Corso di bioetica, giovani medici cinesi crescono
I corsi che sto seguendo mi sorpendono sempre. Un po' per la freddezza degli studenti un po' per la pazienza degli insegnanti. Un mondo al contrario, mi appare.
Sto seguendo, connesso alla mia tesi di laurea, un corso di Bioetica all'Università di Pechino. Quindi in classe ci sono generalmente due insegnanti che propongono temi di discussione, riguardanti tanti argomenti del mondo della bioetica. Dai casi clinici più semplici ai problemi etici di difficile o impossibile risoluzione. Gli studenti oltre a me, sono dei ragazzi, di 23 anni età media, di medicina. Lo scrivo senza pentirmene, è svilente vedere dei ragazzi così giovani che ragionano il più delle volte in termini di beneficio materiale o per praticità immediata. Tutto questo poco si integra con un dibattito che dovrebbe portare all'analisi dei perchè più complessi, del tipo: Cos'è giusto per un essere umano? Cos'è l'individuo? La scienza quali compromessi deve fare per rispettare l'uomo per se? Tutto questo viene svilito da una autentica difficoltà nell'analisi, almeno il più delle volte è così per molti studenti.
La praticità all'ennesima potenza e la pura o la poca familiarità nello scegliere con il proprio cervello.
Quello che vedo tutti i giorni sta mettendo in evidenza, ciò che ritengo siano i problemi più importati per la sicietà cinese contemporanea:
L'educazione: Gli studenti sono abitutati a sentirsi dire ciò che è giusto o cos'è sbagliato, non a fare un ragionamento proprio. Sono abitutati a vedere la legge scritta come la verità messa su carta, senza riflettere sul senso del problema. Esempio: si parlava di madre surrogato, ossia di quelle madri che prestano il proprio utero per riuscire a portare avanti una gravidanza al posto di un'altra donna che non ha l'opportunità di farlo, all'inizio della discussione nessuno o solo pochi sono riusciti a vedere questo genere di pratica come un pericoloso passo verso la commercializzazione del corpo umano, come un pericolo. Parlando della legge sul figlio unico, nessuno è riuscito a concepire l'avere uno o più figli come un diritto dell'essere umano.
Sono studenti che sono abituati a memorizzare, tanto forse anche troppo. Mi rattrista.
Il sistema sanitario: Il caso in questione era questo se tu medico, di notte in ospedale comune vedi arrivare una coppia con un bambino in fin di vita, che fai? Tu medico, non pediatra? Cerchi di aiutare il piccolo o consigli ai genitori di recarsi all'ospedale pediatrico più vicino? Ovviamente la risposta di questi giovani cinesi di oggi, (so con certezza che fortunatamente sono solo una piccola parte della popolazione), bhe, gli eroi d'oriente, un po' Ponzio Pilato se ne lavano le mani. Non si azzardano a prendere una decisione che potrebbe portarli a subire delle critiche da parte di superiori, o potrebbe portarli ad assumersi necessariamente la responsabilità del proprio operato. Si rifuggiano piuttosto dietro la legge, 最大法律, la legge massima, come ha detto ieri una tipa che sta seduta dietro di me. Io inorridisco. La proff alla lezione seguente ci fa vedere un documentario su un medico il signor 王忠诚, che si distinse per il proprio coraggio, audacia e umanità.
Speriamo abbia effetto nelle menti studiose ma poco curiose dei giovani medici cinesi.
Scuola sperimentale dell'attore a Pechino
Sempre il solito caro amico mi chiama dicendo che sta arrivando in città una compagni teatrale italiana, ci sono i biglietti da andare a prendere all'ambasciata, vieni il 27, mi dice, ci sarà un dibattito tra gli attori italiani e cinesi dell'Accademia di Treatro Tradizionele Cinese (NACTA). Faccio del mio meglio per prendere il biglietto, anche se lo strano mondo dell'ambasciata a volte mette i bastoni tra le ruote, alla fine risolvo e ho il biglietto per il 27.
