Olimpiadi e non rimango incinta.
避孕 (biyun) e 避运 (biyun)
Il cinese e' una lingua difficile che spesso fa impazziere per le omofonie. Ecco un bell'esempio: la coppia di caratteri sopracitata ha lo stesso suono, la stessa pronuncia ma il significato un po' diverso. 避孕 E' formato dal carattere bi 避 che vuol dire evitare, sottrarsi a, e dall’ideogramma yun 孕 ossia incinta, gravida (come diceva mia nonna). La coppia insieme prende il significato di contraccezione, evitare di rimanere incinta. Da cui derivano i composti a tre caratteri 避孕套 biyuntao preservativo o 避孕药 biyunyao pillola.
避运 Invece e' una nuona parola, che va alla grande in questo ultimo mese, mese olimpico. Bi 避, abbiamo detto vuol dire evitare, sottrarsi a e yun 运 cosa potra' mai significare? Yun 运 ha piu' significati, tra cui movimento, per cui e' utilizzato per la parola Sport yundong 运动.
Olimpiadi in cinese si dice Aoyunhui 奥运会 che sta per la forma compressa di Aolinpike Yundonghui 奥林匹克 运动会. Ritorniamo alla coppia di carattere in questione: biyun 避运 vuol dire evitare le olimpiadi, sottrarsi alle olimpiadi.
Parola detta con un’ironia di sottofondo data dall’attinenza con i contraccettivi, va detta anche annuendo con lo sguardo verso l’alto e con la speranza che queste olimpiadi finiscano il prima possible e si torni ad una vita normale.
Biyun 避运 e' per chi ha fatto la scelta di partire, di allontanarsi da Pechino per questo mese, per evitare di essere coinvolto o sconvolto dalla vita olimpica, un biglietto alla mano, un investimento in denaro, e via la scelta migliore? Non saprei.
Mi ricordo, pero', quando ci fu il giubileo a Roma, io fuggii in Sardegna.
Per qualche amante della lingua cinese, 看眼 :)
Domande: Cina e giornalismo
Grazie al mio caro amico, che ormai lontano dalla Cina rischia di far irritare Laotianye, cerco di affrontare un argomento un po' spinoso. I giornalisti e la Cina.
Il caro amico ha postato sul suo blog un interessante commento, in risposta ad un reportage fotografico di Repubblica dal titolo "Un muro cancella dall'orizzonte la faccia scomoda di Pechino".
L'invettiva del mio caro amico e' fatta di insofferenza e di allergia cronica per tutta una serie di articoli capziosi e ben poco veritieri. Non penso di sbagliare nel dire che troppo spesso la Cina e' ancora vista come quel mondo esotico che tanto affascino' i nostri antenati. Per questo spesso le notizie riportate hanno a che fare con quel fantastico ed irreale che distingue la Cina dalla vecchia europa saggia e illuminista. Quindi cosa si puo' leggere di inerente al Regno di Mezzo? C'e' l'uomo piu' alto del mondo e quello piu' basso del mondo che insieme mangiano scorpioni e scarafaggi a Pechino. Articoli che possono essere inseriti nel guinnes dei primati. Oltre questo genere di articoli, ce ne sono altri che non fanno altro che mettere in luce "The dark side of the moon", quindi ancora parole e inchiostro speso sui temi dei diritti umani, democrazia, pena di morte.
A questo punto osservo: c'e' qualcosa che non va.
E' il gionalismo, il giornalista che poco si arrabbatta che poco legge (di Cina)? Ormai deviato in quei soliti argomenti, vecchio e stanco, scopiazza un po' di qua e un po' di la' per fare il pezzo in fretta e furia?
E' il pubblico che richiede questo, e' il lettore europeo (italiano) che prova soddisfazione crescente nel sapere che lui e' civile perche' comodo sul divano ikea mentre guarda lo schermo al plasma comprato l'altro ieri, mentre qualcuno basso basso, dall'altra parte del mondo mangia cavallette? E' autoerotismo italiota?
