Gara di traduzione
Il post precedente era dedicato ad alcuni documentari che mi hanno particolarmente colpito. Mentre scrivevo il titolo in cinese di uno dei due, precisamente 好死不如赖活 hao si bu ru lai huo, (tradotto in inglese "Live is better than die"), mi sono soffermata più volte a pensare ad una traduzione adeguata al titolo di questo lungometraggio. La traduzione in inglese manca di significato, non è corretta.
Allora, invito i sinologi o pseudo-sinologi a trovare una traduzione adeguata in italiano. Il vincitore sarà deciso da una esperta fanciulla italo-cinese e il premio è ancora da decidere :)
Documentari
Link
Indispensabile avere qualche link interessante che parli di Cina. Di siti e-o di blog ce ne sono parecchi , molti dei quali ovviamente in inglese.
1. danwei.org
Sito con esperienza pluriennale nei media e in tutti i mezzi di informazione in Cina. L'unità di lavoro è formata da un teem multiculturale, forse il più azzeccato che abbia mai visto: sud africa, italia, svezia, cina e altri. Ottimo specchio su quello che avviene nella mainland.
2. dongnanxibei
Più che un sito che parla di Cina, offre articoli, presi da blog, giornali, websites. Interessante e approfondito non solo per quanto riguarda la terra di mezzo.
Blog di questo, scrittore, giornalista e umorista. Un bel bloghetto su esperienza personali e non. Ci sono anche una marea di link per altri blog.
enjoy it.
Che tempo fa?
Le sospirate vacanze per la festa di inizio anno sono cominciate da tempo e io sono ancora a Pechino. Sembra assurdo ma non si riesca a partire da questa città. La mia meta è anche una delle più battute, vorrei riuscire a ritornare nella provincia dell'Hubei che per tutto l'anno scorso mi ha ospitato. Ma stavolta il viaggio sarebbe per andare a casa della famiglia di Maidian, in campagna. Respirare per un attimo il freddo umido del clima senza riscaldamneti che fanno seccare la pelle, guardare con i mei occhi cosa si fa davvero nella lontana campagna cinese, distante mille migiaia di miglia da Pechino.
Invece, questo è l'inverno più rigido degli ultimi 50 anni nella Cina del sud ovest. Nevica ormai da giorni interi in città dove non nevica praticamente mai. Il fatto ad aggravare la situazione che ci sono i milioni di persone in partenza o in arrivo da tutte le parti della nazione, la stazione di Canton è ormai affollata da più di 600.000 persone, bloccate, non riescono a partire, cercano di restituire il biglietto per poter ritronare a casa, intanto continua a nevicare. Wuhan anche piena di neve e colma di giornalisti che intervistano questo e quello delle ferrovie dello stato cinesi, in modo che faccia chiarezza sulla situazione. La provincia dell'Hunan è in panne con l'energia elettrica. Da Changsha a Zhengzhou si impiegano 12 ore. Il presidente Wen Jiabao in persona si è avventurato tra treni e stazioni. Ma c'è poco da fare, tutti sperano che il maltempo finisca ed anche questa strana Chunjie.
Vabbè, io intanto me ne sto al calduccio a Pechino, stasera concerto di Xiao He.
Idali zhengfu
Non sono stata invitata come Francesco Sisci alla festa del Ministero degli Affari Esteri cinese, ma sono felice che un giornalista come Sisci scriva di Cina e ne scriva soprattutto a quel modo, un po' lecchina questa affermazione, ma sul serio è un giornalista con occhio acuto e mente da conoscitore della Cina, con umorismo sopraffino mentre parla di Italia.
Ma in effetti, vai a spiegare ad un cinese com'è fatta l'italia. Tutto quello che c'è oltre allo stereotipo italiano, del bel ragazzo, la moda, la pizza e la mafia. Anche per me è un paese inspiegabile, vecchio e al collasso. Ma chissà per quale stranissima ragione ancora non affonda, mi chiedo come fanno tutti i miei connazionali a non farsi venire il fegato verde o nero, o come si dice, nel vedere un popolo di immigranti, inventori, creativi e mascalzoni, nel senso intelligente del termine, a lasciarsi scivolare via così il paese dalle proprie mani. Il potere decisionale, la forza che dovrebbe detenere il popolo non per manifestare ancora e ancora senza fine, ma per proporre un cambiamento, che sia uno scrollone che butti via il vecchio, che sia un atto degno, che sia un rimpianto di un'etica persa.
