Beijing Buildings

Non ha tutti piacciono, polemiche sui costi dei progetti dilagano sulla stampa internazionale, Io passandoci davanti non posso che arire la bocca, e meravigliarmi per la loro estetica del tutto fondata sul secolo a venire. 

1. Beijing Olympic Stadium detto anche "nido di rondine" per la sua forma a canestro. Argentato e immenso, conterrà 100.000 spettatori durante le Olimpiadi, 330 metri di lunghezza e 220 di ampiezza, 36 kilometri di acciaio lo ricoprono.  *Herzog & de Meuron, studio svizzero ha firmato il progetto per il modico costo di 325milioni di euro*

 2. Central Chinese Television CCTV. Il palazzo è futurista su piano tridimensionale, ancora in costruzione. 230 metri di altezza sarà circondato da 400.000 metri quadri di base in cui tutto il sistema televisivo, amministrativo e non avrà luogo. Il building è inserito nel Central Business District, quartiere della città in completa  rivoluzione. * the Office for the Metropolitan Architecture (OMA), studio assolutamente multietnico con quartier generale in Olanda si è aggiudicato il progetto.

3. Beijing National Grand Theater. Ha un passo da piazza Tiananmen stupisce per la sua forma tondeggiante, un guscio di tartaruga accanto al contorno spigoloso e austero, costruizione in titanio circondata di acqua. * Paul Andreu architetto francese è l'artigiano.

Fumetto alla cinese. Ding Cong. 丁聪

Consiglio a tutti di munirsi delle vignette di Ding Cong, fumettista di Shanghai. I libretti sono maneggevoli, al costo di soli 12.00 yuan, ci si procura della satira cinese, che da un po di respiro a chi come me a volte si stanca dell'austerità delle Santana a vetri oscurati, dei grossi palazzi stile sovietico, e che essendo cresciuta con Vauro si sente un po' più a casa.

Le vignette sono tante e spaziano soprattutto sulla Cina, percorrono eventi, fatti e cambiamenti. Da grende fine umorista coglie il punto più delicato e provocatorio, quello che detto e scritto potrebbe far davvero male, ma trasformato su carta non può che far abbozzare al lettore un sorriso maliziosetto. Descrive con sottile ironia le qualità del popolo cinese, quelle che si portano avanti da secoli. Qualità non è davvero la parola giusta, tutto quello che c'è dietro "l'uomo Cinese", famiglia, regole, partito, a moltissime altre. Invito davvero tutti a fare un ripasso storico con l'aiuto di Ding Cong. A me a fatto benissimo, ma soprattutto mi ha fatto ridere, dato che in questo periodo sta Cina, mi sta appesantendo l'animo. Viva la satira!

 

E il ministero alla fine parlò

Vi avrei potuto tediare ma non lo faccio per rispetto. Vi risparmio la noiosissima traduzione parola per parola. Brevemente accenno in sintesi le parole del portavoce del Ministero della Cultura cinese, che dopo aver taciuto, ragionato, riflettuto e spremendosi le meningi a sufficienza hanno comunicato con la stampa sul fattaccio dell'attrice islandese.

Il comunicato si divide in tre parti molto chiare:

Prima: ribadire a gran voce l'unità della Repubblica Popolare Cinese. "Nessuna nazione ha mai ammesso l'indipendenza del Tibet..."

Seconda: benvenuto a tutti gli artisti stranieri, purchè rispettino le leggi della Repubblica Popolare Cinese. In parole povere, cantare è cantare, fare politica è fare politica, due cose ben diverse.

Terza: da adesso in poi ci saranno controlli molto più seri su tutti gli artisti stranieri.