Ma aspettiamo un attimo c'e' anche un editore, c'e' una linea editoriale prestabilita, che marca il confine, che spruzza ammoniaca. Se varchi quel confine e' inutile non puoi scrivere? Quindi argomenti che forse interesserebbero ben piu' del guinnes dei primati vengono eliminati, non vengono confezionati e la mente delle persone, del lettore si annichilisce, fiero pero' del suo ditalino o sega mentale che dir si voglia, su come si sta bene a casa propria.
Concludo dicendo, che la Cina e' un mondo con enormi problemi che andrebbero studiati a fondo, attraverso reportage seri, di informazione vera. La vita del giornalista in Cina non e' facile per chi cerca davvero di fare il proprio lavoro, per chi va in giro in cerca di risposte, per chi vuole far luce su tematiche sociali e non.
Ma insomma giornalisti miei ce le avete o no le palle? (Se volevate un lavoro semplice ci sono i casellanti dell'autostrada che farebbero sicuramente cambio per un po' di tempo) Ce la dobbiamo prendere con voi per questi articoli superficiali e/o capziosi?
Pubblico italiano, ma vi siete cosi' rincretiniti negli ultimi 30 anni? Davvero avete bisogno di queste forme di intrattenimento?
Editori, avete cosi' tanta paura di far scrivere dei pezzi interessanti? Se si, perche?
Vita olimpica (transenne)
Non capita spesso ma può succedere ancora in città.
Nella capitale olimpica traformata ad hoc per l'occasione sono stati emanati nuovi regolamenti che temporaneamente limitano la libertà di ognuno. Ognuno nel nostro piccolo odiamo un po' queste olimpiadi anche se contemporaneamente ci facciamo prendere dai giochi, scoprendoci momentanei tifosi del tiro con l'arco, o commentatori dello scambio Nadal-Starace.
Le limitazioni continuano, e tutti abbiamo nella nostra quotidianeità subito dei piccoli o medi traumi. Per quanto mi riguarda quello che più mi infastidisce è la limitazione di entrare in determinati luoghi, delle transenne, dei cordoni di plastica giallognola o rossa che delimitano spazi, creano file, indirizzano le persone.
So che è solo un piccolo piccolo inconveniente in confronto a ben altre limitazioni che regolano la vita dei pechinesi, ma io mi trovo costantemente a sperimentare il controllo esterno, il trattenimento da parte di quel qualcuno a cui non ti puoi imporre, abbozzi un leggero stranimento, magari parli con il polizziotto che ti indirizza con uno sguardo più o meno gelido, accenni tra te e te impropreri multilingua ma poi vai nella direzione indicata. La logica appare spesso ignota, nel senso, scale che sarebbero assolutamente percorribili, no. Sbarrate da maledette linee rosse, che giorno dopo giorno mi irritano sempre di più.
Questa è parte della mia vita olimpica.
Tornando a casa, tardi, dopo una lunga giornata, nel condominio deserto, una donna accucciata attorno ad un fuoco bruciava fogli di carta. Commemorava un defunto, al crocicchio dietro casa. Nonostante le transenne la Cina mi continua a raccontare molto.
La (mia) cerimonia di apertura
E' arrivato l'otto agosto del duemilaotto. E' anche passato da due giorni e io costantemente chiusa nel bunker olimpico trovo poco tempo per raccontare e descrivere.
Più che un blog di informazione sta diventando memorandum della mia vita olimpica, diversa, assolutamente diversa da prima.
