Argento

 

      E' come farsi toccare da mani con smalto di color argento

    

ho visto il cielo grigio
e frecce gialle e nere
attraversare spazi lunghi
e larghi in un quadrato ingordo mentre io ...
... pensavo al cerchio che
nessuno vede, ma si sente
fremere e vibrare come
un lago indiano d'aria, ecco io ...

ho visto una piscina a scacchi
gialli e neri... nuovi ricchi
arrivati ieri in fretta e furia
cosa penso io?..

pensavo ad un amico anche lui
lontanamente indiano, forse
un capo o una comparsa al cine,
cosa voglio io?..

ah, fatemi lavare
ah, fatemi nuotare
ah, ah, ah, fatemi svanire

il tempo è un cerchio che finisce
la dove comincia..
neanche una fessura lo interrompe come
quando penso io..

dico del mio silenzio indiano
un dialetto di lontani specchi
e nuvole parlanti, è così
che scrivo io...

ah, fatemi asciugare
ah, fatemi scaldare
ah, ah, ah, fatemi svanire
 
 

Il Vento

Ricordo un'immagine di un film, Rosetta del 1999. Onestamente credo sia questo film, ma chissà sono ormai passati quasi 10 anni, quindi potrei sbagliare.

L'immagine è una semplice busta di plastica rossa che vola, viene sollevata dal vento e vola di nuovo, viene portata da qualche altra parte seguendo le correnti veloci o lente che la spingono ancora più su, per poi, se c'è un poi, ancora di nuovo in alto e poi repentinamente in basso.

Solo questo, farsi trasportare dal vento.

Oggi camminavo per strada, mentre l'unico pensiero oltre al vento che mi circondava era quello di schiacciare più foglie possibili per ascoltarne il suono, un suono caldo nonostante tutto, caldo.

(Si ha bisogno di giochi infantili nelle metropoli)

Pensavo anche al film, non ricordo la trama, ricordo solo tristezza, disappunto e vento. Il vento di Pechino è però più violento di quello visto al cinema nel '99, qui sono folate che si ascoltano, si sentono prima di arrivare a colpirti la faccia, hai anche tempo di aggiustarti la sciarpa e di voltarti dalla parte opposta per evitare polvere e le fredde sferzate d'aria, mentre le mani sono sempre in tasca, gli occhi bassi, alla ricerca di foglie da schiacciare.

 

Courtyard Number 7

Sono nel nuovo ufficio, tutta intenta a leggere il report-prospetto-o-baogao che dir si voglia, sullo sviluppo del quartiere in cui vivo, con tutte le contraddizioni che ne derivano.
 
Il nuovo xiao laoban 小老板, ce ne sono due di laoban, lui è il più giovane, mi guarda e mi fa "Dai, accomapagnami, devo incontrare un giornalista del New York Times che vuole scrivere un libro sui siheyuan 四合院"
 
Non è che sia prevenuta, o forse un po si ma è meglio che non lo dico a voce tropo alta, l'ultima volta che ho incontrato un gionalista che voleva scrivere un libro sugli Hutong, era francese si presenta in ufficio e tra tutti i discorsi si capisce che non sapeva neanche cosa fossero questi  benedetti hutong, insomma non aveva idea di cosa stesse parlando, confondeva parole e concetti. Una tristezza infinita, finchè il mio xiao laoban, esausto, ma paziente lo porta nel suo ufficio e gli racconta piano piano la differenza tra un hutong e un siheyuan. Vabbè.
 
Quindi, curiosa, anche questa volta di ascoltare le domande degli aitanti giornalisti mi avvio con il piccolo boss e con una mia collega originaria del Guangxi 广西. 
 
Il tipo si presenta, puntuale con un panino in bocca. Biondo, occhi azzurri, scarpe da ginnastica, estremamente giovane. Il mio cervello non fa a meno di ricordarsi la frase dei due gionalisti-olimpionici, che mi dissero "Sai, i giornalisti italiani li riconosci perchè sono vecchi, tutte le altre nazioni sono rapprensentate da ragazzi giovani, noi italiani, no, proprio no!", comunque torno all'american blondish nel NYTimes, lo guardo, lo scruto un po' e contempaoraneamente iniziano le solite 4 chiacchiere formali ma non troppo, del genere chi sei e che fai.
 