Arrivo nella periferia sud di Pechino, riconosco la scuola, ho già accompagnato lì una mia amica cipriota che faceva una ricerca sulle maschere nell'opera di Pechino. La scuola: facciata nuova mattoni rossi appena ricostruita appare un po' fredda, fortuna è notte e il ricordo dei vari edifici si perde. Sono molto curiosa di quello che andrò a vedere, un po' perchè mi manca il teatro. Da non esperta, mi manca sedermi sulle poltrone di velluto comode o scomode che siano e senza pretese intellettuali, farmi portare all'interno della commedia. E' da un bel po' di tempo che non mi capita di ridere a teatro e l'ultima volta che accadde a Roma, non ero solo io a sentire la mia voce, ma tutta la paltea rideva a crepapelle, anche le inibizioni degli spettatori erano andate via, tutto ad un tratto.
Quindi, ecco lo spettacolo inizia, scenografia semplice sullo sfondo, un piccolo teatro sul palco, quelli che vedevo da piccola al Gianicolo la domenica, gli attori erano veri, non burattini questa volta, erano persone che rappresentavano il mondo di Pantalone, l'amico nemico di Arlecchino. La scuola sperimentale dell'attore. La compagnia, il vero teatro del burattinaio sul palco, colori finalmente vivi, caldi e tanti. Abbinati da mani sapienti che hanno vissuto in Sud America, luogo che ne sa molto di colori e vivacità intellettuale. Gli attori, giovanissimi recitano in un dialetto o del nord italia, non capisco nulla o quasi. Guardo i cinesi che come me non capiscono le battute in ritardo sullo schermo accanto al palco. Ma l'ultimo dei problemi è capire, comprenderne la trama. Mi prendono i movimenti degli attori, che parlano e si muovono con gesti accentuati e un po' come il burattino, ripetuti. La comunicazione passa attraverso le mani, i piedi, i saltelli e l'abbassarsi del corpo, non c'è bisogno di parole, tutto quello che conta è la caricatura dei personaggi. Furbetti del quartierino dell'Italia di un po' di tempo fa, con riferimenti anche ai furbetti di adesso.
Consiglio a tutti di andare.
Per me è stato un po' come vedere il burattinaio di una volta.
Traduzione, è una questione di rispetto.
I "forse non tutti sanno che" cinesi
Ma lo sapevate che il Qi Pao 旗袍,il vestito da donna tradizionale cinese non è cinese ma bensì introdotto dalla dinastia Qing, ossia dal popolo mancese?
I cinesi donne e uomini portavano una sorta di tunica detta Chang 裳, i pantaloni erano utilizzati dai guerrieri mongoli, soldati e cavalieri, i quali giustamente necessitano di indumenti adatti.
La famosa Kao Ya 烤鸭 piatto doc del turista a Pechino, quello tipico pechinese non è pechinese, ma bensì proviene dallo Shangdong 上冻?
Queste tre piccole pillole di conoscenza a modo di settimana enigmistica mi sono state raccontate a lezione. Come faccio da un po' di tempo della mia vita, seguo corsi di cinese, varie università vari professori. Ieri spunta in classe questo piccoletto senza un dente davanti, un vero personaggio, maglione blu e una passione per la sua lingua. Il cinese. Dottorato alla Beijing Shifan Daxue 北京师范大学 in Cinese Antico, insegna, per guadagnare un po' di soldi, a noi stranieri una materia che è una strana mescla tra cultura e storia della lingua cinese.
Penso sia sempre più difficile dividere tra cultura cinese e lingua, c'è un mondo dietro quei caratteri che se aperto con passione, piano piano sfogliato con velocità e a volte con umorismo, può solamente stupire. La lezione in teoria potrebbe essere noiosissima, ma il tipetto, piano piano, con calma riesce a svelare quel mistero stratificato, fra semplificazioni e piccoli errori, tra il cinese antico e quello moderno, tra Taiwan e Da Lu, (la Cina "propriamente" detta).
Io oggi felice come non mai di aver trovato, un vanitoso e un po' nazionalista, giovane studente di cinese antico. Lo invidio un po' il filologo, tra dizionari polverosi e mondi passati, un po' autistico nei modi, ma pieno di passione. Magari tra due vita, la prossima ballerina di Tango, in Argentina.
Raccomandazione
Non posso non sponsorizzare questo altro blog:
Propaganda e connesso stress
Tibet: interrogativi di questi giorni
Non è facile essere indipendenti. Liberi di avere un'informazione veritiera senza che il dubbio affiori alla gola. Non tanto per la accuratissima censura cinese (alcuni programmini, aiutano a districarsi da The Great Firewall) ma piuttosto per la mancanza di informazioni.