Quindi ecco cosa ho fatto l'8-8-2008:
ore 17.20: Arriva W e dicendo, chi vuole rimenere rimanga pure, ma per tutti gli altri è meglio sbrigarsi a tornare a casa, altrimenti non ci sarà più modo di tornare fino alla mezzanotte. Io scettica di mio, su queste posizioni, mi informo, vado in giro chiedo spiegazioni sui mezzi di trasporto in funzione durante l'apertura dei giochi e alla fine mi tranquillizzo, in qualche modo tornerò a casetta.
ore 18.25: comincio a scalpitare il mio orologio vitale mi dice di uscire sono più di otto ore che sono lì dentro, l'aria di fuori seppur calda mi chiama, e anche W.T che come stabilito sta a Gulou con altri amici. Baretto con televisione, qualcosa da bere e lo spettacolo televisivo dell'anno.
ore 19.00: Il piano di fuga a inizio, mi accordo con L. che mi segue fuori. Con noi c'è altra gente, ci incamminiamo verso lo stadio, chissà magari tra la confusione confondono le lettere e tutti gli sticker dei pass e ci fanno passare, almeno per essere un po' più vicini. Accanto al primo controllo ci sono macchine di indubbia provenienza americana, macchinoni con targa cinese, ma con la calssica aria da film, quelli che appena li becchi in televisione cambi subito. Bhe, davanti a noi la macchinona di Bush con militari, servizi segreti, esercito, tutta l'austerità del potere davanti a me. Il controllo ci fa tornare indietro.
ore 19.10: Appena usciamo dal villaggio olimpico trovo subito un taxi (culo infinito), ci dirigiamo verso Gulou, mentre L. mi continua a chiedere della Cina, della lingua cinese e io stanca affamata non mi stanco nel rispondere. Le strade sono vuote, polizia ovunque, bandierine colorate sventolano, mentre quelle sulle macchine sono rosse. Pechino sembra si sia preparata a dovere, zhongnanhai ne sarà contento.
ore 19.30: Scendiamo dal taxi, prima dela piazza ristorantino, afferro una manciata di Maodou (soia pelosa) sul tavolo, saluto i presenti che ci accolgono a birrette alzate, sete di te freddo. Arrosticini di agnello e via per il baretto.
ore 19.50: Ci avviamo verso la piazza, ancora gente in giro, oggi è festa a Pechino, pochi i ristoranti aperti, ma la gente è ovunque, mi faccio prendere dalla fantasia di far scoparire tutti e di essere sola, cosa impossibile in Cina.
ore 20.10: Arriviamo nel bar, c'è gente ma mi riesco a sedere accanto a L. sotto il televisore, collo alzato, e le immagini già scorrono sullo schermo. I cinesi sono incredbili per la loro compattezza nell'essere insieme. Coordinazione nei movimenti di più di mille persone che fanno evoluzioni da far ammutolire anche il più bravo giocatore di domino. Tute bianche che cambiano colore, uomini che si muovono e che sembrano una sola cosa, l'essere uno insieme ad altri forma figure, tondi, cerchi, uccelli di varie dimensioni, ali che si muovono. mi faccio prendere dai colori, il blu per ora fa da padrone. Mentre ci sono bimbetti che colorano con le certelle sulle spalle, ombrelli dalla faccia di bimbo del mondo interno, e tutt'attorno ancora coreografia. L. intanto mi parla delle tecnologie usate, sembrano essere le più nuove ele più costose, intanto davanti a me, una palla gigante esce dal pavimentazione e uomini che la circumnavigano camimnandoci sopra, mi immagino Zhang Yimou che sorride in regia. L. continua a parlare della differenza della regia nel cinema e nella televisione, mi fa notare le inquadrature a volte troppo strette per uno spettacolo del genere, apprezzo il commento tecnico. Cominciano a sparare alcuni fuochi di artificio. ce li godiamo seduti, ma poco dopo ci guardiamo e decidiamo di tronare allo stadio, tanto per essere sicuri di poterci godere dal vivo quelli che verranno.
ore 21.40: Usciamo dalla piazzetta e anche stavolta il taxi, questa volta davvero quello giusto, uno dei pochi taxi con il pass olimpico, guadagnato dal tassita grazie alla sua diligenza sul lavoro. Ne va fiero, io anche. Poi mi guardo nella borsa, tutti e tre con i nostri bei pass gialli, fieri e un po' imbarazzati, i blocchi delle strade si aprono e in pochissimo arriviamo fino al limite del water cube. Più avanti non si può, o hai avuto culo per avere il biglietto di ingresso*, o hai speso 500 euro minimo.