Il piccolo boss ha preso un'appuntamento con il proprietario e architetto di un siheyuan, restaurato a dovere ed adibito ad hotel: il  Courtyard 7, 7号院
 
Non è la prima volta che entro in una casa tradizionale con la corte centrale, mi è capitato di varcare la soglia di abitazioni ricostruite e di pasteggiare del buon vino nel piccolo giardino, ma questa volta è diverso: è la prima volta che entro in un tipico siheyuan, ereditato dall'attuale proprietario da una famiglia di abbienti militari cinesi, le vestigia dell'antica ricchezza e delle antiche formalità sono ancora evidenti. La porta di ingresso a Sud-est, la seconda porta di entrata che si apre solo per occasioni speciali, il giardino e gli alberi sui 4 lati, con le stanze, adesso comode camere da letto, i portici che collegano le varie parti della struttura rettangolare, la zona retrostante, anticamente adibita alle donne della casa non sposate, insomma un tipico esempio di  abitazione dell'epoca Ming 明.
 
 
 
Appena entriamo il proprietario ci indirizza in un sottoscala dove c'è l'impianto di riscaldamento ad acqua e il sitema fognario a norma di legge, io mi guardo attorno e scorgo lo sguardo perplesso del giovine del NYtimes, poco prima mi aveva chiesto quali erano le radici filosofico-spirituali della costruzione in cui eravamo entrati, io gli avevo solo fatto notare come fosse fondamentale dare almeno un'occhiata ad un libro di storia della cina antica, vedo di nuovo lo sguardo del giornalista un po' confuso dalla praticità dell'architetto che, fiero, metteva in evidenza la tecnologia utilizzata all'interno dell'hotel. Io ridacchiavo sotto i baffi.
 
La visita del posto, è stata più o meno un altalenare tra i bisogni del proprietario, mettere in evidenza come la tecnologia si può fondere con la struttura tradizionale precedente. Il riscaldamento, la televisione e la sauna, ma anche i mattoni di epoca antica, le assi di legno, i letti e i vari mobilia*.
 
Il giovine-giornalista invece cercava in quello spazio qualcosa che (mi chiedo io) probabilmente manca nel suo luogo di origine, tradizione, radici filosofiche, cerca qualcosa che mi spaventa se si dovesse trasformare in bisogno di spiritualità spicciola e newage evanescente, chiedeva di fengshui 风水.
Guardavo gli occhi del 50enne architetto, preso dai suoi interruttori e dai suoi impianti di riscaldalmento, la praticità cinese anche questa mi fa spavento, sembra una "macchina senza freni" disse qualcuno, può ridurre tutto al più becero profitto, senza nemmeno farsi un piccolo scrupolo morale.
 
Questi due mondi cercano ripetutamente di comunicare, non so con quali risultati, davvero non so, dipende tutto dai bisogni e dalle esigenze degli interlucutori.
Oggi c'è il sole, prospetto che prima o poi si riusciranno a comprendere. 
 
*Purtroppo ci faceva notare il proprietario, gran parte dell'arredamento dell'epoca ormai non esiste più, non c'è, è stato o trafugato e portato a Taiwan, o distrutto in epoca successiva, insomma è raro trovare un mobile di antiquariato vero, originale. Questo lo dice con amarezza, abbassando lo sguardo. 
  

Chinese Humor & Chinese Lingo

L'autore è sconosciuto, del misterioso fotografo ancora non si trova traccia nel web cinese.

Ha postato queste foto che, a mio parere hanno dell'interessante. Perchè se non altro ha messo in pratica ciò che ho spesso voluto fare, ma la mia poca attenzione nello "spolpare" non ha mai dato questi eccellenti risultati. Il significato alla base, ovviamente è condiviso, ma come dire, preferisco l'aspetto artistico della macabra faccenda, lascio agli altri le lotte:)

Nota: MLGB è uno dei numerosi acronimi usati nel linguaggio della rete in Cina. Oltre alle tante parole tecniche riguardanti il mondo di internet, ci sono numerosissimi acronimi che sintetizzano una sana mandata a quel paese o più semplicemente una qualsiasi breve affermazione o domanda. Forme di espressione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

MLGB sta per  妈了个逼 ma le ge bi. Il curioso sinologo-filologo-chenonhanulladafare, capirà il senso della frase a 4 caretteri, profondo e colorito. Per gli altri e un solitario vaf*anc*lo

 

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Cantare e ballare, inaspettatamente, al concerto di Cui Jian. Su questa canzone.