C'è un solo giornalista straniero a Lasha, che ha avuto la fortuna di essere lì prima dell'inizio dei tumulti. Il signor è dell'Economist e solo lui, per la stampa straniera, può scrivere quello che vede, scritto qui.
Danwei da un ampio panorama con articoli più che interessanti riguardanti la situazione attuale in Tibet.
Il tema è ricorrente, la questione tibetana, che da parecchi secoli ormai ritorna di nuovo e di nuovo. Il punto è che per la maggioranza Han, il problema è inesistente. Il Tibet è cinese. Punto. Non ci sono per ora passi indietro, religione e socialismo alla cinese, ancora non si possono confrontare. Ho letto proprio ieri sul Nanfang Zhoumo 南方周末 un articolo interessante sul rapporto religione e socialismo. In un'intervista del 13 marzo, l direttore dell'Ufficio degli Affari Generali per la materie religiose, il signor Ye Xiaowen riprende l'interrogativo posto da Deng Xiaoping: come coinciliare la libertà religiosa e contemporaneamente prevenire le violazioni perpetrate dal fanatismo religioso che viola gli interessi del popolo e del socialismo?
Il giornale più aperto della Repubblica Popolare cinese affronta la questione Tibetana parlando di religione e di principi, che nel corso degli anni da Deng fino ad adesso sono stati analizzati a fondo e da parte del partito. E' sbagliato, dice il signor Ye la valutazione di voler accantonare le religioni, sarebbe un modo per allontanarsi dalla base fondamentale del rapporto tra marxismo e religione. L'articolo continua con una lunga digressione sul rapporto tra Vaticano e Cina per poi, finalmente, arrivare al Tibet.
Qui, il discorso è sentito e risentito. Per i cinesi, almeno quelli schierati è facile: il Tibet è cinese, il Dalai Lama è appoggiato dagli Stati Uniti e dagli altri paesi occidentali per promuovere la sua politica seccesionista. Quello a cui tengono i cinesi e ci tengono molto più di tanti altri popoli al mondo è l'unità del paese.
Un unità cercata da secoli, imperi e regni si sono alternati durante 5.000 anni di storia per unificare il Paese. La lingua parlata è forse il collante più utile di tutto. Ma qualche cosa è sempre scappata e scappa anche adesso. Il problema è difficile da risolvere, abbassare la guardia o a mano che tiene tutto il Regno di Mezzo ancora assieme e rischiare il conseguente sfaldamento? No. Il consenso popolare del governo leggittima quest'ultimo a prese di posizione forti, ma fino a che punto? Che ruolo avrà la comunità internazionale? Che da una parte si schiera buona buona per il rispetto dei diritti umani, che suona così bene, ma dall'altra parte ha promosso ed ora è soggetta alla delocalizzazione delle imprese e campa anche grazie ai musetti gialli che lavorano nelle fabbrichette del signor europeo-americano? I dissidenti tibetani (ma inserisco anche tutte le altre minoranze, Xinjiang in primis e tutti quelli che si sentono di poter perdere tutto pur di cambiare qualche cosa) organizzeranno altri momenti di ribellione? Se sì, le autorità saranno in grado di gestire tutto? Come reagirà Taiwan alle votazioni dei prossimi giorni proprio sul tema dell'indipendenza?
Il momento è delicato. Spero che la Cina abbia l'accortezza di mettere da parte il proprio orgoglio e la propria paura e di riuscire a dialogare. Spero che guardi un po' più in là oltre le teorie marxista e accetti di vedere i tibetani per quelli che sono. Con i loro spiriti e le loro genuflessioni e non tramite la lente cinese-han fatta di supermercati e autostrade. Contemporaneamente spero che il Dalai e la sua comunità internazionale, ma soprattutto la comunità internazionale, siano ben intenzionati a risolvere la questione. Spero la comunità occidentale rispettosa del tema di politica interna e che l'ingerenza sia ridotta al minimo, non rida sguaiatamente l'America e l'Europa faccia meno la schizzinosa.
Poco e nulla servono le minacce e i boicottaggi vari. C'è bisogno di dialogo tra le singole parti.
Una bella sfida che non mi sarei aspettata di vedere.
Difficoltà della lingua cinese
E' un po' di tempo che pensavo di scrivere un post sulla lingua cinese, adesso un articolo letto quì me ne ha dato lo spunto.