Insomma, la cara società paternalista ha colpito ancora, ha punito la bella islandese e i suoi successori. Sembra che in Cina, comunque il problema Tibet non sia per la maggior parte delle persone un vero problema, viene vissuto più dagli occidentaloidi e dai Tibetani (spero). Purtroppo non conosco tibetani se ne conoscessi onn smetterei di fargli domande. Dato che se il problema esiste adesso, esiste per loro. Sono loro a subire la cosidetta occupazione, sono loro che dovrebbero lamentarsi o urlare. Quello che mi ha fatto riflettere su tutta questa storia, non è la provocazione della fanciulla, non è il coraggio islandese, ma la reazione cinese. Caldo e accorato il popolo dei blog e dei forum, ma non mi sembra che abbiano riflettutto sul testo della canzone. Insomma non un solo approfondimento sulla situazione Tibetana, non una sola domanda su come davvero si sentono i Tibetani, sulla storia del Tibet o anche sull'esercito di liberazione e il suo arrivo a Lasha nel 1950. Insomma nulla di tutto questo, non c'è memoria pare nei discorsi fatti in rete, ci sono accuse agli occidentali ficcanaso, analisi sulla situazione islandese e di conseguenza sulla personalità di Bjork, ma nessuna (almeno da quanto ho letto io) riflessione sulla situazione tibetana. 

Sono perplessa.

Interpretando

Dire una cosa nota. Qui in Cina, c'è chi fa tutto e chi si fa in 4 per mettere un po' di soldi da parte, chi vorrebbe vivere di storia e letteratura e filosofia cinese, mangiar pane e libri, di persone così ne conosco parecchie. Purtroppo nel mondo della fantasia pane e dinastie vanno bene, ma in questo qui, proprio questo dove mi trovo ora no. Quindi un po' tutti noi, cerchiamo di arrabbattare un po' di euro facendo da interpreti. 

E qui incominciano le storie e le esperienze, chi in giacca e cravatta va a conferenze, chi porta imprenditori o piccoli proprietari di aziende a fiere più o meno grandi, chi impara vocaboli da un giorno ad un'altro per visitare una fabbrica di acciaio, io invece, in questi giorni, sono in una discarica. Precisamente alla periferia sud-est di Pechino. Tutto è partito da una telefonata, una signora del nord, con tono freddo e professionale mi chiama " Si, salve, avrei bisnogno di una interprete dal giono tot al giorno tot". Le chiedo spiegazioni sul lavoro e ecco la prima frase: "Siamo una azienda italiana che produce impianti ecologici e dobbiamo installare un'impianto in una discarica di Pechino". Bhe, dato che i giornali online italiani non fanno altro che parlare di discariche e io non ne ho mai vista una, mi ci sono buttata al volo (per modo di dire). E' da 4 giorni che sono accanto ad un enorme buco, dal perimetro di 1500 metri, dal parere del tacnico italiano sembra fatta a dovere, gli operai cinesi lavorano bene, altri guardano che gli operai lavorino bene, altri vanno a pranzo e tornano un po' brilli da troppi bicchierini di baijiu. Io interpreto, cerco di far comunicare un romano con un pechinese, per ora tutto bene. Solo un po' di astio con deficiente che vista la signorina nella discarica si permette battute, mezze provocazioni sul primato della cultura cinese, facendo pesare alla signorina nella discarica la sua poca conoscenza dell'ennesimo proverbio cinese. Come se in una discarica ci fosse bisogno di parlare a proverbi. Polemica a parte. Anche domani sveglia alle 6, in metro dritta verso sud e di nuovo accanto all'enorme buco, ricoperto da teli neri. Ancora non ci sono riufiuti e meno male.

(Potete immaginare la mia espressione pensando ad una azienda italiana che istalla impianti ecologici in Cina, mentre la Campania esplode. Ma quanta gente si arricchirà alla spalle di Napoli periferia che straborda di spazzatura? Davvero troppa, sia gente che spazzatura. 

Pallini bianchi

Ieri sera fuochi d'artificio hanno festeggiato la fine della festa di primavera, Pechino era immersa dalle 18.00 in poi da un'immensa coltre di fumo al sapor di polvere da sparo. Il cielo era colorato mentre tutti in strada non smettevano più di giocare a questa finta guerra un po' napoletana. Bhe, io ho camminato fino ad un pub irlandese, ho incontrato e brindato con amici di vecchia data e ho ascoltato parole di amici di amici e stanotte non sono riuscita a dormire. Le frasi clue che mi hanno ferito profondamente sono state due, quello che mi ha infastidito di me stessa è stata la reticenza nel chiedere spiegazioni, sarebbe stato semplice. 