ore 22.00: Che facciamo? In mezzo al marciapiede, accanto a noi un militare con la ricetrasmittente sempre in funzione, noi seduti sui un gradino, al lato sinistro il palazzone bianco, che proittava fari luminosi lontanissimi, sopra di noi 2 elicotteri non smettono di volare e spostare l'aria afosa. Mi sdraio addirittura in attesa, le chiacchiere si perdono tra la mia vita e la sua. Io la Cina e miei viaggi precedenti, commenti sul paese, lui, licenziatosi dalla Germania vive in Italia, nell'azienda mamma delle mamme. Di nuovo stanchezza ma continuo a chiacchierare liberamente senza chiedere troppo di specifico, ci perdiamo tra questo e quello. The eternal sunshine of the spotless mind, concordiamo sul disgusto del nome italiano. Il tempo passa, un accenno di fuochi. Mi vene il dubbio che non ci siano più fuochi, cazzo sono due ore che siamo seduti e ancora nulla di che. Mentre so che all'interno dello stadio il burattinaio sta muovendo magicamente i fili di tutto quanto.
ore 23.59: Scommettiamo che non fanno i fuoochi, dico io. L. mi stringe forte la mano, scommettiamo una cena giapponese.
ore 24.02: Perdo la scommessa, i fuochi hanno inizio. 15 minuti di colori nel cielo di Pechino.
Per chi vuole vedere le immagini, perfavore guardate the bigpictures. Sito geniale comunque.
* Feili ha avuto culo
Pechino: meno 1
Domani iniziano, finalmente i giochi olimpici.
Domani tutte le televisioni saranno connesse e tutti gli occhi puntati sullo stadio per l'opening, io dalla mia parte non so dove sarò, onestamente mi vorrei solo godere i fuochi d'artificio, che saranno spettacolari. I cinesi in questo ci sanno davvero fare, sanno lasciare a bocca aperta grandi e piccini.
Oggi, come ogni giorno mi sono alzata, lenta dopo ben 10 ore di sonno. Linea 10 della metropolitana. L'abbandono per prendere la linea 8, la linea che solo chi possiede il Pass giallo può varcare.
Oramai non ci si guarda più megli occhi, o meglio, un leggero sguardo, e poi occhi su questa carta plastificata con timbri e timbrini, una sorta di passaporto, visto e lasciapassare. Una foto, delle sigle che scandiscono per chi lavori, e dove puoi o non puoi entrare.
Blocchi e limitazioni, prima di entrare nella stazione della linea 8, il primo check. Passo, senza problemi stavolta anche con accendino tabacco e mela. La stazione della linea 8 è diversa da tutte le altre. E' distante anni luce dal modo di costruire di un tempo, finalmente oltre i colori che già erano apparsi nella linea 5, ci sono anche decorazioni. Ghirigori blu elettrico, fiori che sanno un po' di nuvole della fortuna, si intrecciano tra di loro, la metro perde di austrerità e autorevolezza e diviene un luogo che deve accompagnare e ospitare il passeggero.
L'unica cosa, non c'è nessuno, pochi i privilegiati occidentali che prendono la metro. Io mi dimentico di portare la macchina fotografica, e come sempre me ne pento.
Ormai conosco la strada, non mi perdo più, ecco l'uscita E, la scala mobile e subito davanti IBC (International Broadcasting Centre), mi controllano nuovamente la magica carta gialla, affondo le mani nella borsa, mi metto camicia e pail per affrontare il freddo finto dell'aria condizionata.
Oggi vedo la bandiera, c'è la Spagna di fronte a noi, e poi noi ITALIA.
Entro, diretta nello studio, gli operai mi salutano con un zaohao 早好, ricambio il leggero saluto mattutino e mi metto a fare quel poco che finalmente c'è da fare.
La macchina olimpica ormai è partita, ora è tutto lavoro loro. Tecnici, giornalisti, collaboratori, presentatori, ora è il vostro cazzo di turno.