Il ministro degli Affari Esteri cinese afferma che la lingua cinese è una delle lingue più facile del mondo da imparare. Bhe, una volta un tassista mi chiese se trovavo il cinese facile o complesso. Ho risposto come il signor ministro, che in teoria non dovrebbe essere troppo difficile se un miliardo e 300 milioni di persone la parlano. Ho risposto di getto e con insensatezza, non stavo in conferenza stampa, soprattutto. Non credo si possa giudicare la difficoltà di una lingua dal numero dei nativi che la parlano.
Il cinese, invece, è una lingua difficilissima da apprendere. Queste parole
sono state scritte sulla pirma pagina del libro del mio docente universitario,
l'ho apprezzato per l'onestà.
La difficoltà del cinese dov'è? Allora, il cinese, non può essere mai lasciato
da parte, o ti ci butti con tutto te stesso, o non ne verrai mai a capo. Parto
dal punto di vista che è una lingua che, metaforicamente, si cerca sempre di
afferrare, di inseguire, ma difficilmente si riesce davvero a padroneggiare. Intanto,
il cinese, mi spiace dirlo ma va imparato anche a memoria, mi spiace per tutti quelli che vorrebbero imparare una ligua solo parlando con le persone senza aprire un libro, senza prendere carta e penna. I caratteri vanno
scritti ripetutamente, a volte anche con un non sochè di ossessivo, vanno
ripetuti non solo i caratteri singoli ma anche le coppie di due caratteri. Per dire questo
verbo si usa con questo comlemento oggetto e non con un'altro.
La lingua
scritta è di un fasciano misterioso in principio. Mi ricordo il professore che
in classe ripeteva di imparare i radicali. I radicali sono una parte
constitutiva del carattere. Per cui, ma ben attenti, non è una regola fissa, se
troviamo in una frase un verbo che significa agguantare, prendere, tirare, ci
sarà il radicale di mano alla destra del carattere. Nella parte sinistra a
vollte c'è l'elemento fonetico, che ricorda la pronuncia. Ma anche qui ci sono
innumerevoli variazioni. Queste due parti formano i caratteri.
Gli ideogrammi ripeto, vanno scritti, scritti e riscritti. Bisogna trovare
piacere nel farlo, mettendoci un po' di tocco estetico, perchè no, altrimenti
potrebbe diventare un lavoro noiosissimo.
La lingua parlata, quella ufficiale è il mandarino. Il mandarino puro di sente
solo in televisione, quella del telegiornale, per farmi capire. Per il resto
anche il più corretto del cinese ha la sua inflessione e poi ci sono tutti i
dialetti, ma questo è davvero un'altro mondo.
Quindi che fare con questo cinese. Intanto bisogna essere appassionati ed avere
enorme pazienza, impegnarsi a fondo, immergersi. Adesso è anche un po' più
facile di un tempo, ora ci sono film più o meno decenti da vedere e non solo
propaganda maoista, c'è tanta musica da ascoltare e tanti testi di canzoni da
leggere, ci sono giornali, riviste, tantissime riviste, libri, ecc. ecc. Non
darsi un limite, buttarsi. Parlare con le persone è essenziale, ascoltare anche
senza capire, lasciarsi prendere.
E una lingua difficile e incredibilmente affascinante. Ci sono momenti in cui
pensi vabbè, 7 anni di studio per nulla una lingua inafferabile appunto, altri
momenti, dopo per esempio una bella chiacchierata con una amica o con un amico
in cui sospiri e pensi che è come tutte le altre lingue, ma forse solo per la
prensenza paziente dell'amica-o.
Un altra cosa, la lingua non puo' essere disgiunta dalla sua storia, dal suo
passato, dalla conoscenza di quello che c'è dietro a "tutti quelle linette
che sembrano casette", è un tutt'uno. Ma a questo punto ci troviamo davanti ad un libro con un contenuto stracolmo di storia, eventi, di uomini che hanno fatto la storia dall'altra parte del mondo, parlano di uomini che in principio sembrano così lontani, di dinastie e imperatori ma basta lasciarsi prendere dallo scorrere di quel tempo.
*Studiare il cinese classico, leggere i classici confuciani e taoisti e divertirsi con i proverbi. Ma questo solo per chi ha vera passione.
