letter suggests that the authorities will step up enforcement of the regulations ahead of the Summer Games****

***CINA: GIRO DI VITE PER I VISTI PER CHI VIENE DA HONG KONG = RESTRIZIONI SARANNO IN VIGORE FINO ALLA FINE OLIMPIADI Hong Kong, 8 apr. - (Adnkronos/dpa) - Le autorità di Pechino hanno bloccato l'emissioni di visti per brevi soggiorni che venivano normalmente concessi al confine fra Hong Kong e la Cina agli stranieri provenienti dall'ex colonia britannica, soprattutto uomini d'affari. Alle agenzie di viaggio del territorio speciale cinese è stato comunicato che la sospensione sarà in vigore fino a dopo la fine delle Olimpiadi di Pechino. I funzionari dell'ufficio visti di Hong Kong hanno confermato il blocco, ma non hanno fornito spiegazioni. Uno di loro ha accennato a motivi tecnici legati al rinnovamento del sistema informatico. Due giorni fa erano già stati bloccati fino alla fine dei Giochi i visti multipli che venivano concessi a uomini d'affari e commercianti per permettere più viaggi in Cina da Hong Kong nell'arco di tre anni. Ora per entrare in Cina da Hong si possono chiedere solo visti personali o al massimo doppi. Il giro di vite sui visti, che preoccupa il mondo degli affari ad Hong Kong, giunge mentre sale la tensione in Cina per le proteste in Tibet, appoggiate dalle manifestazioni al passaggio della torcia olimpica a Londra e Parigi***
 
Quello che noto è che il polverone "visto" crea anche fantasie, come al solito se ci fosse chiarezza sarebbe tutto più semplice. Oggi l'ennesima voce è che chi vive a Pechino deve avere un visto fatto a Pechino, mah...non ci credo troppo. Troppe voci, solo voci. Quasi quasi vado nella bocca del leone a chiedere. L'ufficio immigrazione sta ad un passo da casa. 

Ancora Tibet

Sono un po' stanca di parlare di Tibet, di ritrovarmi tra amici e parlare del più e del meno poi ad un tratto guardarci negli occhi, " Ma l'hai letto? Hai visto? Che pensi? "  Tutto giustissimo, ma concedetemi la stanchezza anche di essere impopolare, di rispondere e in qualche modo difendere la Cina da altri amici al di là dei monti Urali che si immaginano questo paese in stile Rivoluzione Culturale, come forse i loro padri inneggiavano nel 68 al libretto rosso di Mao senza neanche sapere cosa dicesse realmente (magari non tutti, ma buona parte...).

Oggi pranzo con un mio amico, che protegge a spada tratta la sua cara amata Cina, e io mi vedo fare l'opposto, la critico aspramente, perchè fare l'avvocato del diavolo è ciò che mi riesce meglio fin da quando sono bambina. Poi ad un certo punto lo guardo e ammetto che la cosa che più mi preoccupa è un potenziale razzismo dilagante, un pregiudizio cocente, che mi irrita perchè cresciuta in un ambiante multiculturale, dove sai bene che il pregiudizio nasce dall'ignoranza che e nel mondo di adesso non c'è bianco nè nero nè buono nè cattivo.

(Bamboozled, Spyke Lee 2000. La società è più complessa di quello che ci dicono gli slogan tanto facili da urlare)

Un giorno poi ho detto ad uno di quei giornalisti a cui non dovresti mai dire stronzate, ma l'ho detto seriamente e lo penso tutt'ora che il Tibet non è un problema per la Cina, un problema vecchio. Se il tipo si ricodasse la frase sicuramente mi riderebbe in faccia ora come ora. Ma tutt'ora sono convinta e mi dispiace che parlando di Tibet si continuino a nascondere tanti altri problemi che permiano la società cinese e con cui invece la Cina dovrebbe fare i conti, di cui i giornalisti stranieri dovrebbero fare ben lunghi e approfonditi reportage. Mi spiace che la Cina venga dipinta come ed esclusivamente la politica del governo troneggia, mi spiace che stia avvenendo un Cina contro il resto del mondo. Mi spiace che non ci siano voci fuori dal coro. 

Segnalo polonews e Sisci. Informazione.