Buon lavoro!
Pioggia Artificiale
Avendo ricevuto due mail che mi chiedono qualche informazione sul clima a Pechino, mi accingo a scrivere questo post.
Premetto che ho ancora il sapore di vino nelle vene, piu' un leggero mal di testa e un bel "non mi ricordo", che spaventa. Comunque oggi mi sveglio, di corsa caffe' mi vesto, soliti jeans perche' nella tana del lupo fa solo 18 gradi e muoio di freddo, veloce, esco. Appena fuori dall'uscio alzo la testa e penso. Irlanda.
Non so se siete mai stati in Iralnda, il cielo di quel paese e' incomparabile, quindi non oso neanche lontanamente cercare un paragone, ma devo ammettere che il venticello di oggi, dopo il bianco-immobile-fisso-opaco cielo dei giorni scorsi mi ha dato una speranza, quella speranza che preannuncia pioggia.
Ci vorrebbe proprio un acquazzone. Di quelli pero' che non finiscono ne' dopo una ne' dopo due ore, quelli che li senti per tutta la notte e ridacchi mentri ti stringi ancora un po' alle coperte, anche se e' estate.
In questi giorni il cielo pechinese e' assolutamente bianco, ma non e' una novita', che i giornali scrivano "Scatta l'emergenza", direi l'emergenza e' gia' scattata e da tempo.
In questo mondo qui, esiste (ma anche in altri mondi) il Dipartimento per la modificazione del clima, un brivido sulla pelle, ma esiste, esistono leggi e regolamenti che regolano il voler modificare, controllare, riparare, cercare di fare qualcosa, per tutti i danni che noi stessi abbiamo provocato a questo bel pianeta. Sembra una pagina di fantascienza, forse lo e' e non ce ne siamo accorti, ma la Cina, tanto per dire non e' l'unica nazione che si e' avviata in questa direzione, quindi per piacere niente meraviglie esotiche, niente stupore, niente assalto ai cinesi, niente applausi o buuu circensi perche' tutto cio' gia' esiste e da tempo.
Poi dopo esserci resi conto che i libri di fantascienza non li leggiamo ma li viviamo, penso che farebbe a tutti benissimo leggere un autore, tal Hans Jonas, in cui in uno dei suoi libri parla di Responsabilita', del Principio di Resposabilita' e di come nel mondo di oggi, questo valore (?) e' cambiato.
Per chi fosse interessato, un articolo sulla pioggia artificiale a Beijing
Io oggi vorrei solo partire, andare nel Qinghai con una tenda e con lui e fare di nuovo l'amore sotto la pioggia.
Ritorno dal Villaggio Olimpico
Lavoro al villagio Olimpico.
Due sono i posti in cui mi è permesso entrare dopo controlli alla borsa e alla mia persona, metal detector e sorrisi sempre gentili mi accompagnano all'ingresso.
Arrivo solitamente in metropolitana, la linea 10 aperta proprio per le Olimpiadi. Ragazzetti in uniformi blu che informano i turisti cinesi e non su dove andare, io proseguo con gli occhiali da sole, da tre settimane non mi riposo, lavoro e ancora lavoro. Traduco, interpreto richieste, usuali e meno usuali, italani che mi chiedono come si dice questo o quello in cinese, io ancora sorrido e rispondo.
Dal metal detector all'International Brodcasting Centre ci sono pochi passi, varco ancora i vari controlli dei pass, sorrido ai soliti ragazzetti e entro, dentro fa freddo, felpa rigorosa, mi dirigo verso lo studio, ancora buongiorno ai nuovi arrivati, e il secondo caffè della giornata, il primo preso al volo tra ilbagno di casa, mentre cerco tutto quello che mi serve per la giornata.
Il cantiere, non è più un cantiere, ha preso vita. Il motore, mosso da mille e mille cavi, mi stupisce sempre per il colore vivo, in teoria la Master Control è fatta solo di macchinari e computer, ma inverosimilmente pulsa di vita. La mia riverenza per i tecnici è forte, parlano un'altro linguaggio fatto di codici e sigle e come tutte le lingue mi interessa, peccato che ci sia una sola vita, troppo breve per impararne tante altre.