Frase 1. "Da quando siamo arrivati NOI la Cina è cambiata.."

Frase 2. "Ma quale cultura, la Cina NON ha più una cultura...magari ce l'aveva 5.000 anni fa, ma adesso proprio no...."

Mi chiedo, in che senso da quando siamo arrivati noi la Cina è cambiata? Nel senso, pensi che sia cambiata per la tua presenza qui? Perchè c'è una società in più Italiana che concorre al cambiamento della Cina? Ma poi diciamoci la verità che vuol dire La Cina, mi parli di tutta ma proprio tutta la Cina, continente gigantesco che grazie a te, piccolo pallino bianco nella marea di pallini bianchi, sta cambiando? Affermi che la presenza straniera sia un efficacie stimolo per una internazionalizzazione, o che tu sei il fautore del cambiamento della Cina? No, perchè è molto differente. Il discorso a parte le polemiche è serio: in Cina ci sono stranieri che sono staccati da quella che è la realtà sociale. Aprono bocca ma non conoscono, urlano contro qualcosa che non comprendono, per me per pura paura dell'altro, per pura isteria del non riuscire a leggere nella logica altrui. Di conseguenza ecco qui i nuovi colonizzatori, o forse i più fortunati (per me sfigati) stranieri che non hanno mai preso un autobus nella loro vita cinese, che leggono Rampini e che blaterano parole di astio. La reazione istintiva è: ma perchè non ritorni nella bella Italia? Che cosa ti ferma ancora qui? Profitto economico a basso costo? Società aperte e tasse non pagate al paese ospitante? Non riesco proprio a concepire il vivere in un'altro paese e chiudersi nei propri castelli fatti di cibi europei. No, perchè lo sottolineo in Cina adesso lo straniero può vivere ovunque, entrare e uscire e conoscere. Ma la maggior parte onn lo fa, si chiude nel magico fortino.

La seconda domanda. Bhe, questa fa proprio male al cuore. Le definizioni di cultura sono molte e io non sono nè un'antropologa nè una sociologa, ma non è facile arrivare alla sensazione che una cultura sia ciò che è stato ed è diventato patrimonio di un gruppo sociale, quindi le credenze, i valori e perchè no, anche tutto ciò che è materiale che caratterizza il gruppo in questione e che è stato portato avanti nel corso dei secoli. Bhe, cazzo, si può affermare che tutto questo non ci sia in Cina? O forse non c'è ciò a cui tu, piccolo pallino bianco, sei abituato? Forse c'è qualcosa che è "altro" rispetto a quello che appartiene alla tua mente. Chi mi da della relativista non ha colto il punto. Il punto è che dopo secoli di colonozzazione, ancora adesso l'attegiamento permane. Noi piccoli pallini bianchi= cultura, loro= no cultura. Mi chiedo ma sarà lo sbaglio delle nostre maestre delle elementari che ancora dipingono Colombo come il più grande degli esploratori e non come un mero conquistatore crudele alla mercè del patronato spagnolo e del cristianesimo. Perchè essere esploratore vuol dire avere della curiosità nel vedere quello che è diverso e non tagliare la lingua agli indigeni e devastare ciò che si incontra. Questo con l'esplorare non c'entra proprio nulla. Il nostro cazzo di eurocentrismo avrà fine? Continuiamo così forse non solo per colpa delle maestre delle elementari o dei libri di testo, ma per un sempre più cocente senso di destabilizzazione. L'asse economico si sposta, si parla di India di Cina, di Irak di Iran, e noi piccoli pallini bianchi, noi che eravamo un tempo sui giornali per il Rinascimento, per Garibaldi, per Cavour e anche per la dolce vita, per Mastroianni e per la Magnani. Adesso non c'è più nulla di tutto ciò, solo piccoli minuscoli pallini bianchi.