Tibet e stampa

Sono passati più di 20 giorni dai tumulti di Lasha, ma l'interesse per quanto è avvenuto non diminuisce, sebbene in questo ultimo periodo l'attenzione si è spostata su di un'altra questione, strettamente collegata con ciò che avvenne: Il ruolo dei media.

Fin dall'inizio molte persone lamentavano l'assenza di informazioni veritiere da una parte e dall'altra, tra propaganda cinese e occidentale. L'una difendava a spada tratta se stessa e il suo operato, l'altra accusava la Cina di crimini di genocidio contro il popolo tibetano. In tutto questo mondo o bianco o nero c'è chi lamenta il fatto della falsità delle notizie, della parzialità del giornalismo, cinesi e non cinesi. Un sito internet sta spopolando in questi giorni, dal nome più che esplicito: anti-cnn

In principio le accuse occidentali riguardo a questo sito erano fondate sul fatto che fosse una pura messa in scena da parte del governo cinese. Non so onestamente quanto possa entrarci lo zampino di Hu Jintao, ma sicuramente sarà molto soddisfatto nel vedere come i cittadini cinesi hanno reagito alle accuse della stampa occidentali, orgogliosi del proprio essere cinesi e infinitamente stanchi del pregiudizio nei loro confronti. Il sito in questione però mi sembra più uno sbocco per le tante voci nazionaliste che popolano la Cina, che un luogo dove porsi delle domande. Il governo ne sorride, elogia in programmi televisivi il ruolo del Blog, che permette l'espressione di chi altrimenti non avrebbe voce.

Il pregiudizio dei media occidentali non diminuisce e neanche quello di chi legge la stampa straniera che descrive la Cina come il nuovo mostro. Mi ricordo una volta sono tornata in Italia, in televisione, un programma intitolato il Terrore Giallo e gli ospiti invitati neanche un qualsiasi esperto di Cina. Chiamo un mio amico, felice di sentirmi dopo tanto tempo, gli chiedo se la prossima volta mi sarebbe venuto a trovare, la sua risposta, " bhe...sai cosa, non mi piacciono i cinesi...", io un po' stupita dalla generalizzazione chiedo delle spiegazioni, e lui " Mah..solo una sensazione, sai i discorsi sui giornali...". 

 

Quello che va combattuto è il pregiudizio. Pericoloso mettere in atto questo circolo vizioso fatto di informazioni deliberatamente parziali, senza approfondimento. Forse è un problema più grande e generale quello della validità del mezzo moderno di informazione, ma dipingere un popolo in un modo, classificarlo genericamente a cosa può portare? Ad un'ingiustificata incomprensione. 

In Cina non ci sono libertà individuali lamentano da lontano, il fatto che la coscienza di essere un individuo e del proprio valore, il valore del singolo non è qualcosa che si può esportare come possono pensare gli americani con la democrazia, ricordo che fino a poco tempo fa in Cina, lo slogan era 为人民服务, Al servizio del popolo. La precedenza al popolo intero, alla massa se vogliamo e poi il singolo individuo, lui viene dopo. E' scritto a chiarissime lettere su ogni manuale di legge cinese, forse il solo rimasuglio di una società comunista. Ma per questa differenza di priorità non dobbiamo pensare che i cinesi siano amorali o "senza Dio". Chi conosce un po' la Cina, sa anche che i cinesi non sono un popolo succube, ma instancabili e laboriosi e se vogliamo solo diversi. Noi in occidente abbiamo mai sperimentato fin da bambini classi da 50 studenti? All'università dormitori da 8 persone? Mense affollate e stazioni stracolme? Famiglie in cui tutti si chiamano zio e zia,  o amici che si chiamano fratello e sorella? Sanno bene i cinesi (o forse il la politica del governo) che per governare la massa c'è bisogno delle gerarchie, del rispetto dei ruoli e la Cina ancora si affida a questo. L'animo del cinese si affida a questo. Fortuna che Confucio è nato qui. 

Come conciliare le libertà individuali con un tutto l'apparato precedente ma intimo che regge questo paese? Non è cosa da poco, ma non che qui le persone non ne siano conscie.  

Un articolo interessante scritto a posteriori con sale in zucca da Barry Sautman