Entro e faccio un giro di perlustrazione, chi ha bisogno chieda, saluto chi mi accenna un timido saluto, alzo il mento a chi non smette mai di lamentarsi, non c'è nulla di peggio che ascoltare chi si lamenta metre tutti si fanno un gran gran culo.
Lavoriamo tutti tanto, esperienza impotante.
Mi chiedo solo come un evento del genere, un evento che in teoria abbia a che fare con lo sport e con gli atleti, con la competizione che fa venire i sani brividi, con la paura e la felicità di chi vince, con le lacrime di chi perde sia potuto arrivare ad essere, almeno per ora, solo sponsor, televisioni, controlli, metal detector, pass, qualcos'altro?
(domanda ingenua non merita risposta)
Vorrei essere abbracciata più spesso.
Pechino cambia.
Mao, le Olimpiadi e le banconote
La notizia e' dell'otto luglio.
La banca del popolo cinese ha dichiarato che per le Olimpiadi sara' emessa una nuova banconota. Il valora sara' sempre di 10 Yuan (1 euro circa). I giornali cinesi spiagano con precisione o pignoleria estenuante le loro caratteristiche, grandezza, altezza colore e altre parcolarita'.
Quello che mi ha sorpreso che dopo la sparizione delle piu' belle banconote cinesi, quelle con il volto di tutte le minoranze etniche, quelle blu scuro che tanto mi ricordavano le 10.000 lire italiane, si e' lasciato il posto all'ennesimo faccione di Mao. L'esclusiva e' solo sua. Su tutte le banconote emesse fino ad adesso, il presidente o nonno Mao (come a volte lo si nomina con un abbozzo di sorriso) e' l'unico ad avere l'onore, o meglio sarebbe la banconota ad essere onorata di avere ritratta il suo volto sulla propria facciata.
Invece, cambiano i tempi, nel 2001 si concedono le Olimpiadi alla Cina. Pechino da sette anni si sta preparando per il grande evento. La citta' gia' coinvolta nell'immenso cambiamento, accelera la sua corsa.
E cosi' oltre a Mao ecco spuntare un'altra banconota, con il disegno dello stadio Olimpico. Saranno a numero limitato, solo 6.000.000 di copie, ma potranno essere utilizzate comunemente come tutte le altre banconote.
Mi chiedo cosa penserebbe Mao se fosse in vita.
Secondo me arriccerebbe il naso.
Qui un link. Banconote cinesi di forme e dimensioni, quelle da 10 yuan blu scuro le piu' belle, in my opinion.
Se volete boicottare: e' per questo
A chi si sdegna della Cina.
Il maiale e il terremoto
Il terremoto e' stato devastante, ancora si continua a scavare mentre la vita piano piano riprende in suo corso.
Non si fanno ironie sulle tragedie, sulle migliaia di morti e macerie. Adesso inizia la ricostruzione. Perdonatemi quindi questo piccolo sorriso ironico, mentre ascolto e poi leggo la notizia del maiale Zhu 朱。
Nel piccolo villaggio di Longmen in montagna c'era la famiglia Wan che fino a quel momento aveva vissuto nella sua casa, come se nulla fosse, un po' di maiali da allevare per potersi sostentare e vivere del loro pezzo di terra, tutto era proceduto fino a quel momento. Fino alle 14.28 di quel 12 maggio, quando quella scossa fece crollare al suolo, casa, stalla e maiali compresi. Nulla era rimasto, solo macerie. Sconsolata la famiglia Wan come ogni buon cinese dopo aver pianto le giuste lacrime si da da fare, si organizza con i vicini di casa, si spostano pietre si cerca di fare di tutto per ricostruire la vita. Gli aiuti arrivano e adesso si comincia davvero a scavare per ritrovare il ritrovabile, mani dentro la terra, ruspe in alto si ricomincia!