 

La mia personale Chunjie. parte seconda.

Il babbo di Maidian. Ex guardia rossa, contadino da una vita. Le sue quattro regole di vita: 1. Non fumare, 2. Non bere, 3. Non mangiare interiora di animali, 4. Non far preoccupare gli altri.

La mamma di Maidian.  

Il cugino, rimorchierà di brutto tra un po' di anni. 

Il nonno. Nato nel 1915, vorrei avere solo metà dalla sua parlantina. 

Meimei, studente del primo anno di ingegneria ambientale.  

La mia personale Chunjie

La casa: Hougang. Frazione di Jinmen. 

 

La cuginetta ride, mentre dietro un'intensa partita di Majiang 

   

Maidian, appena sveglio. Coperto da almeno 3 piumoni. 

Altra cuginetta, un po' più schiva della prima.  

La casa da davanti. Peccato che non sia maggio. 

Prati coltivati, ovunque in tutte le direzioni. 

Spighe di grano.  

 

 

Il Menù

C'è un piccolo hutong accanto alla stazione della metro e a pochi metri andando verso l'interno c'è un ristorantino. Il mio (nostro) ristorantino, dove in principio facevano solo Jiaozi 饺子, ora, invece  stanno ampliando il menù e così, tanti bei piatti di cucina cinese, sorvolano i tavoli arancioni e le mani dei clienti.

I jiaozi per chi non ne fosse a conoscenza sono i cosidetti in italiano ravioli al vapore. A volte sono al vapore, ma altre volte sono bolliti in acqua. L'interno dei jiaozi deve essere bello abbondante e la pasta fuori molto fina per esssere considerato un buon jiaozi. Ripieni di maiale e cavoli, vitello e funghi, melanzane e agnello, per chi mangia carne, per i vegetariani invece c'è il ripieno di jiucai e uovo, pomodoro e uovo, sedano e funghi, insomma le combinazioni sono tante e ottime. Il raviolo, va bagnato un po' nell'aceto, chi vuole aggiunge un po' di soya e peperoncino. Il ristorantino di prima cerca di fare qualcosa di diverso, ed ecco i jiaozi ripieni alla banana e cioccolato. Personalmente non amante dei sapori dolci ho guardato il nuovo arrivato con sospetto, buono invece per chi sa apprezzare il cioccolato.

 

Ora sono alle prese con il loro menù, essendo cliente affezionata, mi hanno chiesto il piacere di rivedere la versione inglese. Ieri giornata di calma e divano, computer alla mano, ho cominciato la traduzione.

* Prima cosa ho constatato di nuovo che le figure risolvono molto. Vai a capire se non sei cinese che cosa significa la parola lapi 拉皮 e inceve se digiti su baidu.com (un sistema di ricerca cinese) lapi+ fotografia, ecco che gli occhi dicnono tutto. E' della pasta lunga gelatinosa. Ieri ho passato gran parte della giornata a vedere foto di piatti cinesi e renderli in inglese con un minimo di decenza. Il menù precedente è da sbellicarsi dalle risate, ci sono le "melanzane bruciate" al posto di melanzane arrosto o anche "wood to be meat" invece di "meat with assorted mushrooms" e davvero molte altre mini incompresioni tra questo mondo culinario ed quell'altro fatto di forchetta e coltelli. 

* Una seconda cose che mi è venuta ieri in mente, che sebbene noi italiani abbiamo una cucina molto diversa da quella cinese, sia per gli ingredienti che utilizziamo sia per il medo di cucinare, noi lenti loro velocissimi a fuoco alto, ci sono delle simpatiche cose in comune. Queste coincidenze sono quelle che derivano dalla cucina cosidetta povera: sia qui che in italia troviamo le verdure ripassate, il lesso di carne con verdure e gli spaghetti in brodo. Sicuramente quello che di più abbiamo in comune è la varietà di pietanze innumerevoli e di ottimo gusto per chi è di buona forchetta. Come noi dal nord a sud, anche in Cina ci sono piatti tipici e diversi, il piccante giù dove fa caldo e il brodo nel freddo nord, che sia del Dongbei o del Friuli Venezia Giulia.