Free Hugs China e 彩虹 di 许巍
C'è una canzone che mi ha accolto oggi mentre rientravo a casa. Precisamente 彩虹 Caihong, arcobaleno, di 许巍 Xu Wei. Incomincio a fischiettarla e ad intonare un po' la melodia di sottofondo. Ma perchè la so? Dato che stiamo parlano di pop-rock cinese, non sono un'esperta davvero. Pensa che ti ripensa, ecco il perchè, è la traccia che accompagna un bel video (freehugs in China) del 2006 quando in Cina incominciava ad essere frequente vedere in giro i cartelloni bianchi con scritto FREE HUGS o 免费拥抱
Qui sotto il testo della canzone:
每当音乐声响起
心就宛如一道彩虹
我多想拥抱着你
让你感觉不到风雨
在缤纷的节奏里
让你感觉快乐简单
在温暖的春天里
把你的心再次唤醒
每当你望着远方
别忘了爱在身边
我多想让你醒来
我多想给你温暖
在我珍爱的每一天
爱你是不变的信念
任时光飞逝如闪电
这彩虹永远开在我心间
Una curiosità, il video cinese è in risposta ad un'altro video (freehugs campaign), molto simile al video girato a Pechino, la cui traccia sottostante invece è stata messa su da un gruppo di adolescenti australiani. Bhe, non mi intendo neanche di pop-rock australiano...ma continuo a preferire di gran lunga e a canticchiare Caihong di Xuwei.
*altra cosa, notare che la traduzione in cinese di Free hugs è 免费拥抱 e non 自由拥抱, ossia abbracci gratis invece di abbracci liberi. vabbè. pratici fino alla morte.
Buona visione.
Beijing Buildings
Non ha tutti piacciono, polemiche sui costi dei progetti dilagano sulla stampa internazionale, Io passandoci davanti non posso che arire la bocca, e meravigliarmi per la loro estetica del tutto fondata sul secolo a venire.
1. Beijing Olympic Stadium detto anche "nido di rondine" per la sua forma a canestro. Argentato e immenso, conterrà 100.000 spettatori durante le Olimpiadi, 330 metri di lunghezza e 220 di ampiezza, 36 kilometri di acciaio lo ricoprono. *Herzog & de Meuron, studio svizzero ha firmato il progetto per il modico costo di 325milioni di euro*
2. Central Chinese Television CCTV. Il palazzo è futurista su piano tridimensionale, ancora in costruzione. 230 metri di altezza sarà circondato da 400.000 metri quadri di base in cui tutto il sistema televisivo, amministrativo e non avrà luogo. Il building è inserito nel Central Business District, quartiere della città in completa rivoluzione. * the Office for the Metropolitan Architecture (OMA), studio assolutamente multietnico con quartier generale in Olanda si è aggiudicato il progetto.
3. Beijing National Grand Theater. Ha un passo da piazza Tiananmen stupisce per la sua forma tondeggiante, un guscio di tartaruga accanto al contorno spigoloso e austero, costruizione in titanio circondata di acqua. * Paul Andreu architetto francese è l'artigiano.
Fumetto alla cinese. Ding Cong. 丁聪
Consiglio a tutti di munirsi delle vignette di Ding Cong, fumettista di Shanghai. I libretti sono maneggevoli, al costo di soli 12.00 yuan, ci si procura della satira cinese, che da un po di respiro a chi come me a volte si stanca dell'austerità delle Santana a vetri oscurati, dei grossi palazzi stile sovietico, e che essendo cresciuta con Vauro si sente un po' più a casa.
Le vignette sono tante e spaziano soprattutto sulla Cina, percorrono eventi, fatti e cambiamenti. Da grende fine umorista coglie il punto più delicato e provocatorio, quello che detto e scritto potrebbe far davvero male, ma trasformato su carta non può che far abbozzare al lettore un sorriso maliziosetto. Descrive con sottile ironia le qualità del popolo cinese, quelle che si portano avanti da secoli. Qualità non è davvero la parola giusta, tutto quello che c'è dietro "l'uomo Cinese", famiglia, regole, partito, a moltissime altre. Invito davvero tutti a fare un ripasso storico con l'aiuto di Ding Cong. A me a fatto benissimo, ma soprattutto mi ha fatto ridere, dato che in questo periodo sta Cina, mi sta appesantendo l'animo. Viva la satira!
