Terremoto

Io a Pechino non ho sentito nulla, altre persone in città lo hanno avvertito ma soprattutto chi era in piani alti di palazzi, personalmente alle 14.28 di oggi, ora in cui nella provincia del Sichuan si è verificato il terremoto, ero intenta a riflettere sugli ultimi eventi che trascinano la mia vita. Di fronte al computer con Matthew Herbert in sottofondo.

Mamma e amici, state tranquilli sto bene.

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Periferia

Se la città fosse fatta solo di "centro" sarebbe solo una piccola roccaforte, ma non siamo più nel lontano medioevo, almeno non qui. Quindi periferie si snodano dalla bella signora (termine che rende l'idea di Pechino), da sud a nord, circordano il sesto anello. Sento persone parlare, di come siano pericolose, da non passarci di notte, ma sul fattore sicurezza, ancora in Cina mi sento più sicura, se paragoniamo il tutto ad un Parigi periferica notturna, o solo anche una Roma zona Salaria spinta.
 
Le periferie comunque mi continuano ad affascinare, per i personaggi, per le strade immense che mi sono vista attraversare in motorino in fretta a 15 anni e da più grande in macchina. I palazzi giganti, mi sembravano quelli che raggiungevo a 20 kilometri da casa mia nel 95, strade ampie e una tristezza di sottofondo circondava la zona. Nel concetto di periferia rimane ancora quel pregiudizio amaro, di desolazione e solitudine, di volti rapiti da troppe canne, o di grossi cani al guinzaglio. Incuriosita da quei luoghi lontani, mi sono sempre incamminata per i le campagne adiacenti alle periferie, seduta a guardare le mille finestrelle dove sono racchiusi mille e più persone, che guardano la televisione forse l'ennesimo programma platinato o forse un'altra porcata che ci riduce a sempliti telespettatori acritici.
 
Ieri mi è capitato di andare da un amico, alla periferia est di Pechino.
 
I palazzi che circondano Dongzhimen si sono fatti sempre più radi prendo l'autobus e mi lascio finalmente alle spalle il Moma, un complesso di edifici ad innumerevoli piani con case di lusso, laghetto interno, tutto permeato da solitudine, grigiore e estraniamento. L'autobus procede sempre avanti, accanto a me gente di Pechino, chi ha lavorato fino alle 19.00 e si addormenta sul finestrino imbevuto di vapore, data la pioggia che continua a battere ininterrotta.
Facce stanche e vestiti sporchi di chi lavora nei palazzi della città, negli enormi palazzoni che saranno uno degli esempi della nuova Cina del 2008. Mocassini trasformati in scarpe da lavoro e mani grandi per quei piccoli uomini che provengono dal sud della Cina.
Venti minuti e sono in una nuova parte, nuova città, nuovo spazio. Frequentatissimo come al solito, traffico e semafori, gente ovunque, sempre Cina, ma non la bella signora a cui sono abituata. Lui mi aspetta in moto all'incrocio dall'latra parte della strada, faccio zigzag tra le macchine per raggiungerlo, sono contenta di vederlo. Salgo e via verso l'interno della periferia. Strade sterrate e o male asfaltate, la pioggia continua a sbattere, mentre ci sono anche campi attorno, verdi. Mi lascio trasportare mi metto il cappello in testa e mi continuo a guardare attorno, un piccolo quartiere, fatte di casette grigie piccole, di quelle che si trovano nei piccoli paesotti cinesi, niente di speciale, sono contenitori per persone, ristoranti che cucinano a poco prezzo, grossi cani randagi, bimbetti che corrono ovunque, carretti che sfornano frittate di uovo e cipolla. 
Desolante, è tutto molto desolante. Ma anche tutto umano. molto umano.