Un appello a chi è in Italia: non vi fate ingannare dai sapori dei ristoranti cinesi (parlo di Roma con  coscienza), messi su in fretta e furia da tipi del zhejiang, noti non per le loro doti culinarie.

 

Gara di traduzione

Il post precedente era dedicato ad alcuni documentari che mi hanno particolarmente colpito.  Mentre scrivevo il titolo in cinese di uno dei due, precisamente 好死不如赖活 hao si bu ru lai huo, (tradotto in inglese "Live is better than die"), mi sono soffermata più volte a pensare ad una traduzione adeguata al titolo di questo lungometraggio. La traduzione in inglese manca di significato, non è corretta.

Allora, invito i sinologi o pseudo-sinologi a trovare una traduzione adeguata in italiano. Il vincitore sarà deciso da una esperta fanciulla italo-cinese e il premio è ancora da decidere :)

 

Documentari

Un anno fa circa, ho intenzionalmente preso in prestito (a lungo termine) un documentario di un regista cinese, dalla casa di Federica, il titolo del doc. è 好死不如赖活 hao si buru lai huo (Live is better than die*). Il primo documentario della mia vita che non sono riuscita a finire di vedere. Le immagini scorrevano lente e la vita in una lontana campanga cinese sembrava essere infinitamente lunga. I protagonisti sono i membri di una famiglia, la madre gravemente malata. L'incubo dell'HIV su più di un'ora di report. Infito il dolore, quando la telecamera fissa inquadra la morte nel volto della donna, mentre i bimbetti a sedere nudo giocano nel fango davanti casa. Lo consiglio a tutti coloro che vogliono vedere la Cina girata da un bravo regista cinese, che non giudica ma lascia parlare le immagini. Troppo forte la tentazione sarebbe per un occidentale addentrarsi nel tema della censura cinese, dei malati incapaci di curarsi e dare così l'ennesima (finta) lezione di comportamento e di buone maniere alla terra di mezzo. Lo sguardo di un cinese che vede la sua società malata non è meno critico, anzi.
Lo stesso regista, il signor 陈伟军 Chen Weijun ha girato un altra piccola parte di società. E ditemi voi se non ha ingegno. Il film si intitola Please vote for me, i protagonisti questa volta sono dei bambini cinesi di una scuola elementare alle prese con l'elezione del capoclasse. Non dico altro.  
Solo un'altra cosa, quest'ultimo film fa parte di un progetto niente male: why democracy .
 
Credo sia il momento giusto per riflettere anche noi, cosiddetti membri delle democrazie occidentali sul vero significato di demos (popolo) e Kratos (potere). 
 

Link

Indispensabile avere qualche link interessante che parli di Cina. Di siti e-o di blog ce ne sono parecchi , molti dei quali ovviamente in inglese.

1. danwei.org 

Sito con esperienza pluriennale nei media e in tutti i mezzi di informazione in Cina. L'unità di lavoro è  formata da un teem multiculturale, forse il più azzeccato che abbia mai visto: sud africa, italia, svezia, cina e altri. Ottimo specchio su quello che avviene nella mainland.

2. dongnanxibei 

Più che un sito che parla di Cina, offre articoli, presi da blog, giornali, websites. Interessante e approfondito non solo per quanto riguarda la terra di mezzo.

3. wang xiaofeng  

Blog di questo, scrittore, giornalista e umorista. Un bel bloghetto su esperienza personali e non.  Ci sono anche una marea di link per altri blog.

enjoy it. 

Che tempo fa?

Le sospirate vacanze per la festa di inizio anno sono cominciate da tempo e io sono ancora a Pechino. Sembra assurdo ma non si riesca a partire da questa città. La mia meta è anche una delle più battute, vorrei riuscire a ritornare nella provincia dell'Hubei che per tutto l'anno scorso mi ha ospitato. Ma stavolta il viaggio sarebbe per andare a casa della famiglia di Maidian, in campagna. Respirare per un attimo il freddo umido del clima senza riscaldamneti che fanno seccare la pelle, guardare con i mei occhi cosa si fa davvero nella lontana campagna cinese, distante mille migiaia di miglia da Pechino.