Questa mattina un mio amico mi sveglia chiedendomi "Ma è vero che è il 61esimo governo che cambiate?".
Il biglietto
Mi hanno detto che ci sono molti racconti cinesi sul treno, sulla folla e sull'umanità che si trova in tutti i diversi scompartimenti. Indubbiamente è un ambiente che affascina, da un certo punto di vista, che soffoca da un altro. Sono viaggi lunghi quelli che si fanno in Cina, si arriva anche a tre giorni di treno, da una provincia ad un'altra, io personalmente ho sperimentato parecchie volte i miei soliti 1200 kilometri in una notte. Treno Z11 Pechino-Wuhan. Oggi invece vista la Chunjie (inizio del nuovo anno cinese) sono andata con Maidian alla ricerca di tre biglietti per il sud della Cina.
La stazione, seguiamo il cartello che ci indica l'entrata tra labirinti di passaggi messi appositamente delle forze dell'ordine per non far ammassare le persone tutte insieme. Precauzione leggittima ma poco utile. Entriamo e su una ventina di sportelli che vendono bigliatti centinaia di persone in fila. Non c'è nulla da fare aspettare le fatidiche 19.00, sono solo le 16.30. Alle sette infatti gli sportelli potranno vendere il biglietto del 4 febbraio quello che io e Maidian vorremmo agguantare. Il biglietto del treno in Cina, durante la chunjie è qualcosa di raro e difficilissimo da avere, o hai le solite guanxi, ossia conosci qualcuno che te lo procura, o provieni da una futtuta città nel nord a meno 30 gradi dove nessuno vuole andare, oppure il biglietto è introvabile. Per il capodanno una settimana sola di vacanza e 1 miliardo e quattrocento milioni di cinesi si muovono contemporaneamente per raggiungere la propria famiglia. Un viaggio unico, intanto perchè i cinesi hanno pochissime vacanze, quindi se lavori a 2.000 km da casa, non puoi praticamente mai rimettere piede sulla porta natia, se non per il fatidico stop di fine anno lunare. Poi perchè da non cinese, da italiana a cui piace viaggiare in macchina, con la radio ad alto volume e cantare ad un volume ancora più alto, sono assolutamente imrpessionata dalla vita del treno, dalla folla, dai fangbian mian (pasta liofilizzata in zuppa), dai tantissimi bruscolini di coliri diversi e sapori. insomma un'esperienza che per chi viaggia in Cina non può non fare. Vabbè, dove ero rimasta, dunque, la stazione è affollata di gente comune, di chi non può permettersi un'aereo, di studenti, che fanno di tutto, anche forse svogliatamente, per mangiare a casa dei proprio i primi jiaozi dell'anno. le persone che mi sono accanto non smettono di osservare il tabellone che annuncia quali sono le destinazioni per cui ancora si può trovare qualche biglietto o meno. Io non mi faccio prendere dal panico, anche se so che probabilmente mi toccheranno più di 18 ore in piedi, prima di raggiungere il famoso sud. Infatti i biglietti più cari, la cuccetta dura è la prima a finire, poi a seguito, sedili mordibi e duri e come ultimo ultimo ultimo, in piedi, senza posto, devi anche pagare per una notte di inferno. La fila è interminabile e la venditrice di biglietti una bastarda, si alza, mangia, chiacchiera, mentre dietro quel vetro occhi e mani non fanno che chiedere, se c'è posto per *** ?
Vabbè, il tutto si è concluso. Non abbiamo trovato il biglietto, proveremo tra 3 giorni.
Labirinto tutto mio
China Visa
Il discorso di moda, la domanda del momento fra i tavoli di noi laowai a cena, è sicuramente "Come hai fatto a fare il visto?" Sembra infatti che tutte le pratiche siano diventate un po' più complesse, sia per via delle olimpiadi ormai alle porte, sia per una politica di controllo che sta piano piano andando avanti da un po' di tempo. Con ciò non voglio dire che ottenere in visto per la Cina sia complesso, specialmente per i turisti e gli studenti, è semplice ed economico come al solito. Il problema si pone per chi lavora senza contratto, per chi sta cercando un lavoro, per chi fa tutto per vivere, ma ufficialmente non fa nulla...per tutti quindi la soluzione è affidarsi ad una agenzia, occhio ai prezzi, ci sono posti che ci marciano sul serio dove applicano delle commissioni altissime. (ma come disse un saggio a cena, finchè c'è gente che paga). L'altra soluzione è andare a fare un viaggetto ad Hongkong, in un giorno visto pronto per rientrare nella madre patria Cina, quella vera, ma anche qui, anzi lì, bisogna stare attenti a dove si va. Visti di 3 mesi che costano come quelli di un anno, insomma un po' di chiarezza, no?