Passano i giorni e la vita ricomincia, ne passano addirittura 36 e cosa esce dalla terra, cosa ritorna alla luce, come una nuova nascita, oserei dire resurrezione, perche' dopo 36 giorni di cos'altro si dovrebbe trattare? Il maiale di casa, dopo 36 benedetti giorni, il maiale di casa, esce illeso dalle macerie sottostanti tra lo stupore dell'interno villaggio.
Al non-muore-mai maiale viene subito dato un nuome: zhu jianqiang 朱坚强 (zhu significa rosso vermiglio, ma si pronuncia come maiale, jianqiang nel senso di forte, inflessibile, fermo, risoluto). Ecco che tutti quanti mani sulla bocca per lo stupore, la gente si chiade ma come mai questo maiale abbia potuto resistere 36 giorni, certo e' un po' dimagrito, anzi parecchio direi, da ben 150 chili di carne rosa, ottima per salsiccie, e' diventato una siluette di 50 chili, ovviamente da questo: miracolo di Longmen non si tocca.
Appello alla famiglia per far si' che il maiale non diventi un luculliano piatto piccante, il veterinario comferma la stranezza della situazione, sebbene un maiale sia grasso dopo giorni senza bere e senza mangiare, il povero zhu serebbe dovuto passare a migior vita, e invece no. Eccolo magro magro ma eccolo di fronte a noi.
I perche' dello strano avvenimento sono tutti da spiegare: si e' ritrovato in un meraviglioso spazio di un metro e mezzo, ha cominciato a mangiare carbone, che inspiegabilmente lo ha nutrito senza nuocergli, la pioggia caduta nella zona ha soddisfato la sua sete. Ma la spiegazione piu' vera, passionale, che fa scendere qualche lacrima e' : il maiale zhu non voleva morire.
Il maiale zhu, risoluto, fermo e indissolubile, ha afferrato la vita senza volerla abbandonare per 36 giorni, cotechini attaccati alla terra.
Cosi' questa e' la storia del maiale zhu, divento' un eroe nazionale, comprato da un museo per piu' di 300 euro, non sara' trasformato in salciccia e rimarra' ad illo tempore come simbolo di vita.
Il Fuoco
Mentre tutti si stanno preparando per il fine settimana, piuttosto movimentato a Beijing (festa sulla grande muraglia* o pomeriggio e serata reggae al 2kolegas**) io comincio a ricevere messaggi che mi dicono: "Bevi tanta acqua!", "Predi dello zenzero", "Riposati!", "Hai medicine?".
Il primo consiglio è quello più in voga, tra cinesi e stranieri. Quando infatti in Cina stai male di stomaco, il suggerimento che va per la maggiore è bevi acqua calda. Fortunatamente confido molto nel potenziale di questo elemento quindi non smetto di riempire bicchierone di liquido trasparente. Cercando di tenere sotto controllo la febbre che va e viene.
Un'altra espressione spesso udita mentre si vive qui è shanghuo 上火.
Cerco di spiegare a me stessa, innnanzitutto, cos'è questo benedetto shanghuo, non è semplice anche perchè è un concetto che in occidente non esiste, o forse esistiva ma ce ne siamo dimenticati, forse mia nonna con i suoi intrugli di erbe ne sapeva molto di più. Sfortunatamente la medicina occidentale ha messo al bando quello che in altri posti è cultura millenaria, vita e espressione.
Intanto shang 上 in cinese ha molti significati: sopra, superiore, prima, precedente, ma in questo come in altri casi ha un significato di salire, nel senso di superare, o varcare; huo 火 invece non è null'altro che il fuoco.
Ritorno alla coppia di caratteri e al loro senso congiunto, facendo però una digressione d'obbligo.
Il corpo umano come ogni altro essere a questo mondo è composto da 5 elementi, il fuoco è uno di questi. Questi elementi dovrebbero essere in equilibrio tra di loro, armonizzati, altrimenti necessariamente si creano degli scompigli, ci sentiamo destabilizzati. Shanghuo, vuol dire che il fuoco ha varcato un certo limite e ne soffriamo le conseguenze.