E il ministero alla fine parlò
Vi avrei potuto tediare ma non lo faccio per rispetto. Vi risparmio la noiosissima traduzione parola per parola. Brevemente accenno in sintesi le parole del portavoce del Ministero della Cultura cinese, che dopo aver taciuto, ragionato, riflettuto e spremendosi le meningi a sufficienza hanno comunicato con la stampa sul fattaccio dell'attrice islandese.
Il comunicato si divide in tre parti molto chiare:
Prima: ribadire a gran voce l'unità della Repubblica Popolare Cinese. "Nessuna nazione ha mai ammesso l'indipendenza del Tibet..."
Seconda: benvenuto a tutti gli artisti stranieri, purchè rispettino le leggi della Repubblica Popolare Cinese. In parole povere, cantare è cantare, fare politica è fare politica, due cose ben diverse.
Terza: da adesso in poi ci saranno controlli molto più seri su tutti gli artisti stranieri.
Insomma, la cara società paternalista ha colpito ancora, ha punito la bella islandese e i suoi successori. Sembra che in Cina, comunque il problema Tibet non sia per la maggior parte delle persone un vero problema, viene vissuto più dagli occidentaloidi e dai Tibetani (spero). Purtroppo non conosco tibetani se ne conoscessi onn smetterei di fargli domande. Dato che se il problema esiste adesso, esiste per loro. Sono loro a subire la cosidetta occupazione, sono loro che dovrebbero lamentarsi o urlare. Quello che mi ha fatto riflettere su tutta questa storia, non è la provocazione della fanciulla, non è il coraggio islandese, ma la reazione cinese. Caldo e accorato il popolo dei blog e dei forum, ma non mi sembra che abbiano riflettutto sul testo della canzone. Insomma non un solo approfondimento sulla situazione Tibetana, non una sola domanda su come davvero si sentono i Tibetani, sulla storia del Tibet o anche sull'esercito di liberazione e il suo arrivo a Lasha nel 1950. Insomma nulla di tutto questo, non c'è memoria pare nei discorsi fatti in rete, ci sono accuse agli occidentali ficcanaso, analisi sulla situazione islandese e di conseguenza sulla personalità di Bjork, ma nessuna (almeno da quanto ho letto io) riflessione sulla situazione tibetana.
Sono perplessa.
Bjork Declare Indipendence
Il fatto sta rimbalzando su media e giornali stranieri, i giornali cinesi online per ora tacciono l'accaduto, mi chiedo che fanno i giornalisti o giornalisti dalla schiena curva che si occupano della questione, analizzano, leggono ciò che dice la stampa straniera e i blog locali, che per fortuna parlano, oppure cosa più probabile aspettano direttive dall'alto. Il fatto in quesitone è accaduto il 2 marzo a Shanghai. La bella fanciulla, ormai 43enne Bjork, alla fine del suo spettacolare concerto nel neanche troppo accogliente palazzetto dello sport di Shanghai ha inneggiato all'indipendenza del Tibet.
Ma andiamo con ordine, parlo di quello che ho visto mentre ero lì e delle reazioni sui "media" cinesi.
Il bioglietto che mi sono aggiudicata era un bigliettaccio di quelli che ti fanno stare sugli spalti seduta, (500 yuan, 50 euro), mi guardo intorno e piano piano salgo le scale e arrivo sulla mia sedietta blu, già sono infastidita dal dover stare seduta, ma come si può vedere un concerto seduti? Almeno alcuni concerti devono essere vissuti saltellando sulle gambe e alzando le braccia, cantando a squarciagola. Le luci si spengono, prima canzone, è dell'ultimo album che non conosco. Sono stata fedilissima alla bella fanciulla islandese, tra i miei 15 ai miei 23. Fortuna la seconda e poi via via si va sugli album a cui sono più legata, piano piano i miei amici cominciano a scendere dalle scalinate anche le loro gambe hanno bisogno di muoversi al ritmo di Homogenic. Contemporaneamente Bjork chiede al pubblico: CAN YOU DANCE? Mi guardo intorno, vedo sugli spalti la gente ferma, piano piano si incomincia a popolare il parterre di piedi scalpitanti, ma gran parte del resto delle persone, perfino i fortunati con il bigliettonone da 1600 yuan, si muovono ben poco. Il concerto va avanti e coinvolge sempre più persone, io canto a voce alta parole sconnesse in inglese, ringraziando Tania che mi ha anticipato i soldi del viaggio e del biglietto, ho fatto benissimo ad arrivare fino a SH. Bjork energica come al solito, corre e salta con suo fare da bambina perenne, con una grande gonna colorata gioca con la voce. La band di fiati la segue, chi si occupa della parte elettronica anche, Marc Bell da il suo meglio, io sempre più felice di vedere anche il suo show.