 

Invece, questo è l'inverno più rigido degli ultimi 50 anni nella Cina del sud ovest. Nevica ormai da giorni interi in città dove non nevica praticamente mai. Il fatto ad aggravare la situazione che ci sono i milioni di persone in partenza o in arrivo da tutte le parti della nazione, la stazione di Canton è ormai affollata da più di 600.000 persone, bloccate, non riescono a partire, cercano di restituire il biglietto per poter ritronare a casa, intanto continua a nevicare. Wuhan anche piena di neve e colma di giornalisti che intervistano questo e quello delle ferrovie dello stato cinesi, in modo che faccia chiarezza sulla situazione. La provincia dell'Hunan è in panne con l'energia elettrica. Da Changsha a Zhengzhou si impiegano 12 ore. Il presidente Wen Jiabao in persona si è avventurato tra treni e stazioni. Ma c'è poco da fare, tutti sperano che il maltempo finisca ed anche questa strana Chunjie. 

Vabbè, io intanto me ne sto al calduccio a Pechino, stasera concerto di Xiao He. 

Idali zhengfu

Non sono stata invitata come Francesco Sisci alla festa del Ministero degli Affari Esteri cinese, ma sono felice che un giornalista come Sisci scriva di Cina e ne scriva soprattutto a quel modo, un po' lecchina questa affermazione, ma sul serio è un giornalista con occhio acuto e mente da conoscitore della Cina, con umorismo sopraffino mentre parla di Italia.

Ma in effetti, vai a spiegare ad un cinese com'è fatta l'italia. Tutto quello che c'è oltre allo stereotipo italiano, del bel ragazzo, la moda, la pizza e la mafia. Anche per me è un paese inspiegabile, vecchio e al collasso. Ma chissà per quale stranissima ragione ancora non affonda, mi chiedo come fanno tutti i miei connazionali a non farsi venire il fegato verde o nero, o come si dice, nel vedere un popolo di immigranti, inventori, creativi e mascalzoni, nel senso intelligente del termine, a lasciarsi scivolare via così il paese dalle proprie mani. Il potere decisionale, la forza che dovrebbe detenere il popolo non per manifestare ancora e ancora senza fine, ma per proporre un cambiamento, che sia uno scrollone che butti via il vecchio, che sia un atto degno, che sia un rimpianto di un'etica persa.

Questa mattina un mio amico mi sveglia chiedendomi "Ma è vero che è il 61esimo governo che cambiate?".  

Il biglietto

Mi hanno detto che ci sono molti racconti cinesi sul treno, sulla folla e sull'umanità che si trova in tutti i diversi scompartimenti. Indubbiamente è un ambiente che affascina, da un certo punto di vista, che soffoca da un altro. Sono viaggi lunghi quelli che si fanno in Cina, si arriva anche a tre giorni di treno, da una provincia ad un'altra, io personalmente ho sperimentato parecchie volte i miei soliti 1200 kilometri in una notte. Treno Z11 Pechino-Wuhan. Oggi invece vista la Chunjie (inizio del nuovo anno cinese) sono andata con Maidian alla ricerca di tre biglietti per il sud della Cina.