Parlo per ora solamente di un aspetto fisico, questo stato segnato dalla predominanza del fuoco fa sì che la nostra pelle si secchi, sete e herpes prevalgono, mentre lo stomaco potrebbe essere infiammato e potremmo essere colti da insonnia. Tutto questo è molto semplificato per il mio piccolo cervello, perchè c'è molto di più. Ci sono lo yin 阴 e lo 阳 yang e il loro rapporto, ci sono ancora cinque elementi e il loro mutamento in base alla prevalenza di yin o alla prevalenza di yang, c'è anche il Qi 气 il soffio vitale, quello che pernea tutto e gli da vita, come cercare di mantenere vivo il qi senza lasciare che inutilmente si disperda? Ma soprattutto come riuscire a trovare un proprio equilibrio tra tutto e tutti?
A questa domanda hanno risposto 5000 anni di storia, filosofia e medicina cinese.
Per ora mi tengo il mal di pancia, non è shanghuo, forse solo una leggera influenza intestinale.
*questa festa si ripete da un po' di anni, adesso sebbene il luogo pare sia molto suggestivo: accanto alla muraglia che scende sul mare, la festa è popolata da americani 18enni ubriachi. (notizia dell'ultimo minuto), spero chi sia lì stia bene tanto è per tutta la notte. In bocca al lupo a Husk per il Vijing e alla felice compagna (di avventure) Feili, un abbraccio.
**Locale di Beijing, dove piacevolmente si passano serate estive sul prato, musica per la maggior parte interessante, comunque si sta bene. davvero bene.
I cinesi ballano
E' bella ma non balla.
Un detto che spesso si sente dire nella capitale italiana. Non so onestamente se viene utilizzato in tutta italia. La prima volta che l'ho sentito sono rimasta perplessa, ma subito dopo ho immediatamente annuito.
Ci sono molte persone al mondo che pur essendo belle e affascinanti, non hanno quel nonsochè di attraente dato dalla vitalità, che si esprime spesso nella fisicità del corpo, dei gesti, dello sguardo , che il modo di dire assegna al ballo.
Bhe, i cinesi, se pur non belli, ballano e quanto ballano. (o almeno ci provano e spesso ci riescono)
Gli spazi che si ritagliano sono diversi per tutte le età, all'aperto e al chiuso. I giovani ragazzi si ritrovano nelle più chiassose discoteche, con musica house e techno delle più impulsive, MIX e BANANA le venues in voga, dove si balla a pancia scoperta, si suda e ci si droga. Sudore e gande lunghe delle giovani fanciulle in minigonna tentano di accalappiare questo e quello, girano bottiglie di whisky e varie sostanze da sniffare nei tanti tantissimi privet. Salottini di qua e di là. Consiglio un salto, una volta basta e avanza, sempre se si è in vena di un'esperienza diversa.
Ma non è tanto questo di cui vorrei scrivere, quello che mi ha sempre lasciato a bocca aperta per la vitalità e per la spontaneità sono le persone per strada, in spazi all'interno di condomini, o su larghi marciapiedi, o in parchi all'interno della polverosa Pechino, dove tutti più o meno bravi o più o meno belli sono presi dal ritmo e dalla musica.
Cosa ballano? Bhe, questa puntata di Sexy Beijing ne mostra un piccolo angolo, ma di luoghi così ce ne sono molti in città.
Persone più o meno anziane, dai 40 in su. Mani tra le mani, piedi che si poggiano a terra per poi sollevarsi immediatamente. Sguardi fieri della propria performance, seri e sorridenti nelle loro espressioni. Vitali nei movimenti, spontanei nel mostrare a tutti quelli che li corcondano i propri pregi e i propri difetti, naturali.
Insomma i cinesi ballano, ecco uno dei motivi per cui mi piacciono i cinesi e per cui continuo a stare qui.