Arriva la presupposta ultima canzone, Bjork esce, finalmente i piedi del pubblico cominciano a richiamarla sul palco, arriva dopo due minuti di applausi. Una canzone finisce e lei anticipa "Another more song". Ecco l'inizio di DECLARE INDIPENDENCE, a posteriori saprò come si intitola, per il momento mi faccio trasportare dal ritmo e dalla prima parola: JUSTICE. poi via via con il testo, guardo un po' sorpresa Henya, cerco conferma di quello che sto ascoltando. Una traccia indubbiamente piena di vigore, quelle due parole messe lì in mezzo tra "don't let them do that to you" che possono sembrare un po' "too bad, too bad", invece no. Dice proprio TIBET TIBET.
Applausi finali di tutti quanti. (sospetto non abbiano capito il testo.)
Questo è ciò che è successo, quello che ho sentito.
Presupposto mio personale, chuinque è libero di esprimersi. Non voglio cominciare la solita discussione sul ruolo del Tibet e quello del governo cinese. Ma vorrei segnalare un po' di commenti letti qua e là sui blog. Ad adesso quasi 17.000 persone hanno digitato sul google.cn le due parole Bjork e Xizang (Tibet). Direi parecchie, anche perchè aumentano di minuto in minuto.
Opinioni personali si trovano un po' ovunque nella rete, su Tianya un forum piuttosto visitato si dice:
* Ha avuto un bel coraggio! Ma penso che in futuro non potrà più ritornare in Cina.
Poi gli occidentali hanno capito e il risultato è che hanno visto parecchi cinesi che ancora ballavano, davvero da morire dalle risate!
* La maggior parte di qu*esti artisti sono tutti arrabbiati, fottiamocene!
* Dovrebbero essere severamente puniti gli organizzatori del concerto, e far sì che questi deficenti non invitino a cavolo questa spazzatura!
* Quando il concerto è finito se ne è andata immediatamente, scomparsa alla velocità della luce, sembrava che fosse tutto preparato. Oltretutto quella canzone non era inserita nella lista, ha organizzato tutto alla fine, tutto premeditato. Se questa volta ha avuto tutto questo effetto, poi tutti quelli che come lei hanno avuto la stessa tendenza, ad esempio i Radiohead, non vorrano fare neanche mezzo passo in Cina. Lei può benissimo avere il suo parere politico, ma in un concerto, facendosi forte della barriera linguistica, non può prendere in giro tutta la gente....
* Questo è troppo, è una cazzona!
* Bjork ha partecipato al concerto per il tibet libero, a noi non importa tanto è straniera, non ha ricevuto un'educazione di partito, con noi non c'entra nulla, ma questo modo di ingannare le persone fa davvero incazzare!
* Prima della liberazione in Tibet c'era un sistema schiavista, questi cazzo di stranieri non sanno una minchia!
* (riferimento al post sopra) Ti hanno fatto un perfetto lavaggio del cervello. Sai che cosa vuol dire schiavitù? Hai idea del concetto di schiavo? Vai a conoscere il Tibet e poi ne riparliamo!
I commenti precedono anche su altri forum, alcuni mettono in evidenza la nazionalità della bella 43enne. Islandese, quindi figlia di una delle più vecchie democrazie d'europa. Ha conquistato l'indipendenza nel 1944.
Insomma almeno sul web abbondano i commenti di rabbia, ma soprattutto per essere stati presi in giro, dillo in cinese e vedi quello che ti succede, questo è il concetto. Altri affermano che associare conzoni e politica è ridicolo (lo leggesse Guccini..), altri ancora pensano che noi stranieri dovremmo farci i fatti nostri e smettere di mettere bocca sui problemi altrui.
A questo punto non posso che concludere che il partito non ha nulla da temere, davvero una nazione pronta ad ubbidire.