Ho cercato e sul sito del Beijing Municipal Public Security Bureau ci sono un po' di informazioni (in cinese) sui visti per noi alieni.
Per ora questo, per la versione in inglese, la devo cercare.
Plastic bag banned
Notizia un po' vecchia, ma in Cina continua a risuonare, non solo nei telegiornali o sulla carta stampata, ma nella mia giornata personale. Ieri compro un dvd, per la precisione Persepolis e il venditore me lo porge. Io, automaticamente, ripeto la solita frase "Non mi serve la busta, grazie" e il signore risponde, "E' già, proteggiamo l'ambiente!". Esco dalla porta e mi improvvisamente mi torna in mente che proprio ieri la Xinhua ha riportato una notizia interessante, trasmessa a granvoce dai telegiornali locali: dal primo giugno del 2008 è vietata la produzione delle buste di plastica con lo spessore inferiore ad una certa misura e che tutte le altre buste saranno disponibili ma solo a pagamento. Quindi niente buste di plastica gratis, niente sacchetti di varie forme dimensioni e colori, niente più petrolio liquido di diversa specie.
In effetti in Cina utilizzano sacchetti per tutto, del tipo, compri un'arancia ti danno un micro sacchetto per l'arancia. Di solito nel classico supermercato, dopo aver pagato distribuiscono in varie buste di plasticaccia, appunto, verdure con verdure, frutta con frutta, articoli per la casa con i loro simili. Capisco il logico accostamento, ma mi ritrovo piena di bustacce da riutilizzare.
Quindi, bravi i cinesi.
Alla ricerca di demoni e dei
L'inquietudine, ma anche la felicità, mi portano a volte a cercare posti e luoghi protetti, protetti dalle immagini svavillanti del compracompra generale. In Cina, ora patria di questo strano capitalismo o socialismo alla cinese, è davvero difficile trovare un luogo in cui una qualsivoglia sacralità ci fa abbassare la testa e stare in silenzio, per paura che l'eco o il suono della propria voce possa rompere qualcosa. A volte ho bisogno di percepire fortemente che noi esseri umani siamo solo una piccola parte di ciò che ci sta attorno e che il cielo e il mare continuano ad essere immensi. Qui a Pechino, dove l'uomo sa fare meraviglie e non, la percezione di una sorta di complementarità tra noi e il resto è carente, l'uomo è il costruttore, le case subiscono la forza della sua mano e la terra ospita. Apparentemente. Il comunismo negli anni ha azzerato la religione, con tutto il sistema della gerarchia ecclesiastica e la ricchezza immensa dei monaci, ma ha anche mutilato, o cercato di appiattire (più o meno) le credenze, le pratiche divinatorie, le superstizioni o i credi, a mio parere quello che caratterizza un popolo, la linfa dell'animo. Quindi, nei miei momenti, quelli solo per me, vado alla ricerca di demoni e dei. Cerco un posto dove mi ritrovo a camminare lenta, dove per entrare nelle sale delle immagini degli immortali o degli dei o dei santi, devo sollevare prima un piede e poi un altro. L'odore di incenso è prepotente, mi sento finalmente lontana dalla Cina costruita, sono adesso in una Cina passata. I monaci sono un po' ovunque, dormono in stanze piccole, le cui finestre sono coperte da lunghi teli di giunco. Un monaco anziano dalla tonaca gialla, è in una parte distante del tempio e medita in silenzio, io passeggio a distanza per non disturbarlo, ma contemporaneamente non tolgo lo sguardo dal suo corpo.