La stazione, seguiamo il cartello che ci indica l'entrata tra labirinti di passaggi messi appositamente delle forze dell'ordine per non far ammassare le persone tutte insieme. Precauzione leggittima ma poco utile. Entriamo e su una ventina di sportelli che vendono bigliatti centinaia di persone in fila. Non c'è nulla da fare aspettare le fatidiche 19.00, sono solo le 16.30. Alle sette infatti gli sportelli potranno vendere il biglietto del 4 febbraio quello che io e Maidian vorremmo agguantare. Il biglietto del treno in Cina, durante la chunjie è qualcosa di raro e difficilissimo da avere, o hai le solite guanxi, ossia conosci qualcuno che te lo procura, o provieni da una futtuta città nel nord a meno 30 gradi dove nessuno vuole andare, oppure il biglietto è introvabile. Per il capodanno una settimana sola di vacanza e 1 miliardo e quattrocento milioni di cinesi si muovono contemporaneamente per raggiungere la propria famiglia. Un viaggio unico, intanto perchè i cinesi hanno pochissime vacanze, quindi se lavori a 2.000 km da casa, non puoi praticamente mai rimettere piede sulla porta natia, se non per il fatidico stop di fine anno lunare. Poi perchè da non cinese, da italiana a cui piace viaggiare in macchina, con la radio ad alto volume e cantare ad un volume ancora più alto, sono assolutamente imrpessionata dalla vita del treno, dalla folla, dai fangbian mian (pasta liofilizzata in zuppa), dai tantissimi bruscolini di coliri diversi e sapori. insomma un'esperienza che per chi viaggia in Cina non può non fare. Vabbè, dove ero rimasta, dunque, la stazione è affollata di gente comune, di chi non può permettersi un'aereo, di studenti, che fanno di tutto, anche forse svogliatamente, per mangiare a casa dei proprio i primi jiaozi dell'anno. le persone che mi sono accanto non smettono di osservare il tabellone che annuncia quali sono le destinazioni per cui ancora si può trovare qualche biglietto o meno. Io non mi faccio prendere dal panico, anche se so che probabilmente mi toccheranno più di 18 ore in piedi, prima di raggiungere il famoso sud. Infatti i biglietti più cari, la cuccetta dura è la prima a finire, poi a seguito, sedili mordibi e duri e come ultimo ultimo ultimo, in piedi, senza posto, devi anche pagare per una notte di inferno. La fila è interminabile e la venditrice di biglietti una bastarda, si alza, mangia, chiacchiera, mentre dietro quel vetro occhi e mani non fanno che chiedere, se c'è posto per *** ? 

Vabbè, il tutto si è concluso. Non abbiamo trovato il biglietto, proveremo tra 3 giorni.

Labirinto tutto mio

Serata con mostra alla galleria continua. Niente di meglio per ritrovarmi parzialmente a pensare al mondo dell'arte e o meglio degli artisti o artistoidi, visto dall'esterno. Una sorta di difficoltà di approccio, per la mia non proprio diplomazia e per la mia personale ricerca di sincerità e chiarezza che in certi ambienti è difficile da incontrare. Saluti e occhiate, di sfuggita, che ossevano il nuovo entrato con la coda dell'occhio (di serpente). Ma sarà un senso di inferiorità che mi porto dietro dai tempi del liceo, non so io neanche perchè o sarà una voglia di apparire frustrata o forse, semplicemente non appartengo a quello che mi trovo davanti, mi irrigidisco, sorrido anche io e mi spiace cerco di essere diversa da tutti gi altri, a modo mio. Il fatto che di artisti o artstoidi nella mia piccola esperienza ne ho visti, ho parlato del più e del meno e singolarmente, fino qui tutto bene, come  diceva L'odio. La massa di gente che si squadra a vicenda mi rende nervosa e insofferente, prendo il mio prosecco e mi metto a gironzolare per la mostra, c'è mi invita a cena, rifiuto, per stizza e mi inoltro nel labirinto. Opera d'arte dell'artista italiano Michelangelo Pistoletto, labirinto di specchi e di cartone, prima il cartone poi la casa degli specchi: dentro luci e immagini riflesse ovunque da farti sembrare in un'astronave vuota ma ancora luminosa, calda comunque. Esco dalla casa, evito gli sguardi di chi fa public relation e mi inoltro sulle scale, mi spiace di aver rifiutato l'invito, ma ormai è tardi, arrivo nell'altra stanza, il Pozzo. Cartone, di nuovo attorno, guardo giù e di nuovo specchi. La mia immagine riflessa ancora una volta che mi fa di nuovo notare chi sono.