Il tempio è un tempio taiosta, il (Tempio della Nuvola Bianca) Baiyun si 白云寺, non molto lontano dalla stazione ovest di Pechino, dove il mio autobus preferito l'823 ha una piccola fermata. 10 yuan l'ingresso con la mia tessera studenti. Il tempio, in teoria ha una lunga storia, dalla sua nascita durante la dinastia Tang, alla distruzione nel 1200 circa a causa di un incendio, poi l'invasione comunista dei templi, la distruzione di nuovo e di nuovo la ricostruzione. Insomma un luogo vissuto, dove fortunatamente ancora ci sono residui di filosofie antiche e religioni. Il taoismo.
Per chi volesse leggere qualcosa scritto bene da un ottimo studioso ecco qui. Per tutti gli altri consiglio una passeggiata, magari con il sole ad uno dei templi della città.
In Tv
Ieri sera ero intenta a scrivere caratteri su caratteri e a fissare qualche struttura grammaticale in più, la televisione faceva da sottofondo. Ogni tanto alzavo lo sguardo e di nuvo zapping per cercare qualcosa di più orecchiabile, un telegiornale sarebbe andato benissimo, di certo il telequiz cinese me lo risparmio, piuttosto la telenovela ambientata nell'epoca Ming, comunque cambio canale ecco CCTV 1. La prima rete della rai cinese sta trasmettendo un programma su Confucio.
Mi metto in ascolto, c'è un vero e proprio dibattito, con ragazzi delle elementari, medie e superiori, studenti universitari, docenti e esperti del Maestro, 孔子 Kong Zi. Una discussione appassionata e libera, con le facce rosse dei partecipanti, sia per i riflettori televisivi ma anche forse per l'imbarazzo. Il pubblico, vivacemente, chiedeva la parola per esprimere il proprio parere sui vari insegnamenti di Confucio, sulla loro accordanza con il mondo e con l'educazione di oggi. Un ragazzo in barba ai professoroni ha ammesso, con volto disarmante, che lo studio del filosofo è noioso e (per lui) inutile, un altro ragazzo, un po' più grande di età, cercava di fargli capire l'importanza di leggere le parole del Maestro e di farle proprie, mentre il docente ascoltava con un sorrisetto malizioso.
In tutto il dibattito chi spunta tra il pubblico? Un mio caro amico, di cui segnalo il blog, originale e assolutamente molto divertente danielemassaccesi.blogspot.com, vi consiglio di seguirlo soprattutto nel suo prossimo viaggio in India. (se siete in Cina il blogspot è bloccato, arrivateci con dei proxy)
(Buon viaggio Daniele, magari un giorno di facciamo un viaggetto insieme, magari nel Qinghai!)
Sieeb
Mi lamento spesso per quello che noi italiani organizziamo qui in Cina, spesso poco o nulla. Attorno a ma ci sono argentini, francesi, tedeschi che lavorano alla cctv, la rai cinese, in quanto i loro paesi hanno stretto accordi e progetti con la Cina da molto tempo. Noi italiani rimaniamo sempre troppo indietro. Quindi quando ho scoperto il SIEEB sono stata molto felice.
Sieeb, l'acronimo per Sino Italian Energy Efficient Building. E' un edificio della prestigiosa università Tsinghua di Pechino nato dalla collaborazione del Ministero dell'Ambiente e del Territorio italiano e il Ministero delle Scienze e della Tecnologia cinese. Architetti italiani e cinesi hanno collaborato alla costruizione di questo edificio a basso impatto ecologico. Una gran quantità di pannelli fotovoltaici assicurano gran parte della produzione di energia dello stesso complesso mentre l'emissione di anidride carbonica è ai minimi livelli.
sullo scaffale
Il mondo del cinema mi fa venire l'allergia alla pelle, braccia e viso compreso.
Ma per provare a comprendere questo paese, gli scaffali del salotto sono pieni di film, di ogni genere. Tempo fa andavo frequentemente alla ricerca di film cinesi, non cercavo il regista alternativo, o il film indipendente o l'attore o attrice che ha vinto qualche premio in chissà quale paese al mondo, andavo piuttosto alla random-ricerca di qualcosa che mi mostrasse la cina vista da chi è cinese. Quindi sullo scaffale c'è di tutto dal film di partito, al regista che non osa, alle fiction degli anni 90 (mitiche!) e perchè no, adesso dopo un po' di tempo che vivo qui, mi sono resa conto che ci sono anche dei bei film che mi hanno tenuto attaccata allo schermo del pc, che mi hanno fatto ridere o mi hanno aiutato a vedere qualche cosa in più sul mondo che mi circonda. Oggi mettendo un po' in ordine (ci provo con tutta me stessa a mettere a posto la confusione constante) ho cercato di fare il punto della situazione film:
Uno dei film che mi ha fatto bene, perchè le commedie con del sano black humor le apprezzo davvero, fanno bene alla salute, mai prendersi troppo sul serio, vabbè. Il film in questione è 疯狂的石头 Fengkuang de shitou (crazy stone), diretto da 宁浩 Ning Hao. Dei sedicenti ladri cercano di rubare il Gioiello, il quale si alterna tra il vero e il falso, ma anche i ladri si alternano, un film veloce non proprio in mandarino perfetto, accento forte del sud azzarderei del Sichuan, sapendo di poter sbagliare.

Un altro film che detiene un posto nel mio scaffale è 绿帽子Lu Maozi di Liu Fendou 刘奋斗. Una commedia-tragedia, dove ci sono ladri e pistoleri affitti da gelosia cronica, con mancanza di fiducia in sè stessi.

Poi ce ne sono tanti altri, ma sto per uscire, un mio amico lascia Pechino e va festeggiato.
Ps. Liu fendou è quello di 洗澡 Xizao (shower)
CD da non lasciare indietro
Per iniziare il nuovo anno come si deve dovrei buttare alcuni dei miei cd, o comunque dovrei metterli da parte. Lasciarli magari in un cassetto e tirarli fuori quando non possono piu' farmi male. Sì. alcuni cd possono farmi star male, il bello che con fare masochista me li porto dietro da anni, e magari li ascolto una volta o due all'anno. Il cd contiene suoni che contengono sospiri, risate e lacrime amare o felici, ma indubbiamente sono vivi nella loro rigida forma circolare.
Un cd che ho sotto gli occhi adesso, sul tavolino disordinato davanti al divano è un cd che invece per ora non vorrei mai lasciare in disparte, anche lui mi riporta a voci e esperienze passate, a nottate lunghe, ascoltato ad altissimo volume nella stanza mentre mi asciugo i capelli, o lasciato così di defalult nella stanza o casa, mentre esco. Questo cd contiene parole e suoni, la lingua è il cinese, ma ci sono anche parti di tracce, in lingue non proprio identificate, si spazia con la fantasia. Si sperimenta. E' un cd che mi continua a far battere il piede a tempo e a muovere la testa, sembra non voler cedere al tempo che passa e al mio strano rapporto con i cd, lui sopravvive a tutte le epurazioni.
Xiao He è il nome dell'artista che c'è scritto sul lato sinistro della copertina, ma senza volerne al fanciullo-uomo in questione, piu' che un disco fatto da una persona sola, è forte la sensazione che sia stato composto da un intero complesso, è immediato il senso di partecipazione comunque che se ne trae. Strumenti e ritmi dati da percussioni, chitarre, flauti e bassi, in piu' ci sono voci, diverse e perfino una fisarmonica, ma questo nell'ultima volta che l'ho visto in concerto.
Una sera affollata di gente, nel fumosissimo bar, nella piazza che piu' mi piace di Pechino, quella tra le due torri, tamburo e campana che si guardano. In mezzo il bar pieno come non mai, dove al centro del palco c'è Xiao He fatto di ego, il suo, che lo rende protagonista su una sedia di legno e un cappello grigio in testa a nascondere i suoi capelli brizzolati, fatto anche di autismo, nuovamente il suo, che si esprime con sguardi alla ricerca di un mondo che solo lui sa dov'è, e di vene del collo pulsanti. Intorno a lui i suoi compagni e amici (spero) che lo aiutano a contenersi, intorno chitarra, basso, batteria e percussioni, accanto la fisarmonica, lo indirizzano per non perdersi in quel mondo che è dentro il suo sguardo, ma ancora di più tutti loro partecipano ad una performace che è anche un gioco, un canto corale e non, un alternarsi di suoni e ritmi che può accadere solo se c'è condivisione. Il pubblico non riesce a trattenere risate e battute (sapessi bene il cinese..), partecipiamo tutti quanti, con battiti di mano e voci di incoraggiamento a continuare. Io continuo a battere il mio piede e a muovere la testa, ad un ritmo, però, tutto suo.



